Le relazioni sentimentali sono sempre più complesse e molte persone lamentano di vivere in una situationship: di cosa si tratta? Come si identifica una situationship. Per comprendere questo sistema, abbiamo intervistato per BuoneNotizie.it, Laura Giuntoli, psicologa e sessuologa.

Situationship, analisi di un amore a metà

“Io e l’altro, ma non è un noi”. Per descrivere questo tipo di relazione vaga e indefinita, una “situazione” appunto, è stato coniato un termine apposito: situationship. Un limbo, più di un’amicizia e meno di un amore, inquadrato in una fase di libera sperimentazione, dove di comune accordo vi si entra senza impegni seri nei confronti dell’altro. I segnali che state vivendo in una “situazione” a due? Non si parla del futuro e ogni piano viene organizzato all’ultimo momento, non c’è programmazione e la connessione è costruita senza una vera comunicazione.

Ci spiega meglio Laura Giuntoli, psicologa di Prato, con una specializzazione in sessuologia. «Le situationship sono letteralmente “situazioni” poco definite: sembrano relazioni esclusive ma non lo sono spiega l’esperta – Possono essere debilitanti per la salute mentale e l’autostima di chi finisce per viverle involontariamente: ecco un identikit per coglierne i segnali ed evitarle. Sono coinvolte tutte le fasce d’età e le persone che maggiormente si rivolgono a noi psicologi sono le donne. Quando mi occupo di questi casi, mi rivolgo ai pazienti per cercare di rafforzare il loro legame con se stessi. La maggior parte di loro non ha sicurezze: si sente sbagliato e giudicato dalla società. La voglia di essere parte di una relazione ed essere accettati dalla società, frantuma l’autostima e lascia che le persone siano così succubi dell’altro, al punto da accettare una relazione non chiara. Il primo passo è, dunque, riconoscere il valore di se stessi, per poter combattere l’insicurezza causata dalla situationship

Guarire l’autostima per salvaguardarsi

Questa dinamica di rapporto può sfociare in una relazione distruttiva per l’anello debole della coppia: ossia chi dei due (spesso) finisce per innamorarsi. «Trattandosi di una conoscenza superficiale – conclude Laura Giuntoli – capita spesso che si finisca per idealizzare il partner, ponendolo su un piedistallo e amandolo per quello che pensiamo che sia. Non per chi è in realtà. Come evitare di incappare in queste relazioni potenzialmente autodistruttive e in una situationship? Rafforzando e guarendo la propria autostima».

Il tema del rafforzamento dell’autostima è stato trattato da Nathaniel Branden, noto psicoterapeuta e autore statunitense. Branden teorizza sei pilastri dell’autostima, vitali per il nostro benessere psicologico e per vivere una vita appagante. Questi sono:

  1. vivere consapevolmente: capire cosa è veramente importante per noi e vivere secondo le nostre verità;
  2. accettazione di sé: accettarsi incondizionatamente, nei pregi e nelle mancanze;
  3. senso di responsabilità: essere in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, sentimenti e pensieri;
  4. auto-affermazione: la capacità di esprimersi con sicurezza, senza temere rifiuti o disapprovazione;
  5. darsi un obiettivo: essere in grado di stabilire e perseguire un obiettivo;
  6. integrità personale: vivere secondo i nostri valori, convinzioni e principi individuali.

I concetti di auto-realizzazione e auto-riflessione erano già stati reputati fondamentali anche da Maslow (teorico della piramide dei bisogni), in quanto la consapevolezza del sé e la crescita personale sono strettamente interrelate. Questi elementi sono la base per rafforzare il proprio io e riconoscere i segnali di una situationship. Conoscersi aiuta a conoscere anche gli altri e a scegliere chi e cosa è veramente meglio per noi.

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Virginia Donnini

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