Il 12 giugno, i governi dell’Ue hanno raggiunto un accordo sulla bozza della direttiva per disciplinare il settore della gig economy, che comprende rider, autisti e lavoratori domestici, i quali svolgono la propria professione alle dipendenze di piattaforme digitali.

Quella dei rider è una categoria di lavoratori che spesso viene sottovalutata. Gli addetti al delivery che, effettuano consegne in bicicletta o in scooter, sono esposti a non poche insidie. Condizioni meteo sfavorevoli, turni notturni, rischio di infortuni sulla strada e ritmi di lavoro stressanti caratterizzano l’attività dei rider. Perciò, l’obiettivo della direttiva è quello di tutelare la categoria, riclassificando le posizioni dei lavoratori da autonomi a dipendenti a tutti gli effetti. L’Ue ha stabilito di inserire regole a favore dei lavoratori della gig economy. Il documento sarà discusso con il Parlamento per l’approvazione definitiva.

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Rider, fattorini e non solo: il settore della gig economy

Rider, lavoratori domestici e noleggio con conducente: rientrano nella gig economy, un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo. Negli ultimi anni, l’occupazione nel settore della gig economy ha subìto una crescita notevole grazie all’espansione di piattaforme come Deliveroo, Uber, Glovo e JustEat.

Soprattutto durante il periodo della crisi sanitaria, il settore del food delivery è stato protagonista di un vero e proprio boom. Con l’aumento della domanda, è cresciuto il numero dei fattorini e questo ha fatto sì che iniziassero ad accendersi i riflettori sul tema della tutela dei rider. Per tutela si intende sia quella di indennità prevista durante l’attività in condizioni meteo sfavorevoli, durante i festivi, ma anche il riconoscimento contrattuale di permessi retribuiti e l’obbligo di assicurazione.

I lavoratori della gig economy: un settore in crescita

Attualmente gli autonomi delle piattaforme digitali all’interno dell’Ue sono 28 milioni. In realtà, in diversi settori devono essere rispettate le norme e le restrizioni analoghe a quelle che si applicano a un dipendente. Quando questi lavoratori hanno di fatto un rapporto di lavoro con l’azienda, dovrebbero disporre della protezione sociale e beneficiare dei diritti garantiti ai dipendenti dal diritto nazionale e dell’Ue.

Il Consiglio mira a riclassificare gli autonomi della gig economy come subordinati attraverso una nuova normativa. Questo anche a seguito della smisurata crescita economica delle piattaforme digitali. Dal 2016 al 2020, le entrate sono passate da un importo di 3 miliardi a circa 14 miliardi di euro. Si stima che nel 2025 i lavoratori saranno 43 milioni. Lo sviluppo repentino del settore ha portato a una situazione non chiaramente definita sulla situazione occupazionale dei soggetti impiegati. Per questa ragione, gli Stati membri hanno stabilito la necessità di introdurre una normativa a tutela della categoria.

Direttiva Ue a tutela dei rider: cosa cambia con la nuova legge

La bozza di direttiva comunitaria su cui è stato trovato un accordo, dovrà ora essere finalizzata e approvata dal Parlamento. La proposta chiarisce i criteri attraverso cui i lavoratori non siano subordinati solo alla app, ma anche da chi li retribuisce. La risposta della proposta di direttiva si basa su alcuni parametri oggettivi, la cui presenza consentirebbe agli organi di vigilanza e ai giudici del lavoro di riqualificare i rapporti irregolari di chi collabora con piattaforme digitali senza necessità di accertamenti complessi.

Nello specifico, basterà che il rapporto presenti almeno tre dei seguenti criteri affinché sia classificato come lavoro dipendente. Tra questi: limiti massimi sulla quantità di denaro che i lavoratori possono ricevere, restrizioni sulla loro capacità di rifiutare il lavoro, l’imposizione di un abbigliamento specifico, vincoli sull’orario di lavoro, le vacanze o il trasferimento a terzi dell’impegno lavorativo e limiti alla possibilità di allargare la clientela. In presenza di questi requisiti, si applicherà una forma di presunzione di subordinazione. Il datore di lavoro dovrà dimostrare che non sussiste alcun rapporto di lavoro secondo la normativa nazionale.  

Nuova direttiva Ue per i rider: maggiori tutele per i lavoratori della gig economy

La sede del Parlamento europeo a Strasburgo

New York, città apripista per tutelare il lavoro dei rider

Negli Usa arrivano le prime tutele per i lavoratori del settore. A partire dal 12 luglio, i rider di New York saranno pagati almeno 17,96 dollari l’ora, grazie al primo provvedimento in materia negli Usa. L’aumento è stato comunicato dal sindaco Eric Adams ed entra in vigore due anni dopo l’approvazione di una serie di norme destinate a migliorare le condizioni dei lavoratori.

Il provvedimento è l’inizio di una modifica per il settore, ma alcuni scettici ritengono che non basti per tutelare i rider. In più, i gruppi industriali sostengono che i costi aggiuntivi potrebbero far ricadere i costi sui consumatori e sui ristoranti, che già pagano tariffe consistenti per utilizzare le app.

A New York sono circa 60mila i lavoratori che trasportano cibo takeaway, generi alimentari e altri prodotti e il loro stipendio medio è di 11 dollari l’ora ed è inferiore al salario minimo di 15 dollari garantito nello stato di New York. Con questo nuovo provvedimento la situazione per questa categoria di lavoratori ormai consolidata, potrebbe avere degli sviluppi positivi.

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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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