Nel mondo dei problemi alimentari esiste tutta una serie di disturbi di cui ancora si parla poco, nonostante l’alto numero di soggetti che ne soffrono. L’ortoressia è uno di questi ed è caratterizzato da un’eccessiva preoccupazione per un’alimentazione ritenuta sana. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, in Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi alimentari. Di questi, gli ortoressici sono circa 300.000, in prevalenza uomini, ma il numero è in costante crescita.

I sintomi dell’ortoressia

L’ortoressico può essere riconosciuto attraverso diversi sintomi:

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  • pensiero ossessivo verso il cibo
  • sensi di colpa dopo aver mangiato alcuni alimenti
  • ricerca ossessiva del cibo sano
  • isolamento sociale

Nell’ortoressia, i principi di una sana alimentazione vengono meno. Infatti il soggetto ortoressico si autoimpone regole rigide che portano a ridurre al minimo la varietà di cibi e all’evitamento di cibi che potrebbero contenere ingredienti geneticamente modificati, come quelli che contengono grandi quantità di grassi, zuccheri, sale o altri componenti indesiderati (coloranti, conservanti, pesticidi…).

Il soggetto ortoressico inoltre tende a pianificare accuratamente i pasti anche con diversi giorni di anticipo. Dedica ore alla scelta degli alimenti da comprare, si preoccupa della purezza del cibo e si focalizza fortemente sulla modalità di cottura.

Le cause

Le cause dell’ortoressia sono da ricercarsi in alcune tendenze sociali e culturali della nostra epoca, come l’attenzione verso ciò che si mangia. Questo interesse verso il cibo diventa un problema nel momento in cui l’attenzione per l’alimentazione sana diventa l’aspetto più importante della vita di una persona.

I fattori di rischio che condurrebbero a sviluppare tale disturbo possono essere: tratti di personalità di tipo ossessivo, un ambiente sociale di riferimento pregno di cultura dietetica, disturbi alimentari in famiglia e una bassa autostima.

La maggior parte delle volte le vere cause dell’ortoressia (o di altri disturbi alimentari) sono comunque riconducibili ad una vulnerabilità interiore. Si può trattare di traumi psicologici non elaborati, di dinamiche familiari o sociali difficili oppure di bassa autostima o difficoltà a gestire le emozioni.

Le conseguenze

L’ortoressia comporta disagi di tipo psicologico, fisico e sociale. Quando si escludono dalla propria dieta un numero elevato di alimenti si tende a perdere peso e mangiare in maniera poco equilibrata. In questo modo l’ortoressia può causare demineralizzazione dell’apparato scheletrico, disturbi (anche gravi) dell’apparato cardiovascolare, carenze vitaminiche (in particolare della vitamina B12, contenuta nei grassi di origine animale).

Inoltre, quando la persona affetta da ortoressia non riesce a seguire le regole che si impone, insorgono in lui emozioni negative come il senso di colpa e la rabbia. Si sente costantemente depresso e questo lo porta ad imporsi nuove regole, ancora più rigide, da seguire.

Come uscire dall’ortoressia

Saper riconoscere i primi sintomi del disturbo e ascoltare il proprio corpo sono gli step necessari per accettare di avere un problema e agire per tempo.

Il soggetto ortoressico non riesce a prendere consapevolezza del suo problema, poiché gli manca la percezione del suo disturbo. Dunque la presa di coscienza è il primo passo per impegnarsi in maniera attiva nel trattamento. Idealmente, quest’ultimo dovrebbe prevedere un lavoro congiunto tra psicoterapeuta e medico nutrizionista. Questo permette di gestire il quadro clinico, controllare le emozioni e reintrodurre i cibi eliminati enfatizzando i loro veri benefici per la salute.

Spesso l’ossessione verso il cibo sano è accompagnata dalla fissazione estrema per la forma del corpo, con episodi quasi depressivi. Se se il corpo non diventa come lo si vuole, allora i sentimenti negativi potrebbero portare allo sviluppo di un altro disturbo o di un’altra patologia psichiatrica. In questo caso, l’aiuto di un coach alimentare e motivazionale può aiutare a ricostruire un legame sano con il cibo e un rapporto consapevole con alimentazione e corpo, identificare gli obiettivi da raggiungere e ristabilire il proprio equilibrio.

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Appassionata di Motorsport, in particolare di Formula 1; mi piace raccontare le sue connessioni con la sostenibilità e storie di grande ispirazione. Attualmente scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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