Sin da piccolo, ciascuno di noi è chiamato a trovare il proprio ikigai, la ragione di vita su cui improntare il suo percorso. Che si tratti di carriera o semplicemente di un hobby, la mentalità oggi presuppone che vi debba essere un’unica vocazione, determinata da una specifica passione totalizzante, senza dare la possibilità di fare capolino verso altre realtà. Nell’era dell’iperspecializzazione non sembra esserci spazio per la persona multipotenziale, il generalista definito sarcasticamente “Jack of all trades, master of none”, cioè abile in diversi settori ma non eccellente in un campo in particolare. Ma coloro che coltivano più interessi sono davvero da considerarsi svantaggiati nella nostra società?

Persona multipotenziale e sindrome da overchoice

La definizione di personalità multipotenziale è stata data nel 1972 dallo psicologo Ronald Fredrickson, riferita a chi è in grado di sviluppare elevate competenze in molte materie a patto di trovarsi in un ambiente favorevole. Eppure, una predisposizione poliedrica sembra ancora essere percepita come un limite nella cultura di massa.

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Come riporta un articolo su Forbes, molte persone andrebbero in terapia perché sopraffatte dal dubbio di avere troppi interessi, essere carenti di focus e dedizione per un certo campo e sentirsi incoerenti per la loro tendenza a saltellare da una passione a un’altra, sviluppando uno stato ansioso dettato dal non sentirsi esperti in qualcosa nonostante la propria motivazione. Secondo uno studio su Gifted and Talented International, a questa pressione dovuta all’eccesso di possibilità e alla contingenza di dover scegliere a tutti i costi una strada piuttosto che un’altra è stato dato il nome di sindrome da overchoice.

Le caratteristiche della persona multipotenziale

Alla scrittrice e imprenditrice canadese Emilie Wapnick va il merito di aver portato alla ribalta il concetto di multipotenzialità. Identificandosi fieramente nella categoria, ha spiegato il significato di multipotenziale nel suo libro “How to be everything” ed è ritornata a parlarne in un TED Talk del 2015 dal titolo “Perché alcuni di noi non hanno un’unica vera vocazione”. Il problema non è essere multipotenziali, dichiara la scrittrice, ma essere tali in un mondo che tende a etichettare le persone secondo il rigido standard della specializzazione, portando gli spiriti più versatili a sentirsi incompresi e autosabotatori.

 

Sebbene sia complesso organizzare le proprie idee e districarsi fra diversi interessi, Wapnick rimarca che la multipotenzialità non è un limite ma una risorsa. Una persona multi-appassionata ha infatti numerosi punti di forza: è creativa e ha spiccata attitudine per il problem solving grazie alle skills possedute; ha grande spirito di adattamento e impara velocemente perché ben disposta a uscire dalla comfort zone; le sue conoscenze trasversali la portano a creare interconnessioni fra campi apparentemente distanti; è originale e capace di offrire differenti prospettive, al fine di soddisfare eventuali bisogni del mercato.

La scrittrice afferma che queste capacità consentono di non ripartire mai da zero, qualsiasi sia il percorso più o meno lineare che si decida di seguire. A tal proposito, un chiaro esempio è Steve Jobs, inventore, imprenditore e fondatore di Apple. Abbandonati gli studi al college dopo appena sei mesi, decise seguire un corso di calligrafia. Lo stesso Steve Jobs dichiarò in seguito in merito a quella scelta:

Nulla di tutto questo sembrava avere una qualche applicazione pratica immediata nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo Mac, questa esperienza mi tornò utile“.

Una community per i multi-curiosi

Per il multipotenziale può essere fonte di motivazione sentire di non essere solo, ma parte di una community. Sotto quest’ottica, la Wapnick ha creato il sito web Puttylike, in cui è anche presente un test per valutare la propria appartenenza alla categoria. Il sito raccoglie le testimonianze di tanti multipotenziali sul trovare un equilibrio fra vari interessi e sul definirsi in modo differente a seconda delle occasioni. Anche nel nostro Paese esiste l’Associazione Italiana Multipotenziali, impegnata a sensibilizzare sul tema e a organizzare eventi di networking fra i numerosi membri.

L’auspicio è quindi di abbracciare la propria complessità e divenire consapevoli delle proprie potenzialità, così da ricercare esperienze stimolanti e perseguire una vita soddisfacente, senza subire il peso del giudizio altrui. Dopotutto, che si tratti di multipotenziali o specialisti, la scienza incoraggia ad apprendere nuove abilità al fine di aumentare l’autostima e rallentare l’invecchiamento cognitivo. Il concetto rinascimentale dell’eclettico homo universalis non è mai stato così attuale, con buona pace di Leonardo da Vinci.

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Giulia Polito

Mi piace considerarmi una persona multipotenziale: sto seguendo una carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo fermamente nel potere della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce e mi appassiona, soprattutto legato a società, cognitive skills e questioni di genere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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