Riparte il Campionato italiano di Serie A e il calcio si conferma lo sport più multietnico. Il Monza è la squadra più italiana di tutte. La compravendita di calciomercato è diventata ormai una piazza che vale milioni di euro: ad aggiudicarsi il talento sono le squadre più ricche, a costo di rinunciare all’identità della squadra, ai giovani e alla tradizione calcistica italiana. Facciamo un passo indietro fino alla Sentenza Bosman del 1995 per analizzare il calcio di oggi.

Il Campionato di Serie A è tra i migliori d’Europa

Superare la discriminazione nell’ambiente calcistico è una vittoria. Il campionato guidato dal 50% di calciatori stranieri è al top d’Europa e l’Italia è tra le prime Nazioni ad abbattere le barriere della discriminazione. La strada verso l’integrazione, però, comporta dei retroscena. Salvaguardare le apparenze non preclude l’intolleranza delle tifoserie nei confronti degli stranieri: un contesto arretrato, violento e diseducativo. Un gioco cosmopolita non porta benefici neanche al movimento del calcio italiano che così facendo si ritrova a dover supportare un Campionato con troppi pochi atleti italiani, con ripercussioni sulla ostica composizione della Nazionale.

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La massima serie azzurra non è la più esterofila. Il primato appartiene alla Premier League con il 31,4% di giocatori d’Oltremanica. Dato che contesta l’ipotesi secondo la quale se avessimo italiani ad alti livelli, la Nazionale avrebbe più risultati. L’Inghilterra del calcio ha dimostrato di saper tenere alto il livello dei giocatori autoctoni pur non facendoli giocare in Premier, considerando gli ultimi risultati. Gli Azzurri, tolto l’Europeo, non si sono qualificati nelle ultime due edizioni dei campionati mondiali palesando la crisi del calcio italiano. Manca il talento del fuoriclasse che chiama eccellenza. Costruire una Nazionale competitiva su queste basi non è facile, qui irrompe prepotentemente la necessità di potenziare le opportunità per i calciatori più giovani.

Milan e Monza, due mondi vicini ma lontani

Il Milan avvia il Campionato di Serie A con una rosa composta per l’80% da giocatori stranieri, ben 24 su 30 atleti del Diavolo non sono nati in Italia. La Sentenza Bosman del 1995 permise di rendere illimitato il numero di stranieri acquistabili da un singolo club. Da allora la globalizzazione del calcio mondiale ha preso una sola strada: quella dell’integrazione. Oggi è anacronistico parlare di calcio italiano quando a giocarsi il titolo sono squadre composte esclusivamente da stranieri. Storia diversa per il Monza che punta tutto sul 70% di giocatori italiani e sull’ottimo apparato formativo.

La società del Monza ha voluto creare una realtà territoriale che sfrutta le potenzialità e il talento dei giovani italiani. Questo non riguarda una mancanza di apertura ma la volontà di creare un percorso di investimento sul calcio italiano dedicato ai ragazzi. L’accezione più ristretta del termine riguarda dunque la composizione gerarchica di un organico tutto autoctono: a partire da Berlusconi e Galliani, l’allenatore Palladino e il Capitano Pessina, Campione europeo 2021. Il Monza attualmente è la quinta squadra italiana per soldi spesi nell’ultima finestra di calciomercato tra acquisti e riscatti di Azzurri DOC.

Poca attenzione al calcio giovanile, L’Italia preferisce spendere fuori

Da poco il calcio italiano ha abbandonato la tradizione di coltivare talenti. Le big italiane preferiscono acquistare talenti esteri a caro prezzo piuttosto che costruire vivai di alto livello. I maggiori centri formativi sono in Olanda, Spagna e Francia, con opportunità enormi fornite ai giovani calciatori. La FIGC, sulla scia di chi già investe sui giovani, cerca di creare progetti mirati ai vivai; per far crescere gli atleti, sviluppando il loro gioco, allenando la tecnica e trasformandoli in campioni.

Nella classifica delle nazionali che hanno schierato più giocatori nati dopo il 1990 nelle competizioni UEFA, l’Italia non è nella top 10. Vuol dire che abbiamo pochi giovani in Nazionale e non abbiamo politiche di investimento sulle primavere. Promuovere i vivai significa potenziare il percorso giovanile, migliorando la qualità di corsi e strutture. La formazione comporta fatica e spese; a causa degli ingenti debiti dei club italiani non sempre si considera priorità. E la formazione diventa marginale e mediocre. Un modello come quello del Monza dimostra i benefici del sostenere i calciatori emergenti. Il team ha una coerenza d’identità e di gioco non indifferente, le tifoserie sostengono la squadra senza accanirsi contro la sovrabbondanza di stranieri.

La FIGC investe sui vivai

Il sistema calcistico italiano è in crisi da tanto, va riformato nel lungo periodo. Ci prova la FIGC proponendo il Programma Giovani Talenti che mira a creare opportunità di formazione per calciatori che vogliono emergere e promuovere i valori positivi del gioco. Attraverso l’offerta di borse di studio, concorsi e sponsorizzazioni; la Federazione investe sull’infrastruttura calcistica attraverso la partnership con aziende esterne. Proiettare il modello su tutto il Campionato di Serie A renderebbe l’economia del calcio italiano circolare. Con giovani e meno giovani disponibili per la Nazionale e presenze fisse in Serie A.

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Flavia Santilli

Studio presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Ho collaborato con diverse testate. Sportiva agonista e istruttrice di nuoto. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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