L’estate è arrivata. Telecamere nascoste, video amatoriali e campagne di sensibilizzazione raccontano le tecniche ormai note dell’abbandono degli animali di affezione. Immagini strazianti tornano a fare capolino durante il periodo estivo, quasi a far credere che sia solo un problema stagionale, ma abbandono e randagismo non sono legati al calendario.

Una corsa infinita per i diritti degli animali

La Lav, Lega Anti Vivisezione, nata nel 1977 impegnata per l’affermazione dei diritti animali combattendone ogni forma di sfruttamento, stima che, mediamente, ogni anno in Italia vengono abbandonati circa 50.000 cani e 80.000 gatti.  Di questi, oltre l’80%, nel momento in cui viene lasciato solo, rischia di morire a causa di incidenti, malnutrizione o maltrattamenti. Da troppi anni, il trend, non accenna a diminuire.

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«Non si tratta solo di mancanza di empatia, – sostiene Ermanno Giudici, formatore accreditato PoliS-Regione Lombardia e creatore de “Il Patto Tradito”, blog sui diritti degli animali – . Il problema ha radici ben più profonde. Manca una buona educazione alla consapevolezza di cosa significhi realmente prendersi cura di un animale, comprendere le sue esigenze, rispettarlo ed entrare in connessione con lui».

I diritti degli animali sono imprescindibili in una società civile, ma troppo spesso vengono dimenticati e sottovalutati. «La vendita e le adozioni degli animali – continua Giudici – andrebbero regolamentate e supportate da competenze di professionisti qualificati che siano in grado di valutare i requisiti e le motivazioni di chi si propone come adottante o acquirente di un animale di qualsiasi specie».

L’abbandono è un reato e un crimine etico

Come esseri senzienti, gli animali  percepiscono il dolore derivante da un possibile abbandono e dalla mancanza di cure idonee. Stress, ansia, rifiuto del cibo, destabilizzazione psicologica, atteggiamenti nevrotici, senso di smarrimento, panico, terrore: queste sono le sensazioni che prova un animale abbandonato. Adottare o acquistare un animale non è un diritto né tantomeno un obbligo. È una scelta consapevole e ponderata, possibilmente non dettata da momentanee spinte emozionali. È un impegno a lungo termine, è sacrificio e cambiamento.

Nel 1991, con l’entrata in vigore della Legge quadro n. 281/91 in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, cani e gatti accalappiati hanno visto riconosciuto il loro diritto alla vita. Fino a quel momento, dopo soli pochi giorni di detenzione, venivano soppressi. Oggi, l’abbandono degli animali non viene condannato solamente a livello morale:chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro […]”, così recita l’articolo 727 del Codice Penale. 

Randagismo e vagantismo si possono sconfiggere

Impegno, costanza, determinazione, organizzazione e passione sono tutti requisiti indispensabili per realizzare un progetto impegnativo come quello della dottoressa Francesca Toto esperta in marketing e comunicazione. Zero cani in Canile  è il suo più grande sogno che è riuscito a diventare realtà a Vieste, in Puglia, grazie all’impegno iniziato nel 2012 da un gruppo di volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane.

«A Vieste il randagismo e il vagantismo – racconta Francesca Toto – , ossia cani di proprietà vaganti sul territorio, era preoccupante. Le mancate sterilizzazioni portavano inevitabilmente ad accoppiamenti e in alcuni periodi dell’anno le cucciolate erano davvero numerose. Con un lavoro in sinergia con istituzioni, forze dell’ordine, Asl e associazioni, coordinato dal Comune di Vieste, abbiamo cominciato una mappatura a tappeto sul territorio con sterilizzazioni dei cani delle aree rurali. I proprietari, a quel punto, sono stati obbligati a chippare i propri cani e l’azione di sensibilizzazione, come conseguenza, li ha spinti anche a sterilizzare le femmine».

Randagismo e vagantismo sono problemi sociali, ma le azioni solidali e l’impegno comune di Francesca Toto, dei volontari e dell’assessore al benessere animale Vincenzo Ascoli che ha voluto nella polizia Locale il Nucleo specifico dedicato agli animali, si possono risolvere insieme. «Ci siamo impegnati molto anche nelle scuole – continua Toto – con il programma ConFido in te per educare i bambini e i ragazzi sulla corretta gestione dei cani e sulle loro necessità con enormi soddisfazioni. I giovani sono il nostro terreno fertile e alcuni di loro sono diventati i principali educatori delle famiglie».

Grazie a questo progetto, il Comune di Vieste non ha più cani sia nel canile rifugio che nel canile sanitario così da avere la possibilità  di convertire alcuni locali in spazi per laboratori educativi sugli animali. Questa iniziativa ha innescato un meccanismo virtuoso e la cittadina pugliese è diventata una meta sempre più ambita dagli amanti degli animali per le vacanze in armonia insieme ai loro pet, grazie alla creazione di cinquanta lidi che accettano cani oltre alle numerose spiagge libere. Il progetto Zero Cani in Canile sta trovando spazio anche in Puglia, Calabria e Lazio e, ad oggi, è un esempio da utilizzare in tutta Italia.

Promuovere una corretta relazione con gli animali

Impedire la riproduzione incontrollata degli animali da compagnia è un obiettivo perseguito da tempo. Molteplici sono le attività svolte dai volontari delle associazioni che quotidianamente si dedicano al recupero e alla cura di cani e gatti abbandonati cercando poi di rendere i canili e gattili degli stalli momentanei e non prigioni a vita.

Per prevenire e sconfiggere l’abbandono e il randagismo occorrono politiche e campagne che incoraggino la registrazione e l’identificazione dei pet con il microchip. Associazioni, Asl, veterinari e comuni in tutta Italia cercano di sensibilizzare sulla necessità della microchippatura e della registrazione dei 4 zampe all’anagrafe degli animali d’affezione, di informare e di fornire consigli su come comportarsi nel migliore dei modi con i cani e i gatti che vivono in famiglia affinché la convivenza sia serena sia per l’uomo che per l’animale.

Di esempi virtuosi per ridurre il fenomeno del randagismo canino ce ne sono soprattutto al Sud Italia dove la situazione si presenta spesse volte particolarmente critica. Dal Comune di Tito in provincia di Potenza ai Comuni di Mazara del Vallo e Ragusa in Sicilia, da quelli di Oristano e Ostuni in Sardegna, a quelli di Viterbo e Velletri nel Lazio, Ambulatori veterinari individuati dalle Amministrazione dei Comuni hanno portato avanti progetti di incentivazione alla sterilizzazione dei cani padronali interamente a loro carico.

Il randagismo non è un fenomeno invincibile – sottolinea Ermanno Giudici – È il frutto di una serie di errori umani nella gestione degli animali e soprattutto di una scarsa conoscenza. Il randagismo si può ridurre e contrastare in modo scientifico, non solo emotivo”.

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Florinda Ambrogio

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con specializzazione in Scienze Forensi, amo la cronaca tanto quanto la narrativa. Da sempre impegnata per portare l'attenzione sui sempre attuali temi della crescita personale. Il cassetto mi piace riempirlo fino all'orlo di sogni che sostituisco non appena diventano realtà. Aperta al cambiamento solo se porta a migliorare.

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