Il 20 maggio 2022 si celebra la giornata della legalità: un’occasione non solo per ricordare le vittime di mafia, ma per riflettere e conoscere le molte iniziative di contrasto al fenomeno mafioso.

Mafia e agromafia

La ricorrenza della giornata della legalità 2022, che si celebra il 20 maggio e ricorda le vittime di mafia, spinge a interrogarsi sul fenomeno del contrasto alle mafie oggi. Che cosa si sta facendo, nel nostro Paese, per combattere un fenomeno relativamente poco conosciuto come quello delle agromafie e del caporalato? La mafia non è più un fenomeno che riguarda unicamente il Sud Italia: negli ultimi anni si sono intensificate le indagini e i provvedimenti che hanno acceso un riflettore importante sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia. La mafia, al Nord, mette le mani soprattutto sul settore agricolo, condizionando il mercato del lavoro e il settore dell’agricoltura, un ambito particolarmente sensibile alla piaga sociale del caporalato.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

L’ultima iniziativa delle forze dell’ordine, risalente a febbraio 2022, è l’operazione Polvere di stelle, che ha smantellato un’organizzazione di caporali nel Veneto, radicata tra le province di Vicenza, Verona e Padova e con al vertice caporali di nazionalità marocchina, oltre ai responsabili di aziende agricole del territorio e delle loro famiglie. L’organizzazione era estremamente ramificata e si serviva, per occultare le prove dello sfruttamento dei braccianti, anche della collaborazione di uno studio di commercialista. Ad aggiungersi al quadro indiziario, le tristemente note condizioni di lavoro ben al di là dello schiavismo: turni massacranti, braccianti ospitati in strutture fatiscenti, senza acqua corrente né elettricità né alcun dispositivo di sicurezza.

Giornata della legalità: cosa fa l’Italia?

Quella sgominata nel corso dell’operazione è solo l’ultima di una sequela di organizzazioni mafiose che hanno trovato terreno fertile (è il caso di dirlo) nel Nord Italia. Lo sfruttamento dei lavoratori va di pari passo con lo sfruttamento del suolo, in un circolo vizioso che avvelena una delle principali ricchezze del nostro Paese, l’agricoltura. Il settore dell’agricoltura è quello nel quale si registra la più alta percentuale di lavoro nero. Secondo le ultime rilevazioni Istat, nel 2018 la percentuale era del 24,2% rispetto a tutti i settori economici, arrivando al 34,9% tra i lavoratori dipendenti. La pandemia ha esasperato un fenomeno già critico: le aziende, dovendo scegliere dove tagliare, tagliano sugli stipendi dei lavoratori e sulle condizioni di sicurezza.

Dal 2018 il Ministero del Lavoro ha istituito il Tavolo Caporalato, composto dai principali attori nella lotta allo sfruttamento del lavoro: carabinieri, guardia di finanza e parti sociali (associazioni di lavoratori, terzo settore ecc.). Sul fronte europeo, il contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura e al fenomeno dell’agromafia è più complesso: è necessario infatti mediare tra Stati diversi con sensibilità e legislazioni differenti. Attualmente, lo strumento con più potenziale sul fronte del contrasto al caporalato e alle agromafie è il PAC, acronimo per Politica Agricola Comune. Si tratta di un fondo economico a cui gli stati dell’Unione possono attingere, se dimostrano di impegnarsi seriamente sul fronte della legalità nel lavoro e nelle politiche agricole.

Che cos’è il PAC e come può aiutare nel contrasto alle agromafie

Il piano PAC 2023-2027 prevede l’attuazione, da parte degli Stati membri, di un piano strategico nazionale che rispetti gli obiettivi comunitari per accedere ai fondi europei destinati all’agricoltura. Terreno di scontro tra i diversi paesi membri è la cosiddetta “clausola sociale” nell’erogazione dei fondi: un principio di condizionalità che disciplina l’accesso alle risorse economiche del PAC solo alle aziende che dimostrano di rispettare i diritti dei lavoratori. I sindacati italiani premono affinché la clausola sia attiva già dal 2023, sebbene l’obbligatorietà scatti dal 2025. Quello che i sindacati auspicano è un dialogo tra le diverse parti in campo: tavolo ministeriale, piano strategico nazionale e piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato.

Non tutti, però, sono soddisfatti del piano PAC così com’è: lo scorso 20 aprile le associazioni della coalizione #CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra! hanno richiesto riforme sostanziali. Il PAC 2023, sostengono, non è sufficientemente incisivo in termini di contrasto al cambiamento climatico, nel sostegno alle piccole realtà agricole nel contrasto alle agromafie e nella conservazione della biodiversità. La direzione indicata dalle associazioni è il contrasto all’agricoltura e all’allevamento intensivi, formazione, informazione e supporto agli agricoltori, rafforzamento dei controlli sulla sostenibilità sociale. Le proposte di revisione del PAC verranno presentate ufficialmente alla Commissione Ue entro fine luglio. Non in tempo per la giornata della legalità, ma comunque in tempo, forse, per migliorare un progetto che già promette di fare tanto per la terra e per coloro che ci lavorano.

Leggi anche:

Bellezza e legalità: il coraggio di difendere la propria terra

Legalità: a Catania, una vittoria importante contro racket e usura

Condividi su:
Avatar photo

Giulia Zennaro

sono una giornalista freelance di cultura e società, scrivo come ghostwriter, insegno in una scuola parentale e tengo laboratori di giornalismo per bambini. Scrivo per Hall of Series e theWise Magazine e, naturalmente, BuoneNotizie.it: sono diventata pubblicista grazie al loro laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici