Quante volte – nella vita lavorativa, ma non solo – è necessario adottare una comunicazione efficace, per instaurare un buon rapporto di collaborazione con gli altri? La risposta è quasi scontata. Eppure, ci si sofferma di rado sul fatto che è un’esigenza primaria anche nell’ambito di rapporti ben più importanti, come sono quelli tra le nazioni. Nella Storia degli ultimi decenni (come vedremo), vi sono state crisi internazionali risolte anche grazie a un certo modo di comunicare tra le parti in causa. Tutto ciò è stato reso possibile dal cosiddetto Telefono Rosso – uno strumento tornato d’attualità proprio in quest’ultimo anno, con il conflitto in Ucraina.

Si tratta di un canale per comunicare in modo riservato, impiegato dalle grandi potenze in situazioni di grave tensione, implementato negli anni della Guerra fredda. Pur essendo divenuto celebre – grazie al cinema e a molti romanzi – con il nome Telefono Rosso, in realtà non è un vero “telefono”. In origine esso nacque come sistema telescrivente, mentre al giorno d’oggi ricorda più quello dell’e-mail. In ogni caso, si tratta di un dato su cui riflettere. Infatti – nei frangenti in cui è opportuno comunicare in maniera ponderata e convincente –, la parola scritta si conferma il mezzo più adatto a favorire la riflessione e a scongiurare le azioni violente.

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L’era nucleare e la necessità di una comunicazione efficace

Chiunque abbia visto il film “Thirteen Days” – che racconta la crisi dei missili di Cuba del 1962 – sa che quello fu uno dei momenti in cui il mondo fu più vicino a una guerra nucleare. In tale occasione, più di tutto, si capì che era opportuno creare una linea di comunicazione diretta fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Durante la crisi, i loro contatti erano stati lenti e laboriosi – mentre una comunicazione efficace delle rispettive intenzioni sarebbe stata di grande aiuto.

Sempre parlando di prodotti artistici, anche “Il dottor Stranamore” (libro di Peter George che ispirò il film omonimo di Stanley Kubrick) ebbe a che fare con la questione. Difatti, il professore di Harvard Thomas Schelling – tra i primi a caldeggiare una linea diretta tra Mosca e Washington – attribuì al romanzo un merito particolare. Ossia, proprio quello di aver reso i governi consapevoli dell’urgenza di comunicare col “nemico”.

Per fortuna, se oggi possiamo parlarne è perché, in ogni caso, si arrivò a evitare il conflitto. La razionale ricerca di un compromesso e il contenimento degli oltranzismi più bellicosi riuscirono a salvare il mondo. Tuttavia, mai come allora si comprese che una cattiva gestione dei problemi e della comunicazione poteva avere esiti irreparabili.

Decenni di Storia raccontati attraverso il Telefono Rosso

Un anno dopo la crisi di Cuba, a Ginevra, i delegati dell’URSS e degli Stati Uniti firmarono un “Memorandum d’intesa riguardo all’implementazione di una linea di comunicazione diretta”. In seguito a ciò, quattro telescriventi con caratteri latini arrivarono a Mosca, e altrettante con caratteri cirillici a Washington. Ogni messaggio inviato sarebbe stato ricevuto nella lingua del mittente, e tradotto subito dopo.

Un fatto positivo fu che il Telefono Rosso – da quel momento – si rese necessario in poche occasioni. Tuttavia, sempre in contesti di estrema delicatezza – ad esempio i conflitti arabo-israeliani. Sia nella Guerra dei Sei Giorni che in quella del Kippur, infatti, esso servì a comunicare gli spostamenti navali delle flotte russe e statunitensi. Lo scopo era evitare che fossero interpretati – con gravi rischi – come tentativi di intervento in quegli scontri.

In ogni caso, a partire dalla sua creazione, si ricorse a questo canale riservato quasi in ogni conflitto. Vanno ricordati, in particolare, quello indo-pachistano del 1971, l’invasione turca di Cipro del 1974, l’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1979 e le operazioni americane in Libano degli anni Ottanta.

una comunicazione efficace può salvare il mondo

Il Telefono Rosso, nato come mezzo di comunicazione efficace per “salvare il mondo”, è stato usato durante il conflitto in Ucraina. Fonte: Freepik

Il Telefono Rosso tra la Russia e l’Occidente oggi

Secondo alcune rivelazioni – rilasciate in forma anonima da un funzionario del governo americano all’agenzia Reuters –, di recente il Telefono Rosso sarebbe tornato a “squillare”. A quanto pare, infatti, la linea riservata tra Washington e Mosca si è attivata in un’occasione, durante l’attuale guerra russo-ucraina. Il motivo sarebbero state alcune operazioni militari russe nei pressi di strutture sensibili ucraine.

Lo stesso funzionario ha aggiunto che la linea, invece, non si attivò quando un missile cadde all’interno della Polonia – facendo temere il peggio. In seguito, esso si rivelò un missile ucraino lanciato per intercettarne uno dei russi – scongiurando l’ipotesi che un razzo di questi ultimi avesse potuto colpire un Paese NATO.

Prima del conflitto – nel 2016 – l’amministrazione del presidente americano Barack Obama era ricorsa a questo canale. La ragione era l’urgenza di ribadire, di fronte alla Russia, che qualsiasi intrusione nel processo elettorale statunitense sarebbe stata considerata un “atto grave”.

Che cosa insegna la comunicazione efficace tra le nazioni

Fin dagli anni della sua creazione, il cosiddetto Telefono Rosso non fu mai un vero telefono, bensì un mezzo di comunicazione scritta. Le relazioni diplomatiche tra le nazioni si muovono su un terreno delicato, in cui la capacità di comunicare sorregge equilibri importanti. E difatti la parola scritta – a differenza di quella enunciata – è lo strumento della riflessione, con cui si soppesano le parole. Qualcosa che può servire non solo per salvare il mondo, ma anche un semplice rapporto quotidiano di lavoro.

La comunicazione è un mezzo per migliorare. Usarla bene vuol dire imparare a fare una sintesi tra istanze differenti: le proprie e quelle degli altri. È importante far capire a chi ci sta di fronte che – benché siamo convinti di ciò che pensiamo – comprendiamo il suo punto di vista, e siamo disposti ad approfondirlo. Perché il vero grande risultato è salvare il mondo dalle incomprensioni.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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