L’intelligenza emotiva è una soft skill destinata a diventare molto importante in campo lavorativo. L’istituto McKinsey ha recentemente prodotto un report incentrato sulle competenze di cui le aziende avranno maggiormente bisogno in futuro, sia in Europa che negli Stati Uniti. Secondo questa ricerca, entro il 2030, la progressiva implementazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro produrrà notevoli cambiamenti, sia in termini di mansioni che di competenze.
Tra queste ultime, l’intelligenza emotiva assumerà un ruolo di primo piano: se è vero che l’intelligenza artificiale potrà sostituirsi all’uomo in occupazioni manuali o basate su abilità cognitive di base, lo stesso non vale per questa forma di ingegno, che ad oggi rimane ancora una prerogativa esclusivamente umana.
McKinsey: più IA, ma anche più empatia
L’intelligenza emotiva è la capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni, entrare in empatia con gli altri comprendendone le necessità, motivandoli e aiutandoli a sviluppare il proprio potenziale. In ambito lavorativo questa forma intellettiva favorisce l’autocontrollo, la gestione dello stress e aiuta a diventare leader di successo, capaci di influenzare positivamente le persone promuovendo il lavoro di squadra.
L’aspetto positivo è che tale intelligenza non è solo un dono di natura, ma può essere sviluppata. Su questa scorta Marc Brackett, psicologo e direttore del Yale Center for Emotional Intelligence, ha creato un modello per consentire a chiunque di accrescerla, aspetto cruciale soprattutto in vista delle future trasformazioni nella realtà produttiva.
Entro il 2030 la domanda di occupazione in ambiti come la produzione alimentare, la vendita e il supporto ai clienti diminuirà di un terzo, grazie alla capacità dei sistemi automatizzati di sostituirsi ai lavoratori in attività caratterizzate da ripetitività, raccolta dati ed elaborazione.
Il maggior impiego dell’IA incrementerà la domanda di professioni legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e alla sicurezza informatica, ma tra il 2022 e il 2030 aumenterà dal 17 al 30% anche la richiesta di occupazioni pertinenti all’ambito sanitario e manageriale. Nello specifico, crescerà la richiesta di ruoli che necessitano di empatia, adattabilità e capacità comunicativa, caratteristiche proprie di chi possiede un buon livello di intelligenza emotiva. Questa competenza sarà, quindi, determinante per risultare più competitivi ed efficienti.
R.U.L.E.R: 5 passi per migliorare l’intelligenza emotiva
Il metodo ideato da Marc Brackett si chiama R.U.L.E.R e si articola attraverso cinque passi: riconoscere l’emozione, comprenderla, darle un nome, esprimerla e regolarla.
Riconoscere l’emozione significa identificare cosa si stia effettivamente provando, stabilendo il grado di intensità del proprio stato emotivo. Comprendere l’emozione, invece, vuole dire distinguere le esperienze che innescano alcuni stati d’animo in modo da poter prevedere meglio l’insorgere di questi ultimi.
Con la ricerca della parola più adatta si descrive ciò che si prova. Le neuroscienze sostengono che la capacità di nominare un’emozione si traduca nel potere di dominarla. Ad esempio, definire lo stato vissuto come una condizione di ansia permette di attuare misure per ridurla, come rivolgersi ad uno psicologo.
Una volta riconosciuta l’emozione, è essenziale riuscire ad esprimerla, per dare spazio e valore ai propri vissuti interiori. In questo caso, lo sforzo è quello di esprimere il proprio sentire conformemente al ruolo che si ricopre e al contesto in cui ci si trova.
In ultima istanza occorre regolare l’emozione. Farlo significa prima di tutto non reprimerla: è meglio lasciarsi attraversare da questa, senza identificarsi. Tra le strategie utili a questo scopo figura la mindfulness, pratica che aiuta a vivere il momento presente, maturando una consapevolezza profonda e non giudicante dei propri stati d’animo, passando da uno stato di squilibrio a una condizione di serenità interiore.
Concentrarsi sull’insegnamento di competenze emotive e sociali aiuta a gestire le emozioni, a creare legami più significativi e soddisfacenti con gli altri e ad aumentare la resilienza emotiva.

