Il calcio è un fenomeno sociale mondiale. Quello che conosciamo tutti è quello delle stelle e dei miliardi. Tuttavia c’è un’altra faccia del pallone, quella del calcio sociale, che non va in prima pagina, ma impatta in modo efficace nel contesto che lo circonda. Un mondo parallelo che è ancora nell’ombra rispetto a quello delle stelle, quello delle coppe e dei campioni. Un universo pieno di storie e di iniziative, di spunti e di cambiamenti reali. Un progetto in cui calcio e società non sono lontani, ma vicinissimi.

Il potere dell’integrazione del calcio sociale 

Il fenomeno nasce dall’idea di come lo sport possa unire le persone, promuovendo l’inclusione e facendo la differenza nella vita di coloro che ne fanno parte. Un esempio luminoso è quello del progetto italiano Calcio Sociale che, dal 2005, ha sviluppato progetti in varie zone d’Italia, dal quartiere romano di Corviale (lo abbiamo raccontato qui) a quello di Empoli (Firenze), da Scampia (Napoli) all’Abruzzo, fino alla Sardegna.

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Lo ha fatto perfino riscrivendo le regole del gioco: non si possono fare più di tre gol a testa, ma bisogna aiutare gli altri a segnare, non esistono arbitri, il rigore viene battuto da colui che tocca meno la palla in campo. Ma soprattutto non si gioca solo per vincere, bensì per promuovere un impatto positivo sui giocatori e sulla comunità. L’obiettivo è quello di trasformare il campo da calcio in palestra di vita.

Un obiettivo chiaro, obiettivo che appartiene anche al progetto dell’Uefa FootbALL (lo abbiamo raccontato qui). Il calcio sociale è motore di cambiamenti reali e si apre al dialogo con la società partendo dalle generazioni più giovani e trasformando i contesti in cui operano le realtà di questi progetti, siano essi grandi o piccoli. 

Iniziative per favorire l’inclusione sociale 

Molte associazioni calcistiche stanno interpretando il calcio sociale, o meglio l’interazione con la società che le circonda, in modo vario e brillante. Lo ha fatto anche la Juventus, che ha ideato dal 2012 il progetto ludico-educativo Gioca con me per facilitare l’accesso al gioco a coloro che si vedono negare la possibilità di giocare a pallone perché appartengono a contesti economico-sociali deboli o delicati.

Un altro progetto è quello del Football Pro Rozvoj, programma educativo che dal 2006 in Repubblica Ceca utilizza il calcio come mezzo per raggiungere obiettivi d’istruzione e sviluppo sociale. Attivo in diverse regioni ceche, e coinvolge più di 300 giovani e dal 2016 fa parte della piattaforma Common Goal, che unisce più di 120 organizzazioni che usano il calcio a fin di bene. 

Investire nella comunità attraverso il calcio sociale 

Molte organizzazioni stanno riconoscendo l’importanza di investire nella comunità locali per dare l’opportunità a tutti di usufruire del calcio. In Francia, il Paris FC ha recentemente fatto diventare gratuito l’ingresso alle partite casalinghe per la stagione 2023-2024. Non solo: in questo progetto, che trasforma il calcio in calcio sociale, ogni partita è diventata  un’opportunità per evidenziare le associazioni locali e nazionali che investono in una società più giusta e più inclusiva e per sostenerle con collette tra i tifosi presenti allo stadio.

Il Paris FC, tuttavia, non è la prima squadra “pro” a far entrare gratis i tifosi allo stadio per coinvolgerli in iniziative sociali. Lo fa anche il Fortuna Dusseldorf in Germania, società professionistica che ha anche deciso di indirizzare il 20% dei suoi introiti pubblicitari in progetti di promozione dello sport giovanile, del calcio femminile e degli sport di base in città con un’evidente impostazione basata sulla sostenibilità ambientale degli stessi. 

Quando il calcio diventa qualcosa di più di uno sport 

Molti club sono nati con l’intento di dimostrare che il calcio non è solo un sport professionistico, ma qualcosa di più. Fra questi il Centro Storico Lebowski (CSL), nato a Firenze nel 2010 da un gruppo di ultras che hanno deciso di creare un loro progetto. L’idea era quella di far nascere un contesto dove fare del calcio nella massima autonomia, puntando sull’autofinanziamento e sull’aiuto degli appassionati. 

La storia del CSL è finita sui giornali nel 2021, quando il giocatore spagnolo Borja Valerio, terminata la sua esperienza in serie A con la Fiorentina, ha deciso di accettare la proposta dello stesso CSL e giocare in Promozione, abbracciando i valori e la filosofia della squadra. 

Prospettive future del calcio sociale

Si può affermare che il calcio sociale è, quindi, un potente strumento per la costruzione di comunità inclusive. Oltre al divertimento e alla competizione, il calcio sociale offre un terreno fertile per la promozione dei valori fondamentali dello sport. 

 

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Gemma Mastrocicco

classe 1997, laureata in Informazione, editoria e giornalismo a RomaTre. Scrivo da sempre. Autrice del libro Amami senza mentire. Sostenitrice delle tematiche legate ai movimenti femministi, dell'uguaglianza di genere.

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