Riordinare casa e liberarsi degli oggetti che non servono più consiste, per la psicologia, in un’attività che influisce sul benessere mentale e consente di mettere a fuoco le emozioni. Infatti, chi si libera del superfluo si sente più leggero, come quando una zavorra viene mollata. Si tratta del decluttering, filosofia di vita che non si esaurisce nell’eliminazione delle cose inutili, ma contempla l’attitudine a vivere con l’essenziale.

Riordinare casa, quindi, per la psicologia è salutare, poiché permette di sgravarsi da un peso, favorendo una visione ottimistica del futuro per agguantare nuove opportunità. Peraltro, un ambiente ordinato giova anche alla sostenibilità ambientale poiché gli oggetti inutili possono essere venduti o regalati a chi li desidera, senza finire tra i rifiuti da smaltire.

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Riordinare casa per la psicologia è un'arte. Mamma che bacia il suo bambino sorridente.

Riordinare casa eliminando il superfluo per la psicologia riduce lo stress e favorisce una visione ottimistica del futuro (foto di Paul Hanaoka da Unsplash).

Riordinare casa: per la psicologia è l’arte di liberarci dal passato

Il decluttering, che significa fare spazio, presuppone che l’individuo effettui una scelta, serbando le cose ritenute essenziali per le proprie esigenze ed eliminando quelle superflue. Consiste, quindi, in un processo caratterizzato da molteplici emozioni e finalizzato a dividere gli oggetti, conservandone alcuni e scartandone altri. Si tratta di un’arte con cui, liberandoci del passato, miglioriamo il benessere psicologico, riducendo lo stress e incrementando concentrazione ed efficienza.

Peraltro, l’eliminazione del superfluo ci fa sentire più liberi, fornendoci l’energia mentale per inseguire nuovi obiettivi e accrescere la fiducia nelle nostre capacità. Non dobbiamo neppure sentirci frustrati qualora, pur impegnandoci, il nostro intento di riordinare casa non sia andato a buon fine: il solo fatto di avere tentato di affrontare le cause del disordine, come pigrizia, carenza di tempo o mancanza della volontà di affrontare ricordi spiacevoli, ci supporterà nel superare le nostre fragilità psicologiche, facendoci sentire più sicuri.

Per la psicologia, quindi, non c’è fallimento quando una persona ha provato, inutilmente, a riordinare gli oggetti in casa. Infatti, “Il successo nel decluttering non è il punto d’arrivo, ma il processo stesso”, sostiene la dottoressa Anna Galtarossa, psicoterapeuta ed esperta di mindfullness. Quest’ultima è una pratica di meditazione che sviluppa nell’individuo la consapevolezza, consentendogli di aumentare il proprio benessere dopo aver focalizzato i propri processi mentali e lavorato sugli stessi.

Il metodo KonMari: eliminare ciò che non suscita gioia

Esistono vari metodi utilizzabili per riordinare casa, ma la scelta dipende anche dal legame psicologico instaurato con gli oggetti. Alcuni esperti consigliano di redigere una mappatura degli ambienti da sistemare, concentrando l’azione su una zona per volta.

Altro metodo consiste nell’individuare dapprima gli oggetti non funzionanti e irrecuperabili, per disfarsene e creare spazio. Anche la strategia basata sui doppioni viene suggerita, così da conservare solo un esemplare e donare gli altri. Per i beni d’affezione il distacco è superabile fotografandoli anziché conservarli, serbandone così il ricordo senza occupare spazio.

Marie Kondo, scrittrice giapponese, ritiene illogico sistemare un ambiente, uno scaffale o un armadio alla volta, poiché le persone spesso conservano lo stesso articolo in posti differenti. Lei, che ritiene ininfluente il luogo dal quale iniziare a riordinare casa, propone un metodo basato su un criterio psicologico: la gioia suscitata dall’oggetto. Pertanto, la scelta di conservare gli oggetti o liberarsene si fonda, per l’autrice nipponica, sul sentimento. Ne consegue che l’approccio verso lo stesso bene potrà variare a seconda dell’individuo, poiché ognuno vive soggettivamente le emozioni. “Mettere in ordine è un dialogo con se stessi”, sostiene Kondo, che ritiene quello della selezione basata sulla gioia, l’unico criterio per individuare ciò che si ama e di cui si ha realmente bisogno.

Occorre saper comprendere quando fare decluttering, perché è benefico: se giunge quel momento, significa che siamo riusciti a intercettare e comprendere i segnali inviatici da corpo e mente. E ne gioverà anche l’ambiente.

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Paolo Maria Pomponio

Laureato in giurisprudenza, con Master in "Sicurezza, coordinamento interforze e cooperazione internazionale" e in "Comunicazione e media", ho lavorato nel privato e nel pubblico. Appassionato di calcio, che ho praticato, tendo all’ascolto e a un approccio alle cose con una visione d’insieme.

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