Negli ultimi anni c’è stato un incremento considerevole a livello globale nella richiesta di ritocchi di chirurgia plastica, come confermano i dati dell’AICPE (Associazione Italiana di Chirurgia Estetica). Le novità più significative riguardano il tipo di trattamento estetico richiesto e soprattutto l’età dei pazienti – più bassa rispetto al passato – mentre i professionisti del settore esprimono preoccupazione per una tendenza fuori controllo e consigliano misure cautelari. Tra queste, la più valida rimane il ricorso alla psicologia, ma è importante imparare a riconoscere i segnali di chi chiede un aiuto silenzioso.

Il ricorso ai ritocchi estetici

Se si tralascia la flessione causata dal periodo della pandemia, le richieste sono in aumento. Come riporta la testata digitale d’inchiesta LaRedazione.net, secondo gli ultimi numeri ufficiali rilasciati dal Codacons, la richiesta di chirurgia plastica tra il 2020 e 2021 è aumentata del 30%. Questo aumento è in maggioranza relativo a trattamenti non invasivi – si parla di 272 mila infiltrazioni di botox e 252 mila di filler – che possono essere eseguiti anche da dentisti, odontoiatri, dermatologi e medici di base, spiega l’associazione per la difesa dei diritti degli utenti e dei consumatori.

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In Italia sono 5 milioni le persone che, per migliorare il proprio aspetto fisico, hanno fatto ricorso alla chirurgia estetica o plastica negli ultimi due anni. Nel dettaglio, il 40,4% ha spiegato di aver voluto migliorare il proprio aspetto, il 28,7% di aver sentito il bisogno di correggere un difetto. Il 9,6% ha confessato di aver voluto ridurre i segni dell’invecchiamento e il 21,3% si è invece sottoposta ad un intervento dopo un incidente o malattia.

Chi sono i pazienti

Secondo i dati pervenuti, i clienti delle cliniche estetiche appartengono per lo più alla fascia età 18-34. Non è infrequente imbattersi oggi in giovani under 18 accompagnati dai genitori, racconta in un’intervista a Dire.it il professore presso la Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell’Università di Milano Daniele Spirito. Anche il professor Francesco Stagno d’Alcontres, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed estetica (SICPRE), ha confermato ne L’Espresso un diffuso stato di preoccupazione tra i professionisti del settore, che intravedono la necessità di un intervento a priori, anziché chirurgico, di terapia psicologica.

Spesso la decisione è frutto di un senso dinsicurezza, tendenzialmente amplificata dall’uso dei social media o episodi di bullismo. É importante cogliere nei soggetti più fragili manifestazioni importanti di disagio nei confronti del loro corpo e se necessario iniziare un percorso terapeutico con uno psichiatra, prima di incorrere nel rischio di vederli sviluppare una vera e propria forma di dipendenza dalla chirurgia plastica.

Prevenire i rischi della chirurgia plastica inflazionata

Sicuramente è da ascrivere ai social media una qualche forma di distorsione percettiva del sé. Tra filtri, Photoshop e l’ossessione dello scatto perfetto si può incorrere in una progressiva perdita di aderenza alla realtà. É necessario educare i più giovani a non cadere nell’inganno di immagini manipolate (che siano sui social o su riviste patinate) espressione di una bellezza storpiata e lontanissima dal reale. Per esempio, cercare di sensibilizzarli anche sull’ossessione per i selfie: possono indurre a dismorfismi poiché rappresentano volti alterati, deformati dalla vicinanza ridotta all’obiettivo della fotocamera. Ma con la giusta sensibilizzazione, e l’adeguata prevenzione in tal senso, è possibile limitare il problema educando i più giovani a vedersi per quello che sono.

Non è un caso che proprio il selfie sia stato catalogato dall’Apa (Associazione Americana di Psichiatria) come nuova forma di disturbo mentale. Dato che spesso dietro fenomeni narcisistici (come la pratica quotidiana del selfie) non si nasconde altro che un desiderio di essere notati, si rivela vitale osservare ed essere ricettivi nei confronti di queste forme di richieste d’aiuto silenziose, per aiutarli a non scegliere soluzioni drastiche e non risolutive.

Nonostante le possibilità e infinite soluzioni anche positive proposte oggi dalle pratiche estetiche, è importante continuare a vigilare sul senso della propria identità. Ed è importante aiutare le persone più giovani, ma in generale le più sensibili, a non cadere nella trappola della sbagliata percezione di sé e dell’altro: il ricorso alla psicologia, libri sull’accettazione del proprio corpo (come “Brutta. Storia di un corpo come tanti di Giulia Blasi o Oltre lo shaming. Instagram e la body positivity di Cristina Todaro) e l’adeguato supporto dalla propria rete familiare sono essenziali per prevenire i rischi di un uso sbagliato (o dell’abuso) della chirurgia estetica.

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Virginia Allegra Donnini

Con un background di studi ed esperienze lavorative a cavallo tra economia, marketing e moda scrivo di tendenze, pop culture, lifestyle. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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