In occasione dei cento anni dall’istituzione del primo dei Parchi Nazionali Italiani, Buonenotizie vi porta in un viaggio di scoperta fra 5 Parchi Nazionali e 2 Parchi Regionali, che vi sorprenderanno. Per noi, due esperti che ci accompagneranno dal nord al sud dell’Italia, senza dimenticare le isole: dalle Alpi agli Appennini, dagli Arcipelaghi ai Vulcani. 

Gli Appennini e il paesaggio italiano rappresentano per me un meraviglioso pezzo del creato”. Con queste parole Goethe descriveva, nel 1816, le sue impressioni durante il Grand Tour di conoscenza del territorio italiano. Un tempo in cui non esistevano i Parchi Nazionali Italiani, ma solo natura incontaminata: rimarremo ancora ammaliati, a distanza di duecento anni, dal viaggio del grande filosofo?

I Parchi Nazionali Italiani: cento anni di rispetto condiviso e tutela della tradizione nostrana

Dal tempo di Goethe la mentalità di tutela del Bel Paese si è trasformata, puntando sempre di più alla protezione delle aree naturalistiche della Penisola. I Parchi Nazionali Italiani festeggiano i loro primi cento anni: sono nati con l’obiettivo di proteggere la biodiversità e tutelare il territorio italiano.

I Parchi Nazionali e Regionali, nascono con l’intento di tutelare l’area del territorio italiano di riferimento e proteggerla dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione – spiega Anna Richard, zoologa valdostana che ha collaborato con il Parco Nazionale del Gran Paradiso e ora vive nel Carso per diventare Parco, il territorio deve avere valori naturali e paesaggistici che rispondano a requisiti specifici. Non solo: la richiesta di ottenere il livello di Parco deve provenire da coloro che vivono in quel territorio, perché la tutela è collettività e responsabilità civile. 

Il primo Parco Nazionale al Mondo fu quello di Yellowstone nel 1872. L’Italia e l’Europa seguirono qualche decennio dopo. Il primo dei Parchi Nazionali Italiani fu il Gran Paradiso, nel 1922, e da allora le aree protette continuano ad aumentare. La popolazione gioca un ruolo chiave: proprio con coloro che abitano le aree attorno ai parchi si crea la Carta del Parco, che unisce idee e progetti per il suo sviluppo. Per i Parchi Nazionali questa fase dura 8 anni, mentre per quelli Regionali 4. Una volta validato questo processo, i Parchi entrano nella fase di gestione: il periodo più emozionante per noi, in quanto si applica ciò che è stato proposto. Qui nascono progetti e attività che durano 10 anni.

Al termine di questo periodo la popolazione è chiamata a una valutazione. Se positiva, le autorità nazionali reinseriranno il Parco in una nuova fase di gestione per realizzare altri progetti o portare avanti quelli precedenti. I Parchi tutelano la natura, ma anche le tradizioni culturali, la musica, le lingue e i prodotti locali. Un Parco Nazionale o Regionale è un’estensione di noi”. 

Dal nord al sud del Bel Paese: in viaggio alla scoperta dei Parchi Nazionali Italiani

Le aree protette sono cresciute, soprattutto negli anni ’90, diventando un vanto e un punto di attrazione per il turismo locale e straniero. Sono ben 25 i Parchi Nazionali Italiani, ad essi, si affiancano aree protette, Parchi Regionali e riserve.

Il nostro viaggio di scoperta dei Parchi Nazionali Italiani comincia dalle Alpi per festeggiare il compleanno del Gran Paradiso. Istituito il 3 dicembre 1922, è l’emblema dell’idea di tutela del territorio italiano ed è quindi un modello di responsabilità condivisa. Si situa fra Valle d’Aosta e Piemonte, con una superficie di 71000 ettari. Il suo simbolo è lo stambecco, che ivi si tutela, oltre ad altri animali selvatici e la flora alpina.

Spostandoci verso sud incontriamo il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Con i suoi 70000 ettari, collocato fra le province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia è uno dei parchi più grandi d’Italia. Istituito nel 1993, rappresenta la storia e la biodiversità degli Appennini. Nel 2003 è stato premiato con il premio Panda d’Oro per i progetti di riqualificazione del Pino Mugo e dell’Abete Bianco, facendo il bis, nel 2010, per la reintroduzione del camoscio.  

