Vale ancora oggi il metodo investigativo ‘Follow the money’ del giudice Giovanni Falcone, morto nella strage di Capaci esattamente trent’anni fa, il 23 maggio 1992. Un metodo efficace grazie alla legge 646/92 di Pio La Torre, politico e parlamentare, anch’egli vittima di mafia nel 1982.  Qui è stabilito il reato di associazione mafiosa e l’esproprio dei patrimoni illeciti.  Così il destino dei beni confiscati alle mafie intraprende un nuovo corso al servizio della collettività. A stabilirlo è la legge 109/96, nata da un’iniziativa popolare e frutto di oltre un milione di firme raccolte dall’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Facciamo il punto sull’uso attuale dei beni immobili e sulle prospettive future date dal PNRR.

Quali sono i beni confiscati

Quando parliamo di beni confiscati, distinguiamo cinque tipologie: beni aziendali, beni mobili, beni immobili, beni finanziari, beni registrati.

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Beni aziendali: sono sedi, quote e partecipazioni societarie. La confisca ha ripercussioni nel mondo del lavoro. Alle volte, come il caso della Geotras di Catania confiscata definitivamente nel 2019, la società può essere rilevata dalla cooperativa di ex dipendenti.

Beni mobili e beni registrati: sono auto, moto, denaro. Nulla di strano, quindi, nel vedere la Polizia Municipale di Milano su una Ferrari 458, assegnatagli nel 2015. Oppure l’Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza) usare la Porsche Panamera, espropriata alla mafia, per il trasporto di organi destinati ai trapianti. Tra i beni mobili c’è anche il denaro.

Bene finanziario: sono titoli prodotti finanziari, investimenti, capitali.

Beni immobili: appartamenti, ville, terreni, palazzi, box, capannoni. Sono questi in percentuale i beni più soggetti a confisca. Un esempio di un loro uso etico viene da Roma: l’11 maggio 2022 è stata inaugurata la sede della Scuola Superiore della Magistratura, intitolata al giudice Mario Amato, assassinato nel 1980.

Il 90% delle somme ricavate dalla vendita di beni confiscati affluisce al Fondo Unico Giustizia. Successivamente questo capitale viene riassegnato al Ministero dell’Interno (per il 40%) e all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata –ANBSC (per il 20%). Questo è quanto stabilito dal decreto legge n.132 del 2018 (art. 36, co. 3, lett. d). Nella pratica, questo denaro sequestrato viene anche riutilizzato per il mantenimento degli stessi immobili confiscati in via definitiva e in attesa di assegnazione e destinazione.

Focus sui dati e gestione confische

A marzo 2022, il Ministero della Giustizia ha pubblicato la Relazione semestrale al Parlamento sui beni sequestrati o confiscati. I dati sono della Banca centrale e relativi al biennio 2020/2021. Si evince che al 31 dicembre 2021  le confische non definitive sono 51.732, le confische definitive risultano 34.909, quelle con destinazione 8.465.

Risulta che i nuovi beni iscritti sono 21.778. I beni sottoposti a sequestro sono 6.807, mentre quelli confiscati sono 95.106, cioè il 42% del totale dei beni censiti.

beni immobili confiscati o sequestrati in Italia sono in totale 38.101. Di questi, 7.189 sono ancora bloccati da iter giudiziari, mentre 7.126 sono destinati a uso istituzionale o sociale.

L’assegnazione degli espropri è seguita dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), in collaborazione con il Dipartimento per le politiche di coesione (DPCoe) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il destino dei beni confiscati alle mafie: un nuovo corso al servizio della collettività

PNRR: valorizzazione dei beni confiscati

Per le politiche di coesione, tutti i beni confiscati in via definitiva sono soggetti a programmi di investimento su progetti di valore etico. Il riscatto dalla mafia passa dal ridurre le differenze territoriali e sociali per cambiare in meglio il contesto in cui vivono le persone. Questi progetti di valorizzazione dei beni confiscati sono oggetto di un Avviso pubblico finanziato dall’Unione Europea e rientrano nel Piano Nazionale di Ripresa e resilienza (PNRR), nell’ambito dell’iniziativa Next Generation EU.

Le risorse in campo sono pari a 250 milioni di euro, destinati alla riqualificazione di intere aree e alla valorizzazione di beni confiscati alle mafie a esclusivo beneficio della collettività e delle nuove generazioni.

L’Avviso dell’Agenzia di coesione è rivolto a 8 Regioni del Mezzogiorno. I progetti possono essere proposti da Comuni, Province, Citta Metropolitane e Regioni, in forma consortile o in associazione. Perché il Pnrr si rivolga maggiormente al sud, lo spiegano i dati relativi ai beni oggetto di decreto di destinazione riferiti al quinquennio 2017-2021. Suddivisi per  per area geografica, i dati evidenziano come il patrimonio espropriato è maggiormente ubicato nell’area meridionale ed insulare.

Il destino dei beni confiscati alle mafie: un nuovo corso al servizio della collettività

Il report di Libera sui beni confiscati alle mafie

Quanto espropriato alle cosche viene usato per finalità di carattere sociale. A poterne usufruire a titolo gratuito sono comuni, comunità, associazioni di volontariato, cooperative sociali. Le destinazioni d’uso possono essere scuole, uffici pubblici, comunità di recupero per tossicodipendenti, case per anziani, per fare qualche esempio.

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, presieduta da don Luigi Ciotti, a marzo pubblica un report che chiarisce il destino dei beni confiscati alle mafie.

Sono 947 soggetti diversi impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in ben 18 regioni su 20, in più di 350 comuni. Più della metà delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (505), mentre le cooperative sociali sono 193 (con 5 cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e 16 consorzi di cooperative).

Si annoverano inoltre: 15 associazioni sportive dilettantistiche, 40 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 26 fondazioni private e di comunità. 58 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 16 gruppi dello scoutismo, 27 istituti scolastici di diverso ordine e grado. 33 enti pubblici, tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di comuni che offrono dei servizi di welfare sussidiario dati in gestione a soggetti del Terzo settore.

Il destino dei beni confiscati alle mafie: un nuovo corso al servizio della collettività

Report Fatti per Bene, Libera

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Anna Restivo

Editor e creator freelance nel motorismo sportivo e storico.  Ho collaborazioni in F1 dal 2014, passando anche dalla Motogp, e dal 2019 in manifestazioni di auto e moto d'epoca. Mi piace raccontare il motorismo e le sue connessioni con società, arte, ambiente, creando format e progetti. Attualmente collaboro con BuoneNotizie.it, grazie al quale ho avuto l'opportunità di conoscere il giornalismo costruttivo.

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