Negli ultimi tempi l’industria globale delle bevande analcoliche è in crescita. La tendenza NoLo“, acronimo di No/Low Alcol, è più di una semplice moda passeggera e continuerà a crescere man mano che sempre più persone cercheranno opzioni analcoliche.

Inizialmente, le bevande analcoliche erano usate come alternativa per ridurre l’abuso di alcol, in particolare tra i giovani. Questo fenomeno, noto come Binge Drinking (abbuffata alcolica), comporta il consumo di grandi quantità di alcol fuori dai pasti con lo scopo di ubriacarsi rapidamente. Alcuni Paesi hanno introdotto delle linee guida per limitare il consumo di alcol e informare le persone sui rischi di un consumo eccessivo di alcol. Di conseguenza, molti bar e locali hanno inserito nei loro menù bevande con poco o niente alcol.

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Perché il movimento “NoLo alcol” sta diventando sempre più popolare? 

Per offrire ai clienti la scelta se bere alcolici e non, molte aziende di birre o di liquori stanno investendo su prodotti nuovi che in qualche modo assomigliano a bevande alcoliche. Infatti, molte bevande analcoliche hanno il gusto, l’aspetto e, talvolta, il marchio di quelle alcoliche. Con l’introduzione di Heineken 0.0, Asahi Breweries (produttore della birra giapponese Asahi Super Dry) ha lanciato la sua prima birra analcolica Asahi Super Dry 0.0. Seguono questa tendenza analcolica anche i birrifici Athletic Brewing Company[1], produttore americano di birra analcolica artigianale, e Jump/Ship Brewing[2], produttore di birra con un grado alcolico inferiore allo 0,5%.

Nel prossimo decennio la tendenza NOLO Alcol crescerà. LIWSR prevede che il mercato delle bevande analcoliche supererà quello alcolico entro il 2027. Nel frattempo, secondo il Global Data (società di informazione per le grandi industrie del mondo specializzata in analisi dei dati e nelle previsioni per il futuro), il mercato dei prodotti analcolici raggiungerà un valore di 200 milioni di dollari entro il 2026[3].

I giovani cambiano abitudini verso le bevande analcoliche

La generazione Z è caratterizzata da un interesse per uno stile di vita più sobrio e curioso, optando per bevande più leggere e prive di alcol, come i mocktail (finti cocktail, preparati con limonata o acqua frizzante), motivo per cui sono chiamati la “generazione sobria”. L’espressione deriva dal termine inglese sober party, ovvero i party dove non è prevista la somministrazione di bevande alcoliche. Il fenomeno è nato in Svezia e si è diffuso in altre città, come Londra[4]. Il termine “sobrio curioso” è stato introdotto da Ruby Warrington nel libro del 2019, Sober Curious:

Essere sobri e curiosi significa, letteralmente, scegliere di mettere in discussione, o incuriosirsi, su ogni impulso, invito e aspettativa di bere, invece di assecondare sconsideratamente la cultura del bere dominante (Ruby Warrington) 

Giovani consapevoli: impatto sociale e ambientale

L’interesse dei giovani per le bevande analcoliche si inserisce in un contesto più ampio di consapevolezza di una vita più sostenibile. Le bevande analcoliche sono prodotti naturali e biologici, senza l’uso di additivi chimici, e vengono imballate secondo i programmi europei etichettati dal punto verde (Green Dot). Le associazioni che rappresentano il settore delle bevande analcoliche, Assobibe (a livello nazionale)  e Unesda (a livello europeo) si impegnano a promuovere iniziative, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale. Tali iniziative favoriscono scelte più salutari da parte dei consumatori, in particolare dei più giovani[5].

In conclusione, scegliere bevande analcoliche con le relative iniziative volte a ridurre l’impatto ambientale possono essere azioni significative che contribuiscono a uno stile di vita più sostenibile e a garantire un futuro migliore.

Fonti

[1] https://athleticbrewing.ca/pages/our-beer
[2] https://jumpship.beer/pages/how-we-brew
[3]https://www.globaldata.com/store/report/non-alcoholic-beverages-packaging-market-growth-analysis/
[4]https://joinclubsoda.com/ 
[5]
https://www.assobibe.it/ambiente/

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Giulia Mastrocicco

Sono Giulia Mastrocicco. Laureata in Giornalismo, Comunicazione editoriale e multimediale presso l'Università di Parma. Scrittrice del libro "Desiderio", pubblicato con la casa editrice, "RosaBianca Edizioni.

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