Le tecnologie hanno ampliato le potenzialità dell’intelligenza artificiale portando benefici alle economie delle imprese, alla produttività delle aziende, così come vantaggi nell’assistenza sanitaria, nel trasporto pubblico e nell’agricoltura. Si stima che il suo uso porterà a una riduzione delle emissioni globali di gas serra. Ma poi c’è l’abuso. Tanto da far dichiarare a Carlo Verdone: “Sacrosanto lo sciopero degli attori di Hollywood.”

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Dal 14 luglio, da Los Angeles a New York, è in atto lo sciopero degli attori e sceneggiatori del cinema e della televisione. In 160mila hanno aderito alla protesta indetta dal sindacato contro gli Studios di Netflix, Disney, Paramount, Fox, Universal, Sony, Warner Bros e Amazon.

Si è fermato un business cinematografico e televisivo da 134 miliardi di dollari. Le richieste del sindacato vertono sugli aumenti della retribuzione, le tutele per il lavoro e la regolamentazione dell’uso dell’intelligenza artificiale. La cosiddetta AI – Artificial Intelligence.

Ciò che preoccupa i lavoratori è un futuro dominato dalla tecnologia. Tramite l’AI si possono scansionare i volti degli attori e duplicare le loro sembianze e le loro voci. I produttori di Hollywood stanno avanzando la richiesta agli attori del riutilizzo della scansione della loro immagine, pagandoli quindi per un solo giorno di lavoro. Il rischio è l’impossessamento della loro immagine senza limitazione di tempo e il riutilizzo della sembianza in altri progetti. Senza ulteriore retribuzione.

Perché l’intelligenza artificiale fa paura a attori e scenografi

Tramite algoritmi la tecnologia generativa è in grado di generare contenuti, testi, immagini, video, musica, audio, simulazioni e codici. Per questo motivo l’intelligenza artificiale è stata definita dagli attori e scenografi americani una “minaccia alla loro esistenza”. 

Nelle trattative tra il sindacato SAG-AFTRA (la più grande federazione sindacale americana dei media) e il gruppo che rappresenta i maggiori produttori di Hollywood, la AMPTP (Alliance of Motion Picture and Television Producers), la contrattazione per una regolamentazione più severa sull’uso dell’intelligenza artificiale è stata un vero punto critico. Gli artisti chiedono protezioni per la loro professione in quanto la prospettiva è di essere sostituiti con una copia digitale.

L’AI può farlo a un prezzo inferiore: il deep fake

Da tempo le produzioni cinematografiche utilizzano immagini generate al computer per creare scene, invece la creazione di un personaggio generato al computer era costoso. Questo è cambiato man mano che la tecnologia è avanzata. Ora, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, il computer riesce a generare automaticamente le scansioni digitali degli attori e si possono inserire le loro sembianze in scene in cui gli attori non sono presenti durante la produzione o per scene con acrobazie pericolose.

L’espressione deep fake sta a indicare il risultato dell’utilizzazione del software dell’intelligenza artificiale che partendo da contenuti reali, immagini e audio, riesce a ricreare realisticamente volto, corpo, movimenti e voce. Una vera simulazione realistica tramite la somiglianza digitale.

Tra le richieste del sindacato SAG-AFTRA ci sono quindi le restrizioni sull’utilizzo della somiglianza digitale da parte degli Studios. Solo con il consenso e il compenso gli attori esordienti potranno essere protetti in quanto, una volta diventati famosi, potrebbero vedere l’utilizzo della propria “somiglianza” da parte di uno degli Studios che la possedeva da un film precedente.

Il Parlamento Europeo approva l’AI Act: le norme che disciplinano l’uso dell’intelligenza artificiale

A giugno di quest’anno il Parlamento Europeo ha approvato degli emendamenti alla proposta della Commissione Europea per regolare l’uso dell’intelligenza artificiale.  L’obiettivo dell’AI Act non è solo una protezione economica per i cittadini e le imprese dell’UE, ma anche una tutela etica, garantendo uno sviluppo sociale che sia umano-centrico.

Vi sono dei limiti nell’applicazione della normativa in quanto, attualmente, non vi è una definizione universale di intelligenza artificiale per la quale applicare specifiche restrizioni, se i rischi sono bassi, o divieti, se i rischi sono alti. Si distinguono infatti solo le varie tecnologie, tra cui l’Intelligenza Artificiale Ristretta (Artificial Narrow Intelligence, ANI) che riguarda i sistemi di riconoscimento vocale e di immagini e l’Intelligenza Artificiale Generale (Artificial General Intelligence, AGI).

A tal fine è stato istituito un ufficio con il compito di monitorare l’attuazione dell’AI Act e di intercettare eventuali segnalazioni di infrazioni al Regolamento. Tra i divieti vi sono la sorveglianza biometrica, il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, il controllo di polizia predittiva e gli strumenti avanzati della chat GPT.

Come si legge nel testo, la Commissione “intende garantire che i sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) siano supervisionati dalle persone, siano sicuri, trasparenti, tracciabili, non discriminatori e rispettosi dell’ambiente.” L’approvazione del testo definitivo è programmata per la fine del 2023 e l’entrata in vigore per il 2024.

 

 

 

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Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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