Con l’arrivo dell’autunno la campagna è avvolta da un profumo inebriante. Ogni anno in Italia, da settembre a ottobre, le vigne si riempiono di lavoratori intenti a raccogliere grappoli succosi, in un’atmosfera di festa e tradizione: è il tempo della vendemmia, uno dei momenti più attesi e celebrati del ciclo vitivinicolo. Il rito della vendemmia riunisce intere famiglie intorno all’uva, un frutto antichissimo che, oltre a essere delizioso, è un alleato prezioso per la salute.

Che sia consumata fresca o trasformata in vino, l’uva ha infinite virtù e radici profonde. Quali sono gli effetti dei suoi nutrienti sull’organismo umano?

Il rito della vendemmia nelle comunità locali

La raccolta dell’uva rappresenta un evento culturale e sociale che coinvolge intere comunità. Da nord a sud, ogni regione rispetta tempistiche e adotta tecniche diverse: la vendemmia manuale, più lenta e laboriosa, permette una selezione accurata dei grappoli e garantisce una qualità superiore del vino mentre, la tecnica di raccolta meccanica, più rapida ed efficiente, utilizza macchinari per scuotere le viti ed è preferita da aziende agricole di grandi dimensioni.

Nel Salento, la vendemmia si pratica anche di notte, per evitare la fermentazione dei grappoli d’uva durante il trasporto e approfittare di un processo di raffreddamento naturale, indispensabile prima della fase di pressatura.

Le radici del vino nell’antica Enotria

«In vino veritas, in Aqua sanitas» asseriva Plinio il Vecchio. Secondo recenti evidenze scientifiche, si può parafrasare l’antico adagio affermando che «in vino sanitas » ovvero, il vino è salutare. Che sia bianco, rosato o rosso, un bicchiere di vino fa bene alla salute: con l’86% di acqua, pochi zuccheri e una discreta quantità di alcol, aiuta l’umore e favorisce le relazioni interpersonali.

Sorseggiare del vino con amici o durante un momento di convivialità, facilita la socializzazione donando una sensazione di relax ma, abusarne compromette la salute e crea dipendenza. 

La produzione di vino ha radici molto profonde: risale al 500 a.C. quando l’Italia era denominata Enotria ovvero, Terra del vino, per la presenza diffusa dell’Oinotron, un rametto di legno a sostegno delle piante di uva. I segreti della sua produzione furono tramandati dagli Etruschi ai Romani, popolo con cui il vino fece la sua comparsa nelle celebrazioni liturgiche.

Oggi, all’interno del Museo storico del Palatinato, a Spira, in Germania, è conservata la bottiglia di vino più antica al mondo: risale al 350 d.C. e il suo valore è inestimabile.

L’uva, un nettare di salute e bellezza

Il vino è prodotto dall’uva, un frutto ricco di sostanze benefiche per la salute. Fonte di vitamine e minerali, tra cui il calcio e il magnesio, l’uva contiene soprattutto fitonutrienti che contrastano i radicali liberi e combattono l’invecchiamento.

Secondo un’analisi nutrizionale, 100 grammi di uva contengono circa 60 calorie; ogni acino è composto di acqua per l’80%, di carboidrati semplici, fruttosio e glucosio per il 15% e, per il resto di fibre e proteine. I grassi sono inesistenti.

L’uva è una fonte di vitamina C che rafforza il sistema immunitario e di vitamina K, determinante nei processi di coagulazione del sangue. Il potassio contenuto nell’uva regola la pressione sanguigna.

Il resveratrolo, una potente molecola vegetale che protegge il cuore e i vasi sanguigni è presente nell’uva nera o rossa.

Con il suo 80% di acqua, l’uva contribuisce all’idratazione del corpo e regola le funzioni fisiologiche. Dagli estratti di semi d’uva si producono cosmetici per contrastare l’invecchiamento cutaneo.

Il rito della vendemmia in Italia unisce intere comunità. Il vino prodotto delizia il palato e migliora l’umore mentre l’uva, che ha dato il nome all’antica terra italiana, è alla base di cosmetici e integratori, preziosi per il sistema immunitario durante la stagione invernale.

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Heinrich Matt

Heinrich Matt

Sono laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, mi piace scrivere e frequento il corso di Giornalismo Costruttivo di BuoneNotizie.it. Appassionato di politica e filosofia, "odio gli indifferenti", mi esalto ascoltando Pericle e mi addormento con Foucault. Difendo l'indipendenza come forma di libertà, credo nel merito e nella cultura per arginare una dilagante mediocrazia.

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