I neuroni specchio sono cellule nervose di tipo neuronale che si attivano sia quando si compiono delle azioni motorie, sia quando si osservano le stesse azioni compiute da qualcun altro. Questo vuol dire che se ci capita di vedere, per esempio, in una pubblicità di passaggio qualcuno con un’espressione di disgusto, automaticamente nel nostro cervello si attivano gli stessi neuroni di quell’espressione.

La consapevolezza di tale conoscenza che ruolo ha se si pratica una comunicazione più mirata? Sicuramente il mondo della pubblicità e del marketing hanno capito da tempo come sfruttarla, ma nella vita di tutti i giorni che vantaggi può dare?

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Il potere dei neuroni a specchio

I neuroni specchio sono stati individuati dall’italiano Giacomo Rizzolatti, tra gli anni ’80 e ’90, a seguito di una ricerca sui macachi. Il neuroscienziato scoprì che determinate cellule neuronali, localizzate nei lobi frontali anteriori poi chiamate “specchio”, si attivavano sia quando la scimmia compiva l’azione sia quando la stessa la osservava compiuta da altri. Diventando successivamente materiale di studio, tale dinamica venne poi declinata su altri ambiti della comunicazione.
pexels-neuroni specchio.

Neuroni specchio (Pexels)

Abbiamo dei neuroni quindi che accolgono il punto di vista dell’altro spostandoci sul campo dell’ empatia, parola coniata dal filosofo tedesco Robert Vischer (1847-1933), che inizialmente voleva, con questo termine, indicare il concetto di immedesimazione.

Se facciamo un salto in avanti vediamo come questo potere viene sfruttato nel linguaggio pubblicitario, nel marketing o ancora nel neuromarketing, traghettando le emozioni del consumatore, per esempio, in una persuasione intenzionale mirata alla vendita. Capire determinate dinamiche fa sì che si possano individuare tecniche ammalianti utilizzate a vantaggio di chi le sa manipolare portando così reazioni prevedibili da parte dell’interlocutore. Quando guardiamo un film emozionante a casa o al cinema quasi sentiamo quel sentimento dentro di noi, cadendo nella tela dell’immedesimazione, percepiamo quell’emozione non nostra come se la vivessimo in prima persona. Ecco come questa popolazione di neuroni presidia la nostra empatia.

Influenzare positivamente grazie i neuroni specchio

Si sa, quando  uno sbadiglia automaticamente si parte a catena a sbadigliare. Questo vale anche quando uno sorride. Lo spiegano bene i ricercatori dell’Univerità del Wisconsin argomentando la questione sulla base di una simulazione automatica sensomotoria che riconosce a livello neurologico le emozioni altrui.

I neuroni specchio, dunque, ci spiegano il perché lavorare con una persona sempre col volto crucciato ci intristisce oppure avere accanto un compagno sempre allegro e sorridente ci fa essere più produttivi. Come diceva lo psicologo Paul Watzlawick “Non è possibile non influenzare. È dunque assurdo chiedersi come evitare l’influenza e la manipolazione, rimane solo da decidere come questa legge possa essere usata nel modo più responsabile, umano, eticamente corretto”.

Essere una persona positiva attrae positività

Dunque se la scoperta dei neuroni specchio può essere utile alla comunicazione, certamente può far giungere alla conclusione che se siamo coscienti dell’influenza che possiamo avere sugli altri allora è nostra anche la decisione del mondo che vogliamo che ci circondi.

Siamo esseri inseriti in un contesto sociale in cui le interazioni si mischiano in termini di scambio di energie che possono essere sia positive che negative. La risata di un bambino, il racconto di un amico simpatico, il cane che ci scodinzola quando torniamo a casa scatenano inevitabilmente quelle reazioni automatiche di benessere.

Neuroni specchio_pexels

Neuroni specchio_pexels

La positività nell’ambiente che ci circonda, a volte, può quindi celarsi dietro il proprio atteggiamento. Circondarsi di gente positiva è necessario per la propria sopravvivenza ma nel caso non ci riuscissimo si può sempre essere i primi ad influenzare gli altri. Sapere che i neuroni specchio in questo ci possono dare una mano può invogliare l’utilizzo di questo effetto mirror agevolando un contesto sicuramente più piacevole per tutti.

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Laura Corona

Aspirante giornalista laureata in Lettere. Scrivo di Cultura e Lifestyle collaborando con BuoneNotizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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