Aggiunto all’Oxford English Dictionary nel 2013, il significato di FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out (letteralmente “paura di restare fuori”) è noto fra i giovanissimi e non solo. Il fenomeno, inizialmente identificato con il desiderio degli adolescenti di non essere esclusi dalle attività svolte dai coetanei, con il tempo ha trovato espressione in diversi contesti: dai social media al trading finanziario, dai viaggi al mondo lavorativo.

Coloro che lo sperimentano sarebbero accumunati dalla costante preoccupazione di essere “tagliati fuori” da occasioni, incontri o esperienze. Diversi studi hanno identificato i fattori antropologici alla base della FOMO e le strategie per raggiungere, al contrario, la JOMO (Joy of Missing Out), ovvero il senso di libertà nel non essere sempre presenti.

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La paura di “restare fuori” dai social media 

I social media sono uno strumento indispensabile per consentire alle persone di connettersi fra loro in tempo reale. In molti casi però, la frenesia nel rimanere continuamente aggiornati su eventi, attività e opportunità ha condotto a un vero e proprio controllo compulsivo dei social, tale da interferire con le regolari attività quotidiane. Qualora costretti a rimanere temporaneamente offline, molti utenti arrivano a sperimentare ansia, stress, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.

Secondo gli studiosi, i fattori principali associati a questa dipendenza digitale sarebbero: la pressione sociale di conformarsi a specifiche norme, la necessità di riconoscimento sociale, oltre che scarsa autostima e un senso di insoddisfazione di vita personale. Il loop dell’insoddisfazione, però, si autoalimenterebbe confrontando la propria vita a quella mostrata dagli altri sulle piattaforme social

Secondo uno studio della Bournemouth University si può comprendere il significato di FOMO relativo al mondo dei social attraverso una classificazione in cinque categorie:
  1. se disattesa, l’aspettativa di ricevere numerose interazioni sui social (commenti, likes, etc.) definirebbe il timore di non sentirsi sufficientemente popolari o interessanti;
  2. l’impossibilità temporanea nell’uso dei social condurrebbe alla paura di perdere proposte che richiedono risposte tempestive;
  3. il senso d’obbligo al partecipare alle chat di gruppo porterebbe alla preoccupazione di non leggere comunicazioni importanti o di non garantirsi future interazioni con gli altri utenti;
  4. le interazioni senza vincoli temporali incrementerebbero la pressione nel rimanere online per evitare di dare l’impressione di non essere interessati all’opinione altrui;
  5. in presenza di eventi sociali online si sperimenterebbe la necessità di non perdere opportunità legate al senso di appartenenza.

Le numerose sfaccettature della FOMO 

Oltre al caso più comune dei social, la FOMO si contestualizza in diversi settori. Nel trading finanziario, molti investitori avrebbero affermato di percepire di più l’ansia di perdere un’occasione di investimento piuttosto che il proprio denaro. Il trading, come anche il fast fashion, si basano sul marketing che fa leva sul senso di scarsità e di urgenza attraverso offerte a tempo limitato.

La FOMO ha dato anche il via al fenomeno del revenge travel, ovvero la grande spinta da parte degli italiani a non perdersi ulteriori occasioni di viaggi all’estero a seguito delle rinunce effettuate durante la pandemia. 

Parente della FOMO è la Fear of Better Options (FOBO)cioè la “paura di opzioni migliori”, che allungherebbe i processi decisionali nel timore di prendere decisioni sbagliate. La FOBO è interconnessa al significato di FOMO soprattutto nell’ambito professionale. Infatti, molti avrebbero avuto a che fare con la preoccupazione nella scelta della carriera o, all’interno della propria realtà lavorativa, con il senso di irrequietezza associato all’inseguire promozioni o mansioni di prestigio, sacrificando così il tempo dedicato alla vita personale.

Sostituire la paura con la “gioia di restare fuori”

Il sollievo dettato dal non presenziare ad alcuni eventi ricade sotto l’acronimo di JOMO (Joy of Missing Out). Secondo gli studi, il piacere della disconnessione dalla vita sociale si manifesterebbe più negli introversi che negli estroversi e, in generale, in coloro che godono di buona autostima ed elevata soddisfazione di vita. Chi sperimenta la JOMO ritiene che le relazioni interpersonali non richiedono l’uso eccessivo delle piattaforme social, ma sfrutta il tempo in solitudine per coltivare la riflessione e l’introspezione.

Per uscire dal circolo vizioso della FOMO, il primo passo è riconoscerla:

  • non paragonarsi agli altri ma focalizzarsi su se stessi e sulle proprie priorità;
  • praticare la mindfulness, ovvero la consapevolezza del “qui e ora” per interrompere il flusso di pensieri intrusivi;
  • prendersi una pausa dai social, rivalutando i piccoli piaceri del tempo di qualità con se stessi;
  • praticare la gratitudine, concentrandosi sugli elementi della vita per cui si è soddisfatti.

Se il social sharing in alcune situazioni può essere risorsa, in altre può alimentare la FOMO in tutto il suo significato. La narrazione di una quotidianità edulcorata attraverso piattaforme digitali può essere un esperimento antropologico gradevole, purché non si dimentichi che la vita vera è altrove. 

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Giulia Polito

Mi piace considerarmi una persona multipotenziale: sto seguendo una carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo fermamente nel potere della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce e mi appassiona, soprattutto legato a società, cognitive skills e questioni di genere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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