Le varianti Covid-19 fomentano la crisi dell’educazione. Quali le soluzioni per aiutare il settore a risollevarsi?

L’allarme alle nuove varianti del coronavirus si espande in tutta Italia mettendo in tilt il mondo dell’istruzione, diviso ora tra lezioni in presenza e didattica a distanza. Le regioni che decidono di prolungare fino al mese prossimo la modalità DAD sono Puglia, Umbria, Abruzzo, Alto Adige e Molise. La già pre-esistente crisi dell’educazione sembra acuirsi entrando in un tira e molla di chiusure ed aperture scuole, e l’Anp (Associazione Nazionale Presidi) scrive una lettera al Governo Draghi. Una opportunità, questa, per prendere in mano la situazione e sanare le problematiche della scuola tradizionale?

Crisi dell’educazione

«Innovazione ed investimento» queste le parole chiave della lettera che in questi giorni il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, ha inviato al presidente del consiglio Mario Draghi per chiedere una risoluzione alla crisi dell’educazione. La pandemia ha infatti messo in chiaro le problematiche di un settore già in declino come quello dell’istruzione.

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«Abbiamo constatato – scrive Giannelli – che la scuola, pur reagendo all’emergenza con la straordinaria energia e l’alto senso di responsabilità di chi vi opera quotidianamente, non sempre dispone di strumenti adeguati a rispondere ai nuovi paradigmi educativi e organizzativi richiesti dalla complessità del presente […] È quindi di fondamentale rilevanza politica avere piena contezza degli elementi di criticità del nostro sistema educativo per poterli poi affrontare con la determinazione e con le risorse necessarie per porvi rimedio».

La proposta dell’Anp per riparare le falle della scuola tradizionale

I punti deboli della scuola tradizionale sono la perdita dell’apprendimento, ossia la mancanza di concentrazione degli alunni nell’applicarsi alle materie studiate, e la scarsa preparazione degli insegnanti. Le attività didattiche spesso sono svolte in ambienti non consoni all’insegnamento, influendo negativamente sul successo formativo dello studente. L’Anp chiede di reinvestire per il miglioramento del sistema dell’istruzione attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il surplus determinato dal calo demografico.

«Il Piano – continua Giannelli – offre le condizioni di contesto ideali per disegnare la scuola di domani incidendo in modo deciso sulle aree strategiche delle competenze degli studenti, della formazione, del reclutamento del personale, dell’innovazione tecnologica, delle infrastrutture. […] Tale strategia garantirebbe grande attenzione alla formazione dei docenti, indispensabile per il loro profilo e basilare per l’apprendimento delle generazioni future, e una vera flessibilità della didattica»

Istruzione alternativa e homeschooling

Da una parte, quindi, lo “spazio vuoto” lasciato dalla pandemia può essere sfruttato in modo costruttivo per una ristrutturazione della scuola tradizionale a partire dai suoi punti deboli; dall’altra, la situazione stessa è uno stimolo a mettere a fuoco alcune alternative didattiche. Sono sempre esistite alternative alla scuola tradizionale, ma mai come ora – in preda alla pandemia da Covid-19 – hanno destato così tanto interesse. Basti pensare che sono circa 2mila le famiglie che, soprattutto nel 2020, hanno deciso di ritirare i proprio figli dalla scuola ed educarli in casa .

L’istruzione alternativa alla scuola tradizionale nasce principalmente per fornire opportunità diverse e qualitativamente migliori, cercando di “sovvertire” la crisi dell’educazione. Sono nate così le scuole steineriane, montessoriane e le più recenti scuole nel bosco. Queste ultime, all’aperto e strutturate in ambienti naturali, puntano su una rinnovata gestione degli spazi verdi – da parte dei più piccoli –, oltre che su una formazione in totale contatto con la natura. Dal 2020 molte famiglie italiane si avvicinano all’homeschooling (educazione parentale). Un tipo di istruzione svolta in casa e impartita dai genitori o da educatori scelti dalla famiglia. L’homeschooling è riconosciuto dallo Stato italiano e portato avanti dal network www.edupar.org, gestito dall’attivista Erika di Martino.

Laureata in lingue e madre di cinque figli che non sono mai andati a scuola, Erika di Martino è family&life coach e si occupa di homeschooling da anni. Lascia l’insegnamento per dedicarsi alla diffusione dello «stile di genitorialità ad alto contatto» tramite il suo libro “Homeschooling, l’Educazione Parentale in Italia”.

«Chi sceglie di educare a casa – asserisce Erika di Martino – può coprire tutto il proprio percorso di studi, fino all’università, senza mai mettere piede in aula. Ogni anno si può scegliere comunque di rientrare nel sistema scolastico tradizionale: l’homeschooling non è necessariamente una scelta che deve durare una vita. Gli esami di idoneità e quelli di licenza vengono fatti per formalizzare la carriera scolastica dello studente homeschooler o per stabilire il livello dell’apprendimento dello studente nel momento in cui si desidera farlo. Per intenderci, il bambino/ragazzo si presenta a questi esami come privatista. I ragazzi educati a casa negli Stati Uniti sono all’incirca 2 milioni, mentre sono pressoché 70 mila in Inghilterra, 60 mila in Canada, 3 mila in Francia e 2 mila in Spagna, dati relativi al 2012. In molti Paesi siamo arrivati alla terza generazione di homeschoolers».

Erika di Martino sta ispirando sempre più persone a considerare questa scelta di istruzione che vuole contrastare la crisi dell’educazione e formare le nuove generazioni. «L’educazione parentale è dare ai propri figli tempo, amore e dedizione – conclude Erika di Martino –. È una scelta molto personale dei genitori. L’apprendimento è sano e divertente e a misura di bambino cioè si cerca di osservare quelle che sono le sue necessità, le sue caratteristiche di apprendimento le sue intelligenze (se visiva, cinegetica, uditiva, ecc). Si punta sulla filosofia del life long learning cioè “l’apprendimento che dura una vita”».

Come abbiamo sottolineato in un recente articolo, citando anche l’opinione in merito del dott. Daniele Novara, sono diverse le perplessità in merito a questa tipologia di insegnamento: parlando dei pro, è fondamentale tenere conto anche dei contro. Senza dubbio, tuttavia, la pandemia sta contribuendo a mettere in luce questa così come altre alternative alla scuola tradizionale. 

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