Il rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile dell’Italia, Bes-Istat 2022, quest’anno è caratterizzato dall’analisi dei dati dal 2019, anno pre-pandemico, al 2022. Lo studio è un monitoraggio del progresso della nazione attraverso una serie di indicatori economici, sociali e ambientali.

Come indica l’acronimo Bes, il benessere della società è legato all’equità, intesa come riduzione delle disuguaglianze economiche-sociali e alla sostenibilità, cioè alla preservazione delle risorse per le generazioni future.

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Dal rapporto risulta che quasi tutti gli indicatori sono peggiorati e questo, a detta di Linda Sabbadini, direttrice del dipartimento dell’informazione statistica Istat, a causa della pandemia, della crisi climatica e della crisi energetica, seguita alla guerra in Ucraina.

Gli indicatori Bes

Il rapporto Istat-Bes nasce nel 2013 per fornire, attraverso 152 indicatori raggruppati in 12 macro-categorie, una mappa dettagliata dei “bisogni” del Paese.

Il primo parametro è quello economico: il PIL della nazione e il reddito delle famiglie. Viene monitorata, di anno in anno, la diseguaglianza esistente tra la fascia più alta della popolazione e quella a reddito più basso, sino ai dati sulla povertà assoluta. Il secondo indice è lo studio della salute e nello specifico la speranza di vita in buona salute alla nascita ed il fenomeno dell’obesità. Terzo indice è l’uscita precoce dall’istruzione con la connessa disoccupazione ed inattività.

Anche il livello di criminalità è considerato un indicatore del benessere-malessere della società, in particolare i furti, borseggi e rapine. L’efficienza della giustizia con la durata dei processi civili è considerata sintomo della “salute” della democrazia del Paese. Gli ultimi indicatori riguardano l’ambiente con l’emissione di CO2 e l’abusivismo edilizio.

L’analisi comparata dei dati: dal 2019 al 2022

I dati del rapporto ricostruiscono un quadro del Paese gravemente danneggiato in vari ambiti del benessere. Si legge infatti nel rapporto che “La contrazione dell’attività economica osservata nel corso del 2020 è stata senza precedenti in tempo di pace. Tuttavia la recessione del 2020 è stata mitigata da interventi di politica fiscale a sostegno di famiglie e imprese.”

I dati evidenziano che dal 2019 il divario tra Sud e Centro-Nord si è ampliato e il tasso di occupazione, a confronto, nel Mezzogiorno risulta -23%. Anche le diseguaglianze di genere si sono estese essendo il tasso di occupazione femminile sceso ulteriormente dello 0,7%. Tra le percentuali critiche si segnalano:  la povertà assoluta che sale del 7%; l’eccesso di peso che aumenta dello 0,9%; l’abusivismo edilizio che aumenta di 0,1% e il calo di istruzione che diminuisce dello 0,4%. Tra gli altri dati negativi si riscontrano: l’aumento del lavoro precario, il calo delle nascite, un minore investimento dei Comuni nella cultura e un aumento degli incendi boschivi.

Nello stesso periodo si riscontra una riduzione dell’emissione di CO2 e un calo del livello di criminalità, in particolare degli omicidi dello 0,5%, il più basso tra i Paesi UE; l‘uso di Internet nel 2022 ha raggiunto il 75,6% della popolazione e l’aumento del volontariato si colloca a quota 8,3%.

I giovani: un fenomeno preoccupante

Dalle statistiche risulta un aumento della disoccupazione e inattività dei giovani. In particolare la pandemia ha peggiorato le condizioni di benessere psicologico dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni: il punteggio nel 2020-2021 è sceso per le ragazze di 4,6 punti e per i ragazzi di 2,4. Tra i ragazzi di 14-17 anni, il 23,6% è consumatore di alcol a rischio.

C’è stato un aumento dei giovani tra 18 e 29 anni, che non sono inseriti in un percorso scolastico o formativo e che non sono neppure impegnati in un’attività lavorativa, i cosiddetti NEET, “Not in Employment, Education or Training”. In Italia il dato NEET si attesta sul 19% rispetto alla media europea dell’11,7%.

Il tasso di abbandono dal sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un diploma tra i giovani 18-24 anni nel 2021 è stato del 12,7%, un valore superiore a quello fissato in sede europea pari al 10%. Le emigrazioni dei cittadini di 25-39 anni con titolo di studio universitario sono state di 14.528 unità.

I dati Bes Istat 2022 utilizzati per scelte di politica economica

Il Ministro per gli affari europei Raffaele Fitto ha evidenziato l’importanza di questo strumento di misurazione delle criticità sociali del Paese. Il Bes, fornendo al Ministero dell’Economia e delle Finanze i dati reali, permette di programmare le future politiche economiche selezionando le misure necessarie da adottare.

Gli studi Bes sullo sviluppo sostenibile sono rapportati ai dati nello stesso settore forniti dall’ONU e dall’Unione Europea. Nel 2015 i Paesi dell’ONU hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma politico con obiettivi comuni da raggiungere. Sempre in quest’ottica, l’Unione Europea ha impostato nel 2021 il Next Generation EU, un programma di ripresa economica sviluppato dopo la pandemia e finanziato dall’Unione.

L’Italia, anche se in netta ripresa, non è ancora ai dati pre-pandemici del 2019 ma, ha sottolineato il Ministro Fitto, grazie ai finanziamenti del PNRR si sono pianificati progetti per superare le problematiche del Paese. Le politiche per il benessere dell’Italia richiedono, oggi più che mai, politiche per il benessere dei giovani.

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Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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