Ci sono atleti che vincono. E poi ci sono quelli che cambiano il significato della vittoria. Alex Zanardi appartiene alla seconda categoria.
Negli anni ’90 si afferma tra Europa e Stati Uniti, prima in Formula 1 e poi nella serie CART, dove conquista due titoli consecutivi. È un pilota spettacolare, istintivo, capace non solo di guidare una vettura, ma di imporle una volontà.
Poi arriva il 2001. Sul circuito del Lausitzring, a tredici giri dalla fine, un incidente spezza la sua carriera e ridisegna la sua vita. Dopo numerosi interventi chirurgici perde entrambe le gambe. Per molti sarebbe stato un epilogo. Per Zanardi, invece, è un passaggio. Non si dà per vinto e nel giro di soli tre mesi, Alex torna di nuovo in piedi sulle sue protesi. Passeranno altri due anni prima del suo ritorno alle gare come pilota ufficiale BMW nel Campionato Euroturismo Fia-Etcc 2004.
La sua seconda vita nasce nella handbike. Non è un ritorno, ma una trasformazione. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 conquista due ori e un argento. Nel 2016, a Rio, conferma la sua grandezza. Nel 2019 in Emilia Romagna conferma la sua grande forza. Pedala con le braccia, ma la spinta reale non è muscolare. È mentale. Una determinazione ostinata, che non si consuma con la fatica. Zanardi diventa un simbolo non perché resiste, ma per come vive ciò che gli accade: con ironia, lucidità, leggerezza. Alla domanda su come riesca ad andare avanti, rispondeva:
“Mi concentro sulle cose che posso fare”
Nel 2020, durante una gara nei pressi di Siena, un nuovo incidente lo colpisce gravemente. Da quel momento, il percorso di Alex Zanardi si allontana dalla scena pubblica, entrando in una dimensione più silenziosa. Eppure, la sua storia non smette di stupire.
Zanardi non è soltanto un esempio di resilienza (ne abbiamo parlato qui). È la dimostrazione che il limite non è un confine fisso, ma qualcosa che può essere riscritto.
Il 1° maggio 2026 si spegne a 59 anni. Ma alcune traiettorie non si interrompono: continuano negli altri, nelle idee che lasciano, nel modo in cui insegnano a guardare la fatica, la perdita, la possibilità. Zanardi non ha solo vinto. Ha cambiato il traguardo.