La ricerca sulla sclerosi multipla procede: dalle lipossine un possibile strumento per combattere la malattia.

La sclerosi multipla colpisce nel nostro Paese circa 130.000 persone: si tratta di una malattia autoimmune e degenerativa che può comportare disabilità fisiche importanti. Uno studio internazionale pubblicato su Cell Reports ha dimostrato la capacità delle lipossine di inibire i linfociti alla base dei processi autoimmuni.

Sclerosi multipla: cos’è e come si cura

La sclerosi multipla è caratterizzata da una reazione anomala del sistema immunitario che attacca alcuni componenti del sistema nervoso centrale. L’infiammazione scatenata dalla risposta anomala del sistema immunitario può danneggiare la mielina, il rivestimento delle fibre nervose. Il processo di demielinizzazione crea delle “placche” a livello del sistema nervoso centrale (in particolare nervi ottici, cervelletto e midollo spinale).

Le placche possono evolvere da una fase infiammatoria acuta a una cronica, che le rende simili a cicatrici, dette sclerosi. In base all’entità e alla sede del danno neurologico possono manifestarsi sintomi molto diversi: afasia, diplopia, vertigini, stanchezza, formicolii, paralisi. È una malattia cronica per la quale, al momento, non esiste una cura vera e propria: sono disponibili, però, numerose terapie che ne tengono sotto controllo l’andamento, rallentandone la progressione.

Le terapie principali sono a base di immunomodulatori, farmaci che bloccano l’eccessiva risposta immunitaria alla base del processo infiammatorio. I corticosteroidi sono efficaci nel ridurre la gravità e la durata delle ricadute della malattia, soprattutto nella sua forma recidivante-remittente, la più comune.

Cosa cambierebbe con l’entrata in scena dalle lipossine?

Le lipossine sono le molecole che iniziano la fase conclusiva di un processo infiammatorio acuto. Innescano la successiva produzione delle resolvine, molecole responsabili dei processi di riparazione e ripristino dell’equilibrio dei tessuti danneggiati.

Lo studio ha verificato la possibile efficacia delle lipossine nel correggere i processi immunitari auto-reattivi. Il risultato dello studio ha dimostrato la capacità delle lipossine di bloccare l’infiltrazione dei linfociti CD4 e CD8 nel midollo spinale e le risposte auto-reattive di Th1, Th17 e linfociti citotossici, i principali “responsabili” della reazione autoimmune.

Grazie a questa scoperta sarà possibile in futuro aprire trial clinici con persone affette da sclerosi multipla, utilizzando le conoscenze sviluppate negli ultimi anni e aprendo a nuove risposte farmacologiche.

Lo studio è stato condotto dalla Fondazione Santa Lucia IRCCS, l’Università di Amsterdam e l’Università di Berna, in collaborazione anche con la Harvard Medical School USA, in un lavoro cofinanziato dal Ministero della Salute e dall’Associazione italiana sclerosi multipla.

C’è vita dopo la diagnosi? Ce lo racconta Cinzia

Cinzia C. è una dei 130.000 italiani che convivono con la sclerosi multipla, che le è stata diagnosticata tre anni fa.

Come affronti la sclerosi multipla e la disabilità che comporta?

Non mi lascio “ingabbiare” o definire dalla mia malattia. Ma non posso far finta che non esista e comportarmi come se fossi ancora la persona che ero tre anni fa. Anche se non ho mai avuto ricadute “importanti”, la progressione della malattia c’è e sento che ogni anno si porta via un pezzo di me. Sono ricorsa all’aiuto psicologico e a quello che mi può offrire lo Stato, facendo riconoscere la mia invalidità per poter accedere alle liste di collocamento lavorativo riservate ai disabili.

Cosa pensi di questa “novità” che arriva dalle lipossine?

Non sono un medico e non mi faccio illusioni. So che probabilmente non vedrò un futuro in cui la sclerosi multipla sarà una malattia guaribile: ma sono convinta che quel giorno arriverà. Ne sono sicura perché la ricerca continua a procedere verso questo obiettivo e gli studi sono numerosi. Grazie alla determinazione degli scienziati si è arrivati a sviluppare farmaci che consentono a tantissime persone, me inclusa, di vivere una vita normale, o quasi.

Sclerosi multipla e pandemia: come hai vissuto gli ultimi 15 mesi?

Sono contenta che la ricerca e in generale l’ambiente sanitario non si sia “dimenticata” di noi, nonostante l’attenzione sia concentrata (giustamente) sulla risoluzione della pandemia. Io mi sono vaccinata appena ne ho avuto la possibilità, essendo un soggetto a rischio e sono costantemente monitorata dal mio staff medico. Ho ricevuto assistenza sanitaria e psicologica anche in pieno lockdown: per la mia esperienza personale “il sistema” funziona.

Molti “compagni di sclerosi multipla” sono più scoraggiati o soffrono mancanze di cui io, fortunatamente, non mi devo preoccupare. In primis l’assistenza domiciliare, la creazione di più strutture per la riabilitazione, la fisioterapia o, semplicemente, per l’incontro tra malati, medici e caregiver.

I malati di sclerosi multipla devono abbattere lo stigma sociale e la vergogna dovuta al fatto che, in molti casi, la malattia non si “vede” dall’esterno e aiutarsi vicendevolmente. Anche in nome di chi ha più bisogno di aiuto di loro. Se persino durante una pandemia globale la ricerca è riuscita a dare una speranza in più ai malati di sclerosi multipla, verrà un giorno in cui per chi soffre di questa malattia la diagnosi non sarà più una condanna a vita.

Leggi anche:

Sclerosi multipla: scoperti nuovi geni responsabili

Sclerosi multipla, italiana scopre funzionamento mielina

Depressione e coronavirus: come sconfiggere il “male oscuro”?

Covid e vaccini: come stiamo uscendo dalla pandemia?

ISCRIVITI SUBITO ALLA NEWSLETTER e RICEVI L'ESTRATTO GRATUITO del primo libro mai scritto in Italia sul Giornalismo Costruttivo!