Felicità fa rima con terza età. Sì, perché la senilità non è sinonimo di tristezza e depressione, anzi. Una recente ricerca, condotta da un gruppo di studiosi capeggiato dalla Professoressa Susanne Bücker dell’Università di Colonia, è giunta a un risultato sorprendente e, per certi aspetti, confortante: le persone raggiungono il momento di massima felicità non durante la giovinezza, come si sarebbe tentati di pensare, ma ben più in là: intorno ai settant’anni.

Alla base di ciò, la particolare struttura psicologica delle persone più mature che, dotate di forte intelligenza emotiva e della capacità di concentrarsi sulle emozioni positive, sanno godere il presente e cogliere l’aspetto vantaggioso delle circostanze.

Terza età: la saggezza di controllare le emozioni

La maggiore inclinazione degli anziani verso emozioni appaganti trova spiegazione scientifica in uno studio condotto dall’Università della California. La ricerca dimostra come, durante l’invecchiamento, non tutte le facoltà siano destinate al declino. Se, infatti, l’attività del lobo frontale del cervello deputata al ragionamento diminuisce, lo stesso non vale per l’attività della corteccia perifrontale. Quest’ultima, responsabile della sfera emotiva, tende ad aumentare durante la terza età, incrementando nell’individuo la capacità di regolare le emozioni e di focalizzarsi su quelle positive.

Ciò spiega la tendenza degli over65 a ricercare situazioni gratificanti, evitando le circostanze potenzialmente foriere di emozioni negative. A questo fenomeno di carattere neurologico, sottolinea la ricerca, si aggiungono motivazioni di tipo psicologico.

La consapevolezza di poter disporre di un tempo più o meno relativo, invero, spinge le persone a concentrarsi su poche ma significative relazioni, nelle quali sentirsi veramente amati, nonché a ricostruire gli eventi del passato in chiave più positiva rispetto alla realtà. Il fatto di non proiettarsi in un futuro lontano, inoltre, induce gli anziani a godere del momento presente, riuscendo a sperimentare la felicità insita nel saper vivere “qui e ora”.

Riuscire a focalizzarsi su emozioni positive favorisce nelle persone mature la resilienza, ovvero la destrezza di fronteggiare eventi stressanti mantenendo l’equilibrio psicofisico e adattandosi velocemente ai cambiamenti propri della terza età, come andare in pensione, avere problemi fisici o perdere persone care.

Over 65: una risorsa per famiglia e società

Abbattimento, malinconia e senso d’isolamento non sono stati d’animo propri della terza età in quanto tale, ma piuttosto la conseguenza di un ambiente esterno che non consente agli anziani di esprimere il proprio potenziale. Spesso gli over65 sono considerati persone non più utili e bisognosi solamente di assistenza, ma non è così.

La loro forte capacità empatica, la saggezza e capacità di affrontare gli eventi della vita li rendono una risorsa sociale preziosa, spendibile non solo all’interno del nucleo familiare, ma anche nel contesto comunitario. Coinvolgi nella tua vita gli over65 che ti sono vicini! Le persone anziane provano emozioni profonde, sapranno comprenderti e arricchire la tua vita.

Condividi su:
Carlotta Sganzerla

Carlotta Sganzerla Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni, la dimensione morale, portandomi ad analizzare questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Abbraccio questi temi prospettando soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la mia scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici