«Le persone possono scegliere il loro modo di pensare», scrive lo psicologo Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva. L’interpretazione della realtà determina in buona parte la qualità di vita in termini di successo personale, efficienza lavorativa e qualità delle relazioni interpersonali.

Secondo Seligman, il vero segreto per cambiare vita ed essere più sereni non risiede nella conquista di beni materiali, ma nell’assunzione di un atteggiamento ottimistico verso il reale, utile ad affrontare le difficoltà in modo propositivo, riprendersi più rapidamente dalle sconfitte e raggiungere i propri obiettivi.

L’ottimismo non è solo un dono di natura, ma può essere sviluppato. Sì, alcune persone sono costitutivamente dotate di uno sguardo positivo, ma anche chi guarda il mondo attraverso una lente più pessimistica può cambiare prospettiva, apprendendo nuove abilità cognitive. A tal fine, nel libro “Imparare l’ottimismo” (Giunti Editore) Seligman ha messo a punto la tecnica della “discussione con sé stessi”, praticabile da chiunque voglia imparare a pensare in maniera più costruttiva e proficua.

Pessimisti e ottimisti, sguardi opposti sulla realtà

Pessimisti e ottimisti interpretano la realtà diversamente. I primi credono che gli eventi negativi durino a lungo e siano la conseguenza di colpe proprie. Viceversa, i secondi vivono la sconfitta come temporanea, rinvenendone le cause in eventi specifici, non riconducibili alla propria incapacità e percependo le situazione negative come sfide da affrontare.

La maniera di intendere le cause, definita da Seligman “stile esplicativo”, determina il modo in cui ogni persona affronta le avversità. Se uno stile pessimistico infonde un senso d’impotenza tale da generare arrendevolezza e senso di sconfitta, uno stile ottimistico produce forza e volontà di riuscita. «Centinaia di ricerche dimostrano che i pessimisti si arrendono più facilmente e cadono più spesso in depressione. Gli ottimisti rendono meglio nello studio, nel lavoro e nello sport e cadono meno in depressione» spiega l’autore.

Un ottimismo flessibile migliora la qualità di vita

L’ottimismo proposto da Seligman non è incondizionato, ma consente di cambiare vita perché flessibile, ossia analitico, realista, attento alle possibilità di miglioramento. Acquisirlo significa intraprendere un percorso volto a mettere in discussione le proprie credenze. «Un pensiero pessimista produce abitualmente credenze negative, generando scarsa autostima e senso di fallimento» scrive Seligman.

Lo psicologo porta l’esempio di una persona quarantenne, pessimista, che frequenta corsi serali per laurearsi. Al primo esame, non ottenendo il voto sperato, matura la credenza di essere la peggiore del corso, di essere stupida e ormai vecchia, arrivando a ritirarsi e rinunciando alle proprie aspirazioni.

Discutere le credenze negative permette, allora, di trasformare l’abituale reazione di avvilimento e di resa in una reazione di attività e di buona disposizione di spirito. È vero, il pessimismo è stato utile all’evoluzione umana per riconoscere e contrastare i possibili pericoli, ma quando diventa un modo automatico di pensare è nocivo per l’individuo.

Discutere le credenze: cambiare vita in quattro passi

Le credenze sono solo credenze e in quanto tali possono rivelarsi inesatte. Discuterle vuole dire affrontare un percorso fatto di quattro passaggi:

  1. prove: il più delle volte le credenze negative non hanno riscontri reali e il modo più convincente per discuterle è cercare prove che ne dimostrino la verità o la falsità. Come evidenzia l’autore, lo studente dell’esempio, convinto di essere stato il peggiore della sua classe all’esame, molto probabilmente scoprirà che altre persone hanno ottenuto risultati più scarsi, affrontando così le proprie distorsioni cognitive;
  2. alternative: ogni avvenimento non è dovuto solo alla responsabilità personale, ma a cause molteplici. Seligman invita a identificarle, distinguendo quelle riconducibili alla propria responsabilità, come aver studiato poco, quelle specifiche (l’esame era particolarmente difficile) e quelle estranee a sé stessi (il professore dava voti bassi);
  3. implicazioni: le credenze, a volte, possono risultare corrette. In questi casi, la tecnica da applicare è non catastrofizzare, valutando le implicazioni della propria condizione. «Sono lo studente più anziano, ma questo cosa significa? Non che sono meno intelligente degli altri» spiega lo psicologo. A fronte delle difficoltà, anziché abbattersi è meglio concentrarsi sul modo in cui migliorare la situazione, poiché in ogni circostanza è insita una possibilità di crescita utile a cambiare vita abbracciando nuove prospettive;
  4. utilità: talvolta le conseguenze di una credenza sono più importanti della correttezza della credenza stessa. «Un tecnico che lavora alla demolizione di bombe può pensare che potrebbero esplodere e con ciò iniziare a tremare. In questo caso – avverte Seligman – raccomanderei la tecnica della distrazione. La domanda da porsi non è: «La credenza è vera?», ma: «È vantaggioso per me pensare se ciò è giusto, adesso?». Se la risposta è negativa, meglio accantonare il pensiero e affrontarlo in un momento successivo.

Pensare positivo per cambiare vita e aprirsi a nuove prospettive

Grazie alla discussione, la visione delle cose diviene più positiva, ma anche più aderente alla realtà e propensa all’agire. Così, nel suo libro, Seligman rielabora il pensiero dello studente quarantenne: “Ho esagerato. Ho sperato di prendere voti molto alti, invece sono solo sufficienti, ma non sono pessimi. La ragione per cui non ho fatto bene quanto speravo non è l’età. Il mio scarso rendimento può essere dovuto al fatto che devo fare molte altre cose nella vita. Data la mia situazione penso di aver ottenuto un buon risultato”.

Ognuno può cambiare vita e migliorarla accrescendo l’ottimismo. «Sono davvero poche le situazioni irrisolvibili. A volte basterebbe cambiare punto di vista per accorgersi di poter intraprendere una via alternativa» ha scritto l’aforista e psicologa Caterina Steri.

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Carlotta Sganzerla

Carlotta Sganzerla Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni, la dimensione morale, portandomi ad analizzare questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Abbraccio questi temi prospettando soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la mia scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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