Sono 625 i miliardi a disposizione fino al 2027 per rendere l’accesso ai servizi sanitari in Italia più equo per tutte le fasce della popolazione, con particolare attenzione a quelle più povere concentrate nell’area del Meridione. 

Le risorse arrivano dal Fondo Europeo per lo sviluppo regionale (il Fers), dal Fondo sociale europeo Plus (Fse+) utilizzato dall’Unione Europea per investimenti diretti al miglioramento della qualità della vita degli individui e da alcuni progetti di co-finanziamento nazionale. Particolare attenzione viene data alla salute mentale e alla salute di genere.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Il SSN italiano è stato messo a dura prova

Il Programma nazionale di equità nella salute è un’iniziativa del precedente governo, che ha voluto prendere l’iniziativa per contrastare il deterioramento del Sistema Sanitario Nazionale, messo a dura prova dall’emergenza sanitaria mondiale e che aveva già dato segni di cedimento strutturale, anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione italiana.

Avere dei cittadini più anziani significa dover mettere a disposizione un maggior numero di servizi sanitari, facendo attenzione al fatto che l’accesso alle cure sia universale e non influenzato dalla disposizione geografica o dalle caratteristiche reddituali degli assistiti. L’equità nella sanità ha acquistato una rilevanza crescente anche alla luce del peggioramento della situazione economica affaticata dalla pandemia, dalla guerra alle porte dell’Europa e dai rincari delle materie prime e dell’energia.

Attenzione particolare alla povertà sanitaria e al Sud

Il programma è gestito a livello nazionale dal Ministero della Salute, ma ha come focus particolare il Meridione. A beneficiare dei fondi saranno infatti le regioni Molise, Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna, che sono risultate essere i territori più esposti alla povertà sanitaria. Secondo quanto emerge dal rapporto Donare per curare – Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci a cura di OpSan sono state infatti 390.000 le persone distribuite principalmente nel Meridione che nel 2021 si sono trovate in povertà sanitaria, cioè non hanno avuto i mezzi per soddisfare il fabbisogno di farmaci della propria famiglia, per cui si sono dovute rivolgere alle realtà assistenziali.

Dal rapporto emerge un’altra stima preoccupante: sarebbero 15 su 100 le famiglie italiane che rinunciano alle cure per motivi economici. “La povertà sanitaria continua a rappresentare un grave problema per migliaia di famiglie povere –  dichiara Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus – mentre sacrifici e rinunce riguardano sempre più spesso anche quelle non povere. Purtroppo, le condizioni di chi vive in Italia non sono destinate, nell’immediato futuro, a migliorare”

Tra le priorità la salute mentale e i servizi sanitari di genere

Alla luce dei dati sulla povertà sanitaria, il Programma nazionale di equità nella salute si presenta come proposta concreta per rispondere alle esigenze sanitarie della popolazione, con particolare attenzione alle fasce più deboli. Sono quattro gli obiettivi che il programma nazionale si prefigge: l’equità sanitaria, la salute mentale, una maggior tutela della salute di genere e i programmi di screening oncologici al sud Italia.

In merito all’accesso più equo ai servizi sanitari il piano si prefigge di agire sulla creazione di una rete di strutture capace di fornire attenzione e cure alle categorie più delicate della popolazione, come immigrati e persone senza fissa dimora, spesso in difficoltà nell’usufruire dei servizi sanitari.

Sulla salute mentale invece si fanno notevoli passi avanti, riconoscendo il fabbisogno maggiore di risorse, sia in termini di medici che di strutture, capaci di assistere adeguatamente la popolazione anche sul profilo psicologico. Viene identificato come centrale il ruolo dell’associazionismo e in generale del terzo settore che, attraverso una crescente collaborazione con gli enti istituzionali e un innesto di fondi e personale specializzato, sarà più presente sul territorio a livello capillare. 

La sanità al femminile verrà migliorata tramite un potenziamento dei consultori e centri per la salute della donna. Questi punti di incontro sono un luogo sicuro, a cui la popolazione femminile può ricorrere per chiedere aiuto su tematiche di genere, sia a livello psicologico che fisico. Il ruolo chiave delle strutture risulta chiaro quando si parla di inclusione sanitaria di soggetti femminili che altrimenti resterebbero isolati, come ad esempio le donne migranti o le ragazze in età adolescenziale.

Il Sud Italia sarà oggetto di miglioramento sulla tematica dei controlli preventivi per i tumori, che sono tornati a livelli pre-pandemia per alcune specifiche tipologie di cancro ma che storicamente presentano importanti differenze sud e del nord della penisola.

Leggi anche:

Stimolazione cognitiva, una risorsa contro la demenza

Violenza sulle donne: perché è importante guardare all’esempio della Spagna

Condividi su:
Avatar photo

Chiara Bastianelli

Laurea in Economia e Direzione Aziendale.Project manager in una società di consulenza strategica per le imprese.Appassionata di aziende, finanza e letteratura.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici