L’anno scolastico 2024 si apre con una sfida cruciale per il sistema educativo italiano: affrontare il numero record di 250.000 docenti precari. Questa situazione solleva interrogativi fondamentali su come ottimizzare l’assegnazione delle supplenze e garantire il giusto supporto ai docenti coinvolti.

Per affrontare efficacemente questa problematica, è utile esaminare come altri paesi europei gestiscono situazioni simili. Vediamo come tali strategie possono offrire spunti preziosi per l’Italia per migliorare la stabilità e l’efficacia del sistema scolastico, assicurando un’educazione di alta qualità per tutti gli studenti.

La situazione delle supplenze in Italia

Il sistema scolastico italiano si impegna costantemente a migliorare la gestione delle supplenze, ma il ricorso ai docenti precari rimane ancora una soluzione diffusa. L’obiettivo è trovare alternative più stabili e strutturate per garantire continuità didattica e valorizzare le professionalità già presenti nel settore. Questa precarietà non solo si ripercuote negativamente sulla vita personale e professionale dei docenti, causando stress e incertezze, ma compromette la qualità dell’insegnamento, penalizzando gli studenti.

Secondo l’associazione ANIEF nel 2024 si rischia di registrare un nuovo record di supplenze annuali, con oltre 250.000 insegnanti precari previsti per coprire le cattedre fino al 30 giugno o al 31 agosto 2025. Questo è dovuto principalmente alla lentezza delle procedure concorsuali, processi tramite cui vengono selezionati i candidati per posti di lavoro pubblici, e alla difficoltà di utilizzare al meglio le graduatorie esistenti. La pubblicazione di avvisi pubblici, gli interpelli, per la ricerca di supplenti, evidenzia l’urgenza della situazione.

Best practice di altri paesi Europei

L’esperienza di altri paesi europei può offrire spunti preziosi per migliorare il sistema di supplenze italiano. Secondo il rapporto del 2018 di Eurydice, Teaching Careers in Europe: Access, Progression and Support, molte nazioni europee affrontano la gestione del personale docente con strategie funzionali. Ad esempio, in Finlandia, il reclutamento dei docenti è basato su una selezione rigorosa ma diretta e contratti a lungo termine. Sono anche necessari percorsi formativi altamente qualificanti, che garantiscono stabilità lavorativa e una qualità elevata dell’insegnamento.

Un altro esempio viene dal Portogallo, dove il governo ha stabilizzato proprio quest’anno 70 insegnanti della scuola portoghese di Luanda che si trovavano in condizioni di precarietà da due anni. Attraverso un concorso esterno straordinario, è stata garantita la stabilità lavorativa di questi docenti, trattandoli alla pari con i loro colleghi di ruolo.

Uno degli esempi più interessanti di gestione delle supplenze all’estero viene dalla Francia, dove il sistema dei TZR (Titulaire sur zone de remplacement) offre una soluzione strutturata per affrontare le carenze di personale docente. A differenza del modello italiano, in Francia anche i supplenti possono essere stabilizzati, con un contratto di ruolo che li rende parte integrante del sistema scolastico. I TZR sono insegnanti assunti a tempo indeterminato, assegnati a una “zona di sostituzione” e pronti a intervenire rapidamente per coprire le assenze di altri docenti. Questo approccio riduce notevolmente il precariato, permettendo ai supplenti di avere maggiore sicurezza lavorativa e continuità professionale.

Portare un cambiamento per i docenti precari in Italia

Di fronte alla situazione italiana, diverse proposte sono state avanzate per risolvere il problema delle supplenze. Una delle più radicali è quella di abolire i concorsi nazionali a favore di un sistema di assunzione diretta da parte delle scuole, basato su graduatorie o titoli. Questo esempio proposto da alcuni dirigenti scolastici, mira a rendere il processo di reclutamento più rapido ed efficiente. In Italia, infatti, è necessaria una semplificazione delle procedure concorsuali e di accesso alla professione.

Guardando ai modelli di altri paesi europei come la Francia, si potrebbe prendere esempio dall’idea di creare un corpo di insegnanti di riserva che abbia un impiego stabile e sia assegnato a specifiche zone, pronti a coprire le supplenze in maniera più ordinata e programmata, riducendo così il precariato.

Inoltre, per affrontare le difficoltà di trovare insegnanti in regioni remote o in contesti scolastici complessi, si potrebbero introdurre incentivi economici e professionali, come già avviene nei paesi nordici. Questo aiuterebbe a distribuire equamente le risorse nel sistema scolastico e a garantire insegnanti qualificati ovunque.

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Eva Ricevuto

Dottoressa in NTA, giornalista pubblicista e critica cinematografica. Sono una voce emergente nel giornalismo culturale con una profonda passione per il cinema, l'arte e lo spettacolo, il femminismo e le tematiche di genere. Amo sperimentare, intrecciare progetti diversi e dare voce a storie che meritano di essere raccontate.

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