Avanzando verso la Campania si trova il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La peculiarità, che lo discosta dagli altri Parchi Nazionali citati, è la vastità di ritrovamenti archeologici presenti al suo interno. Sito nella provincia di Salerno, il parco è stato istituito nel 1991. È la patria degli amanti della storia, in quanto sono visitabili i siti patrimonio dell’UNESCO di Paestum, Velia e Certosa di Padula. È anche il primo fra i Parchi Nazionali Italiani ad essere un geo-parco, grazie alla sua localizzazione fra mare e montagna, con un’estensione di 36000 ettari. 

Quando l’acqua è l’elemento dominate dei Parchi Nazionali Italiani

Il nostro viaggio fra i Parchi Nazionali Italiani continua, seguendo uno degli elementi predominanti per la nostra Penisola: l’acqua. Il Sud Italia e la Sardegna, vantano così un patrimonio geo-marino unico, visitato da italiani, ma anche dal pubblico straniero. 

Ci dirigiamo nel Parco Nazionale del Gargano, in provincia di Foggia. È stato istituito nel 1991 e racconta l’origine isolana della Puglia. Il Gargano, nell’Olocene, era infatti staccato dalla Penisola Italiana: solo con la formazione appenninica divenne il “tacco d’Italia”. Questo elemento caratterizza la sua biodiversità in uno spazio di 118000 ettari. Dalle profondità delle Isole Tremiti alla grandezza della foresta umbra, dalla vetta di Monte Sant’Angelo alla maestosità del Pizzomunno, è fra i primi Parchi Nazionali Italiani ad essere strutturato con percorsi per non vedenti o persone con disabilità motorie. 

Dalla Puglia raggiungiamo la Sardegna per un’altra eccellenza geo-marina: il Parco Nazionale della Maddalena, in provincia di Sassari. Istituito nel 1994 è l’unico dei Parchi Nazionali Italiani ad essere costituito da un arcipelago di 62 isole, con un’estensione di 180 chilometri di coste. La sua peculiarità è quella di essere un parco fra terra e mare, in cui è possibile avvistare delfini e immergersi fra la natura e la storia, segnata dai forti militari di epoca garibaldina. 

I Parchi Regionali: la tutela del territorio parte dall’educazione e dalla accessibilità per tutti

I Parchi Regionali sono anch’essi l’esempio di responsabilità collettiva e di tutela del nostro territorio. Le caratteristiche sono le stesse del Parchi Nazionali Italiani e anche in queste aree i progetti di sviluppo sono tantissimi. Massimiliano Pellerino, guida escursionistica dell’associazione naturalistica Vesulus del Monviso, parla ai nostri microfoni.

“La gestione di un Parco Regionale è una grande responsabilità – spiega Massimiliano – il valore è tutelare ogni aspetto faunistico e floreale dei nostri territori. Il Parco del Monviso, in provincia di Cuneo, nasce dall’impegno collettivo di proteggere un vastissimo quadro composto da borghi, paesi di tradizione occitana, animali e piante. Qui nasce il Po e molte sono le peculiarità di questa zona alpina. L’impegno di guardaparchi, guide escursionistiche e responsabili della didattica, rendono i Parchi Regionali e Nazionali, aree in cui apprendere, svolgere attività sportive, turistiche ed entrare in contatto con la biodiversità.

Il nostro impegno è quello di far conoscere la storia, le tradizioni e il territorio. Non solo: sempre di più si creano attività che rendono i Parchi accessibili a bambini o persone con disabilità. Il territorio è un bene di e per tutti. Il cambiamento climatico è sicuramente un fattore da tenere in considerazione per la tutela dei Parchi. Grazie all’impegno collettivo, si può lavorare per migliorare le condizioni dell’ambiente. Infine è fondamentale educare e informare gli escursionisti, in modo che, indirettamente, diventino anch’essi collaboratori e protettori della natura”.

Il nostro viaggio di scoperta si conclude nell’Isola più grande del Bel Paese: come scrisse Goethe “Senza vedere la Sicilia, non si può capire l’Italia”. Entriamo quindi nel Parco Regionale dell’Etna in provincia di Catania. È stato il primo parco ad essere istituito fra i Parchi siciliani nel 1987. I percorsi sono molti e si estendono su 59000 ettari: dal fumante Etna, alla Grotta del Gelo, il ghiacciaio più a sud d’Europa, ancora ammaliati dalle bellezze paesaggistiche italiane, come i viaggiatori del passato.

Erika Mattio

Erika Mattio

Erika Mattio, archeologa, antropologa, viaggiatrice e sportiva, dottoranda in Antropologia fra Madrid e Venezia. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Medio Oriente e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it e sono diventata pubblicista grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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