Nave Italia è un progetto fondato sulla terapia dell’avventura, finalizzato a migliorare la qualità di vita delle persone colpite da fragilità. Solitamente “avventura” è un termine che evoca divertimento, imprevisto, emozione, ma ci sono casi in cui può significare molto di più: una terapia tramite la quale chi soffre di patologie o disabilità può superare i propri limiti e sviluppare nuove competenze, favorendo la propria crescita personale.

L’iniziativa è promossa dalla Fondazione genovese “Tender to Nave Italia”, che ogni anno propone a persone con problemi cognitivi, malattie genetiche, disagio psichico e sociale percorsi riabilitativi a bordo di Nave Italia, il brigantino a vela più grande al mondo dotato di un equipaggio che conta ventuno militari professionisti.

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Nave Italia: l’avventura è la cura

Come riportato da uno studio condotto dall’Università di Canberra, la terapia dell’avventura, molto diffusa negli Stati Uniti ma ora presente anche nel Bel Paese, può aumentare l’autostima e la socialità, così come apportare benefici all’attenzione e ridurre lo stress. L’intervento, da svolgersi in gruppo, trova applicazione in attività come il campeggio, le escursioni e la navigazione in mare.

Se è ormai scientificamente acclarato che il rapporto con la natura apporti benefici significativi in termini psicofisici, questa terapia spinge a fare un passo in più: mettersi alla prova assumendosi rischi calcolati, cooperare con gli altri, superare paure e scoprire le proprie capacità.

Sulla base di questa filosofia la Fondazione Tender To Nave Italia offre a enti no profit, istituzioni e scuole con a carico persone disabili la possibilità di far trascorrere loro un periodo di navigazione su Nave Italia come membri di un vero equipaggio, dove ogni componente è importante.

Vita di bordo per sviluppare l’autostima

La vita sul veliero si divide tra attività fisica, terapia psicologica e pratiche marinaresche. Lo scopo è quello di promuovere relazioni interpersonali, emozioni condivise e autonomia, aspetti che favoriscono l’autostima, componente importante nella ristrutturazione della personalità in fasi di vita rese difficili da disagio e malattia.

Vivere come marinai significa lavorare fianco a fianco, imparando a condividere anche piccoli spazi e impegnandosi in varie attività. Ci si cimenta nella manovra delle vele, utile a sviluppare lo spirito di squadra, si assume il controllo del timone affiancati da marinai professionisti per acquisire sicurezza, si scala l’albero di trinchetto per sfidare se stessi e conoscersi più in profondità. Durante la navigazione ogni membro annota le proprie sensazioni e quanto appreso per cercare di integrarlo successivamente nella vita quotidiana, mettendo in campo nuove risorse.

Nave Italia, risultati di un percorso che rende più forti

I percorsi terapeutici a bordo del brigantino sembrano dare risultati positivi. Volendo citare un caso concreto, nel 2021 Nave Italia ha ospitato ragazzi preadolescenti colpiti da diabete per insegnare loro come gestire autonomamente la malattia. Mantenere sotto controllo l’emoglobina glicosata è infatti necessario per evitare di sviluppare danni ai reni e al sistema cardiovascolare, ma farlo senza il sostegno genitoriale coniugando dieta, esercizio fisico, controlli pungidito e iniezioni di insulina non è semplice.

Sull’imbarcazione è stata così messa in atto una didattica innovativa, che ha visto mescolarsi l’insegnamento sul controllo del diabete con la vita marinaresca, e i risultati parlano chiaro: al termine del progetto i ragazzi hanno risposto a dei questionari, dai quali è emerso come tutti avessero migliorato la propria conoscenza sulla gestione della malattia, nonché aumentato la fiducia nelle proprie capacità. Il metodo Nave Italia è dunque un viaggio nella natura per mostrare a chi è fragile che così fragile, in fondo, non è.

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Carlotta Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni. Questo interesse si è poi veicolato verso la dimensione morale, portandomi a cercare di analizzare le questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Vorrei fornire un’informazione capace di abbracciare questi temi prospettando anche soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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