L’adolescenza è un momento fondamentale per l’identità e il passaggio all’età adulta, con esperienze nuove come amore e amicizia. Tuttavia, la salute mentale può essere minacciata quando il giovane non raggiunge gli obiettivi desiderati, portando a dubbi sull’identità. Le pressioni sociali e le aspettative, unite ai cambiamenti fisici ed emotivi tipici di questa fase, possono generare stress. Quest’ultimo può portare all’isolamento sociale volontario, fenomeno conosciuto come hikikomori. Dopo una breve spiegazione sul significato di hikikomori, parleremo delle strategie più adeguate per affrontare questo fenomeno negli adolescenti.

Il significato di “hikikomori” e le cause del fenomeno

Il significato della parola “Hikikomori” ha origine dai verbi giapponesi “hiku” (stare in disparte) e “komoru” (isolarsi), e significa letteralmente ‘restare in disparte o isolarsi’. Una ricerca condotta dall’università di Maastricht definisce l’hikikomori come una forma estrema di disagio giovanile, in cui la persona trascorre la maggior parte del tempo a casa, confinata nella propria stanza ed evitando attività sociali come scuola o lavoro, mantenendo solo rapporti interpersonali. Nonostante il questo fenomeno sia diffuso tra i giovani, la ricerca sugli hikikomori si concentra soprattutto sui partecipanti più anziani.

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Le cause della sindrome hikikomori includono:

  • Assenteismo e abbandono scolastico: difficoltà a interagire con i propri compagni o paura degli esami e delle presentazioni orali. Il bullismo è spesso una causa dell’assenza scolastica;
  • Disturbi psicologici: ansia sociale, depressione e condizioni psichiatriche più gravi, come schizofrenia, disturbo dello spettro autistico o disturbi della personalità;
  • Dinamiche familiari avverse: una genitorialità iperprotettiva che ostacola lo sviluppo dell’autonomia del giovane;
  • Internet e i media digitali: l’uso eccessivo di internet può da un lato indebolire le competenze sociali e promuovere l’isolamento, dall’altro è un mezzo anonimo per le interazioni sociali.

Strategie per aiutare i giovani affetti da hikikomori

I giovani afflitti dall’hikikomori spesso rifiutano aiuto, affermando di non avere problemi. Le ragioni possono derivare dalla paura del giudizio o dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni. Talvolta, il rifiuto può portare a conflitti familiari perché i genitori desiderano che il loro figlio conduca una vita simile a quella dei suoi coetanei. Per affrontare questa sindrome, è necessario adottare strategie multidisciplinari che includano un supporto psicologico, interventi sociali e familiari. Nel dettaglio, le strategie sono:

  1. Identificare la situazione: riconoscere le prime avvisaglie di isolamento, spesso manifestate a scuola, e comprendere le ragioni che spingono il giovane a ritirarsi;
  2. Coinvolgimento familiare: informare i giovani sulla sindrome e offrire loro sostegno, poiché spesso i genitori esitano ad intervenire a causa di vergogna o mancanza di consapevolezza sulla condizione del giovane;
  3. Comunicazione: creare un ambiente di fiducia con il giovane attraverso un approccio paziente, consentendogli di esprimersi liberamente;
  4. Terapia: personalizzare la terapia in base alle esigenze del giovane, offrendo trattamenti individuali o terapie cognitivo-comportamentali per affrontare disturbi come ansia o depressione, o terapie farmacologiche per sintomi psicotici;
  5. Programma di reinserimento: utilizzare attività di gruppo, formazione professionale o supporto educativo per aiutare il giovane a reinserirsi nella società.
resoconto delle strategie per affrontare la sindrome hikikomori
Resoconto delle strategie per affrontare la sindrome hikikomori – Immagine realizzata con Canva

Sfide e opportunità per la salute mentale giovanile

La salute mentale è fondamentale per il pensiero e le relazioni umane profonde. Alcuni giovani affetti dalla sindrome hikikomori possono soffrire di disturbi come ansia, depressione, fobia sociale o dipendenze da gioco e internet. Tuttavia, non tutti i giovani con problemi di salute mentale diventano hikikomori, e viceversa. Pertanto, l’hikikomori non può essere considerato un disturbo psichiatrico.

In questo contesto, l’UNICEF, che ha come priorità la cura della salute mentale, ha avviato la campagna #OnMyMind, rivolta a bambini, adolescenti e adulti per normalizzare le conversazioni sulla salute mentale e fornire loro un supporto. Inoltre, l’UNICEF ha lanciato la petizione, “Salute per la mente di bambini e adolescenti”, per chiedere ai ministri di garantire misure a sostegno e protezione della salute mentale di tutti gli adolescenti.

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Giulia Mastrocicco

Sono Giulia Mastrocicco. Laureata in Giornalismo, Comunicazione editoriale e multimediale presso l'Università di Parma. Scrittrice del libro "Desiderio", pubblicato con la casa editrice, "RosaBianca Edizioni.

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