Il più grande studio su genetica e Covid spiega le manifestazioni più gravi della malattia. Scoperti i cinque fattori genetici che condizionano il decorso della malattia.

Studi e ricerche recenti hanno messo in evidenza l’esistenza di una decina di varianti genetiche con “forti associazioni statistiche con la probabilità individuale di sviluppare Covid-19 e di soffrire i sintomi più gravi della malattia”. Il Covid-19 Host Genetics Initiative, progetto nato ad inizio 2020, che comprende ben 3.500 autori e 61 studi provenienti da 25 paesi, tra cui l’Italia, ha pubblicato la più estesa e vasta ricerca sul legame tra genetica umana e Covid su Nature, rivista di massimo prestigio nell’ambito della comunità scientifica l’8 Luglio 2021. Questo grande impegno globale ha permesso di individuare il genoma di oltre 100mila persone positive all’infezione. I risultati hanno mostrato un’evidenza e chiarezza inaspettata.

I primissimi studi si sono soffermati sui fattori di rischio comuni che determinano il decorso della malattia nei pazienti infetti. Perlopiù l’attenzione è rivolta ad età, sesso o a patologie quali l’obesità ed il diabete. Ad oggi le ricerche aggiornate hanno compiuto un passo ulteriore: scoprire mutazioni genetiche che incidono notevolmente sullo sviluppo della malattia con sintomatologia più grave. Gli esperti del Covid-19 Host Genetics Initiative hanno raccolto ben 46 diversi studi, compiendo una delle analisi più approfondite di sempre. L’ulteriore progresso nella scoperta sta nell’aver individuato 13 loci, o posizioni nel genoma umano, che sono associati alla gravità dell infezione da Sars-CoV-2 . I risultati, in seguito, potrebbero essere il punto di svolta per identificare terapie future.

Lo studio delle varianti genetiche associate ad un decorso con sintomi più gravi della malattia e le indagini sul sistema immunitario personale, aprono le strade a nuove terapie e alla possibilità dunque di guarire anche i pazienti con maggior problemi.

I precedenti studi sul Covid e la genetica

Sulla rivista scientifica iScience ad aprile è stato pubblicato uno studio sulle cause genetiche e immunologiche che spiegano il 15% delle forme più gravi della malattia, studio condotto da un team di ricerca italiano. Gli esperti del Ceinge – Biotecnologie Avanzate di Napoli, centro di alta formazione per le nuove generazioni di ricercatori, hanno analizzato i dati genetici di 1,7 milioni di cittadini europei, raccolti dal Covid-19 Host Genetis Initiative. Sul totale, circa un milione sono risultati sani, 7 mila individui invece hanno manifestato la malattia con sintomi gravi. Gli studiosi, attraverso specifiche tecniche computazionali, sono riusciti ad individuare fattori comuni presenti nelle analisi genetiche condotte sui pazienti in condizioni più serie. In particolare, soffermandosi sul cromosoma 21, hanno individuato cinque mutazioni genetiche in grado di alterare la funzione di due geni, Tmprss2 e MX1. Chi ne era portatore, presentava sintomi più preoccupanti della malattia.

Dagli studi ai test genetici

L’analisi di questi due geni, mutati con maggior frequenza nei pazienti con sintomi più gravi, potrebbe portare ad ulteriori passi in avanti nella scoperta di possibili nuove terapie. Nell’immediato futuro, l’obiettivo è quello di realizzare test genetici in grado di predire il rischio di sviluppare forme dell’infezione più aggressive. Il coordinatore dello studio, Mario Capasso, professore di genetica medica presso l’Università di Napoli Federico II, afferma: “Questo studio getta le basi per mettere a punto nuovi test genetici che permettono di predire quali sono i soggetti ad alto rischio di sviluppare manifestazioni cliniche gravi del Covid-19.” Il fine di tali ricerche è capire se, tramite il legame scoperto tra genetica e gravità della malattia, è possibile prevedere il decorso della stessa e dunque, aiutare nella ricerca di eventuali terapie.

Come per altre infezioni o patologie, una valida soluzione è stilare un punteggio di rischio per pazienti che presentano sia mutazioni genetiche, sia eventuli comorbidità come diabete di tipo 2, tumori, malattie cardiovascolari, obesità e ipertensione.

Covid e genetica: verso nuovi farmaci

L’indagine genetica mostra la presenza di cinque alterazioni genetiche del dna umano, che hanno correlazioni con le forme più gravi della malattia. Nello specifico, i geni, espressi in sigle, sono fnar2, Tyk2, Oas1, Dpp9 e Ccr2. L’obiettivo principale è quello di individuare terapie e nuovi farmaci. Ad esempio, degli studiosi hanno sottolineato che il gene Tyk2, in alte espressioni, può essere pericoloso, dunque una riduzione della sua attività potrebbe essere una soluzione rispetto ai sintomi più gravi. A tal proposito esiste una classe di farmaci, chiamati inbitori Jak che svolgono quest’azione sul gene Tyk2, fra cui c’è il  baricitinib, un medicinale per l’artrite reumatoide, che indagini preliminari emerge che potrebbe ridurre casi di mortalità e sintomi più gravi.

Una delle mutazioni identificate, la cosiddetta Oas (oligoadenylate synthase) porterebbe ad un minor livello dell’enzima Oas1 nel polmone: sembra che ciò aumenti il rischio di ricoveri e sintomatologie più gravi. Per questo, gli esperti sono impegnati nella produzione di farmaci che possano aumentare i livelli di Oas1.

Altri esperti del team di Jean-Laurent Casanova, genetista alla Rockefeller University, a capo del consorzio internazionale Covid Human Genetic Effort, hanno evidenziato una mutazione rara che coinvolge il gene Ifnar2, che potrebbe condizionare negativamente l’azione dei trattamenti con gli interferoni, proteine prodotte dal sistema immunitario usate contro l’avanzata della malattia. La mutazione di tale gene potrebbe essere determinante nello sviluppo di polmoniti gravi. Ma i condizionali sono ad oggi d’obbligo: è ancora tutto da verificare. Certezza indissolubile rimane il legame tra genetica e Covid e l’evidenza che tali ricerche porteranno ben presto a nuove possibili vie di guarigione.

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