Molti giovani che si stanno affacciando al mondo professionale negli ultimi anni stanno mettendo in discussione l’etica lavorativa. Nella ricerca di un lavoro non basta più la garanzia della stabilità economica, ma entrano in altri parametri altrettanto importanti: la crescita professionale, la creatività, il benessere psicofisico. In particolare, c’è chi abbraccia in pieno il significato di ikigai e punta ad un lavoro che coincida con la ragione di vita, c’è chi preferisce assicurarsi un buon equilibrio tra vita professionale e privata.

Ikigai: origini del significato e benefici

Ikigai, composto da “iki” (vita) e “gai” (valore), è un termine che incarna una vera e propria corrente filosofica giapponese. Secondo il neuroscienziato Ken Mogi, autore di Awakening Your Ikigai, corrisponderebbe alla ragione per cui ci alziamo la mattina e siamo felici. A questa attitudine si associano diversi benefici. Nella ricerca del proprio scopo di vita risiederebbe infatti il segreto della longevità del popolo nipponico.

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Il significato di ikigai si basa su quattro regole. Idealmente il nostro scopo di vita dovrebbe rispondere in modo univoco ai quesiti: ciò che amiamo, quello che sappiamo fare bene, ciò per cui possiamo essere pagati e quello di cui il mondo ha bisogno. Naturalmente, scegliere un lavoro che racchiuda questi quattro requisiti non è semplice, ma è bene partire dalla consapevolezza delle proprie priorità.

Secondo quanto riportato dall’Università di Derby (UK), la ricerca in merito a questo tema ha attestato connessioni positive fra ikigai e benessere psico-fisico. Il concetto esplora diverse dimensioni, dalle emozioni nei confronti della vita agli atteggiamenti verso il futuro, e si interconnette a diverse dimensioni della vita. Ad esempio, in un’indagine del 1994 promossa dall’Ufficio di Gabinetto del governo giapponese, le risposte più frequenti da parte di un campione rappresentativo di popolazione in merito alle fonti di ikigai sono state: famiglia (38,7%), hobby (24,4%), lavoro o studi (23,4%).

La ricerca dell’ikigai non è quindi uguale per tutti. Ad esempio, se per alcuni confluirebbe in una specifica professione ambita già dall’infanzia, per altri verrebbe incarnata nell’espressione della propria moltipotenzialità, vista come risorsa piuttosto che come limite. Pertanto, i multipotenziali possono ottenere la realizzazione anche attraverso un percorso professionale non univoco.

Dall’ikigai all’etica lavorativa odierna

 “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita” affermava Confucio. Ma è realmente così oggi? Nel mondo lavorativo, la ricerca spasmodica dell’ikigai potrebbe portarci a non sentirci mai realizzati, data la complessità del punto di incontro fra passione e richiesta di mercato. Secondo un articolo del The Guardian, il proprio lavoro non dovrebbe corrispondere alla propria passione. Il rischio di scegliere una professione che richieda tutta la propria devozione è quello di rinunciare a se stessi e agli spazi a fine giornata dedicati a coltivare affetti e hobby.

La generazione Z sta ridefinendo infatti il concetto di lavoro. Nel bilancio lo stipendio diventa secondario, ma si punta a svolgere lo stretto indispensabile delle mansioni (quiet quitting), evitando il burnout e il sovraccarico mentale. Stanchi di definirsi solo attraverso il lavoro, i giovani rivendicano la propria identità e una corretta work-life balance. Sulla base di questa mentalità, il Sole 24 ore attesta il successo della settimana lavorativa di 4 giorni. Le imprese che hanno attuato questa proposta riportano un mantenimento o aumento della produttività e una diminuzione dell’assenteismo.

Alla luce del binomio carriera e benessere personale, il concetto di ikigai acquisisce un significato più ampio. Non esiste un unico segreto per essere felici. Risulta, però, utile definire i propri obiettivi di vita e scegliere di dedicarsi a tutto quello che ci fa stare bene, sia nel contesto lavorativo che al di fuori da esso.

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Giulia Polito

Mi piace considerarmi una persona multipotenziale: sto seguendo una carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo fermamente nel potere della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce e mi appassiona, soprattutto legato a società, cognitive skills e questioni di genere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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