Dal 1 luglio Bologna va a 30 km/h, diventando così la prima grande città italiana a imporre un limite di velocità contenuto sulle strade urbane, ad eccezione di quelle a scorrimento rapido. Una novità a cui i cittadini dovranno abituarsi: infatti è previsto un periodo di transizione che durerà alcuni mesi, fino al 1° gennaio 2024, quando entreranno in vigore le sanzioni per chi percorrerà le strade di Bologna ad una velocità più elevata. Nel centro storico il limite dei 30 è già esistente.

I mesi di cambiamento serviranno per fare interventi importanti, come attrezzare la città con 500 cartelli, organizzare corsi di guida sicura e informare i cittadini di questa trasformazione culturale. La normativa entrata in vigore da pochi giorni, riguarda circa il 70% delle strade di Bologna, mentre con il limite fissato a 50 km/h vi saranno un centinaio di strade, piazze e rotonde, compresi tutti i viali di circonvallazione e le grandi arterie cittadine. Per queste strade i controlli saranno intensificati. 

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Città 30: le città europee e non che hanno già adottato il modello

Barcellona è stata la città 30 apripista: con l’ideazione negli anni ’80 delle superilles ad opera dell’urbanista Salvador Rueda. Il progetto prevede la creazione di un sistema di sensi unici per veicolare il traffico automobilistico sulle strade lungo il perimetro del macro-isolato di riferimento. All’interno dell’area sono aumentati spazi verdi, parchi giochi e zone di socialità, evitando così che all’interno del quadrante entrino le auto dei non residenti. Anche altre città europee come  Helsinki, Valencia, Zurigo, Bilbao, Graz, Grenoble e Londra e Madrid hanno attuato questo cambiamento.

Le sperimentazioni delle prime zone 30 parlano di un miglioramento della qualità della vita in città, di una riduzione della spesa pubblica, di nessun problema di ingorgo del traffico.

Per quanto riguarda l’Italia, alcuni comuni come Olbia e Ascoli, mete scelte dai turisti, specialmente stranieri, hanno deciso di diventare città 30. Questo per attrarre un maggior numero di vacanzieri affinché possano sentirsi più sicuri di circolare sulle strade, in particolare con le biciclette.

Perché l’Italia è in Europa tra le mete più ambite per il cicloturismo (vale 44 miliardi di euro), ma il numero di turisti che ogni anno pedalano in Italia (per un indotto pari a 3,5 miliardi di euro) è inferiore di circa il 60% rispetto al numero potenziale perché l’Italia è considerata pericolosa da pedalare.

L’esempio di Bologna per le altre grandi città italiane

L’obiettivo prioritario di Bologna 30 è la sicurezza stradale. Ogni anno in Italia ci sono più di 170mila incidenti stradali dovuti principalmente alla distrazione e all’eccesso di velocità. Secondo ISTAT, oltre il 73% degli incidenti avviene in città: per questo, diminuire il limite di velocità permetterebbe di ridurre il numero e la gravità degli incidenti.

Un altro problema provocato dal traffico urbano riguarda le polveri sottili. Infatti, secondo i dati riportati da Mobilitaria, lo studio annuale di Kyoto Club e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR, il traffico genera fino al 60% dello smog.

Abbassando il limite di velocità in città è un disincentivo all’uso dell’auto e meno auto circolano migliore sarà la qualità dell’aria. Questo vale anche per l’inquinamento acustico: diminuendo la velocità massima a 30 km/h si abbassa anche il livello di rumore e questo migliora il benessere dei cittadini. 

Inoltre riducendo la velocità delle auto diventa più sicuro spostarsi a piedi o in bicicletta e le persone possono scegliere quale mezzo usare: il 60% degli spostamenti abituali non supera i 5 km. La Città 30 ridefinisce gli spazi e mette al centro le persone, specialmente quelle più fragili: bambini, anziani e disabili. Con i 30 km/h la città diventa più inclusiva. Infine con meno auto in circolazione è possibile ridistribuire lo spazio pubblico, creando aree verdi in modo da contrastare le emissioni di CO2.

Obiettivo strade sicure: Bologna diventa la prima grande città 30

Bicicletta nel traffico urbano

Obiettivo città 30: comporterà solo vantaggi?

I vantaggi di una città 30 sono innumerevoli. Ma non mancano i potenziali svantaggi. Ad esempio, la consapevolezza di una maggior sicurezza può indurre alcuni pedoni o ciclisti a essere meno attenti così come si è verificato in passato per le automobili. L’introduzione di dispositivi di sicurezza come le cinture o l’airbag può favorire un comportamento da parte dei  conducenti un po’ meno prudente.

Inoltre in futuro una diffusione sempre maggiore di dispositivi installati sulle vetture consentiranno di intervenire sulla distrazione del conducente: dal 2022 è obbligatoria l’installazione sui veicoli della frenata automatica di emergenza.

Probabilmente un aumento dei controlli e la maggiore circolazione di veicoli dotati di dispositivi per la sicurezza, potrebbero favorire nei prossimi anni un’ulteriore importante diminuzione del numero di incidenti.

I cittadini dovranno abituarsi a circolare a una velocità più ridotta. La nostra società caratterizzata dalla velocità e da un senso costante di fretta dovrà fare i conti con un cambiamento culturale. Dopo alcuni mesi dall’entrata in vigore della normativa, resterà da capire se la nuova sfida urbanistica di Bologna troverà l’approvazione degli automobilisti più restii ai 30 all’ora.

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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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