Il vaiolo delle scimmie, conosciuto anche come virus Mpox, attualmente non è da considerarsi un’emergenza sanitaria. Fra informazioni frammentarie e allarmismo, abbiamo intervistato per BuoneNotizie.it, la dottoressa Lucia Raise, infettivologa del centro ricerche di Padova e Treviso, per fare più chiarezza sul vaiolo delle scimmie.
Il vaiolo delle scimmie: prevenzione e allerta
I sintomi del vaiolo delle scimmie fra allarmismo e soluzioni
Come è noto, il giornalismo costruttivo punta a trovare le soluzioni: guidati dalla dottoressa Raise, abbattiamo la disinformazione riguardante il vaiolo delle scimmie per trovare risposte concrete.
«Dai media arrivano informazioni sbagliate e questo intasa gli ospedali impedendo a noi medici di salvare vite – continua l’infettivologa trevigiana – Se si proviene dai Paesi africani in cui é stata diagnosticata la maggior parte delle infezioni (Burundi, Kenya, Congo, Rwanda e Uganda) è necessario tenersi monitorati: è doveroso indossare la mascherina per almeno tre giorni, mantenere sempre le mani pulite ed evitare contatti con persone immunodepresse, anziani e bambini. Se in pochi giorni non si manifestano sintomi sospetti, si può tornare alla quotidianità. I primi sintomi del virus Mpox sono simili a quelli influenzali, con comparsa di febbre alta e mal di testa. In questo caso è necessario avvertire il proprio medico di base e stare in isolamento. Se, dopo alcuni giorni, compaiono delle vesciche e delle pustole, che in breve tempo si trasformano in croste, si tratta di vaiolo delle scimmie. La situazione è sotto controllo e c’è una particolare attenzione alla sintomatologia: noi medici non siamo presi alla sprovvista come durate la prima Pandemia di Covid».
Non si parla di nuovo Covid. Per quanto riguarda il vaccino, è possibile vaccinarsi solo se si è soggetti a rischio. Le persone devono essere caute ma non vivere nella paura e mantenersi informate sui canali ufficiali.

