Detrazioni fiscali per i primi 5 anni per il profit a vocazione sociale

Le start-up innovative sociali costituiscono un inedito nel panorama delle imprese: attraverso questa novità è possibile far fronte ad una questione che tutt’ora resta difficile risolvere con l’attuale quadro normativo, ovvero il collocamento mirato di persone con disabilità previsto dalla legge 68/1999.

Dopo quasi due anni, il disegno di legge sulle start-up innovative sociali ha cominciato il suo iter parlamentare. Come viene evidenziato nel testo presentato in parlamento d’iniziativa dei senatori Comincini, Renzi, Faraone, Garavini e Malpezzi

La logica sottesa al presente disegno di legge è quella di favorire e sostenere la nascita e lo sviluppo di imprese la cui attività è orientata al mercato e al profit, tenendo conto, per un periodo limitato, dei maggiori oneri e costi di un’organizzazione produttiva basata sull’operatività di personale affetto da disturbi dello spettro autistico

Le novità introdotte dalla legge sono contributi importanti che rilanciano il tema disabilità e lavoro. Il disegno di legge nasce grazie a tre realtà che hanno fatto da apripista per l’innovazione sociale a scopo inclusivo. PizzAut, una pizzeria e al contempo un laboratorio di inclusione sociale per ragazzi affetti da autismo che dal 2017  lavorano come dipendenti assunti a tutti gli effetti. La Banda Frulli Frulli, nata nel 2010, raccoglie persone di diverse età e abilità attorno ad un progetto musicale di marching band . Il Tortellante, un laboratorio terapeutico-abilitativo per giovani e adulti con disturbi dello spettro autistico incentrato sulla produzione di pasta fresca fatta a mano.

Tre esperienze che hanno contribuito a sviluppare la consapevolezza di dare valore a esperienze di innovazione sociale che necessitano di essere conosciute e sostenute al fine di incentivarle, riconnettendo tra loro dignità, lavoro, comunità e persona.

Sgravi fiscali per le start-up innovative sociali

I vantaggi provenienti legislativo dal provvedimento sono notevoli: innanzitutto si riconosce uno status giuridico alle start-up a vocazione sociale distinguendole dalle imprese sociali che operano senza scopo di lucro, per finalità solidaristiche e di utilità sociale.

Infatti per i primi cinque anni per le start-up che per due terzi della forza lavoro complessiva impiegano lavoratori con disturbi dello spettro autistico, gli utili non sono imponibili ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive, inoltre, le spese per gli immobili acquistati o affittati ai fini dell’esercizio sono deducibili per sette anni.

Per quanto riguarda gli sgravi fiscali, per le start-up innovative sociali, rientrano anche le spese per l’équipe scientifica e gli operatori medico-sanitari e di sostegno ai di­pendenti, che per per una certa misura, sono qualificate ai fini tri­butari come spese in ricerca e sviluppo. Le agevolazioni interessano anche le spese per consulenze specialistiche e di collaborazione per soggetti specializzati nella cura e ausilio dei soggetti autistici che sono integralmente deducibili dal reddito di impresa per un periodo di sette esercizi.  La start-up a vocazione sociale inoltre è esonerata dal pa­gamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per l’iscrizione nel registro delle imprese, e dal pagamento del diritto annuale dovuto alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

Start-up innovative sociali, lavoro inclusivo

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Incentivi per promuovere il lavoro inclusivo

Ai datori di lavoro che investono in start-up innovative sociali è concesso un incentivo per trentasei mesi e nella misura del 70 per cento della retribuzione mensile lorda per ogni lavoratore con disturbo dello spettro autistico assunto a tempo indeterminato. Questo aspetto non è di poco conto se si considera che la legge 68/99  sul collocamento mirato è spesso ostacolata da imprenditori che preferiscono pagare delle sanzioni piuttosto che assumere persone con disabilità.

L’introduzione di un nuovo modello di start-up a vocazione sociale apre le porte ad un nuovo approccio ai temi dell’inclusione in cui le persone con disabilità diventano protagoniste di iniziative che, per la prima volta, esulerebbero dal mondo del no profit per entrare nel mercato del lavoro con finalità di profitto.

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Giacomo Capodivento

Giacomo Capodivento

Insegno religione dal 2012. Laureato in Comunicazione e Marketing e studente in Comunicazione e innovazione digitale. Per me occuparmi di comunicazione è una questione politica. Oggi collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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