Il dolore al ginocchio non è un semplice fastidio individuale, ma è una sfida sociale che limita l’autonomia di milioni di persone, rendendo difficili anche le attività più semplici, come camminare, salire le scale o semplicemente fare una passeggiata. Per molti anni le possibilità di trattamento si sono limitate ai farmaci antidolorifici e antinfiammatori o, nei casi più gravi, all’intervento di protesi.

Oggi però, questo approccio non rappresenta più l’unica strada possibile. Si stanno sviluppando soluzioni mini-invasive che possono aiutare a ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita. Tra queste vi è l’embolizzazione delle arterie del ginocchio (GAE), una tecnica innovativa indicata per i pazienti selezionati.

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Dolore al ginocchio: le terapie attuali

Mentre la ricerca scientifica sottolinea l’importanza della prevenzione attraverso brevi sessioni quotidiane di movimento, per chi soffre di patologie articolari si trova spesso nell’impossibilità di praticarle. Per anni, infatti, le opzioni per cercare di guarire il dolore al ginocchio sono rimaste piuttosto limitate e spesso poco funzionanti.

Antidolorifici e farmaci antinfiammatori possono sì alleviare i sintomi, ma spesso il loro effetto è temporaneo e un uso prolungato può avere con sé effetti collaterali non trascurabili. Altre alternative sono le infiltrazioni di cortisone che danno sollievo, ma nella maggior parte dei casi durano solo alcuni mesi.

Attualmente, se queste strade non bastano più, l’unica alternativa concreta per ridurre il dolore al ginocchio è l’intervento di protesi: una soluzione efficace ma che comporta un vero intervento chirurgico, con tempi di recupero lunghi e una riabilitazione impegnativa. Questa è un’alternativa per coloro che hanno già provato farmaci e infiltrazioni senza avere risultati duraturi, lasciando però fuori coloro che invece per l’età sono ancora giovani o per la presenza di altre patologie non possono scegliere questa soluzione.

GAE: una nuova terapia alternativa non chirurgica

Nel contesto di una sanità in costante evoluzione, in cui le tecnologie digitali e robotiche sempre più applicate alla chirurgia stanno ridefinendo i limiti dei trattamenti medici, anche la cura dell’artrosi si sta orientando verso soluzioni sempre meno invasive. È proprio in questo campo che si inserisce una nuova procedura non chirurgica. Si tratta dell’embolizzazione dell’arteria genicolare (GAE), un trattamento emergente mini-invasivo eseguito in ambulatorio da radiologi interventisti con l’ausilio di tecniche di imaging avanzate.

Il principio è semplice: invece di agire solo sul sintomo, colpisce una delle cause dell’infiammazione, ossia i piccoli vasi sanguigni in eccesso che si formano nel ginocchio malato e che alimentano il dolore e il gonfiore. Durante la GAE, il radiologo inserisce un sottile catetere direttamente nei vasi interessati iniettando minuscole particelle per bloccarli. In questo modo riduce l’infiammazione e allevia il dolore, senza ricorrere alla chirurgia.

Al momento, tuttavia, gli studi sono ancora limitati. Saranno infatti necessarie ulteriori ricerche su più pazienti e per un tempo più lungo, prima di poter confermare con certezza che funzioni davvero.

Una speranza concreta per tornare a camminare

Anche se la GAE non è una bacchetta magica e non sostituisce l’intervento alla protesi per i casi più gravi resta l’unica scelta possibile. Ma per tantissime persone potrebbe essere un inizio per ridurre il dolore, recuperare l’autonomia perduta, riscoprire la gioia di tornare a camminare come un tempo e riscoprire il benessere in un gesto così semplice e naturale.

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Gemma Mastrocicco

Classe 1997, laureata in Informazione, editoria e giornalismo a RomaTre. Scrivo da sempre. Autrice del libro Amami senza mentire. Sostenitrice delle tematiche legate ai movimenti femministi, dell'uguaglianza di genere. Aspirante giornalista, scrivo per Buone notizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista

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