Con l’incremento del telelavoro, accelerato dalla pandemia, sempre più persone sono connesse 24 ore su 24, senza riuscire a staccare effettivamente la spina. L’Australia preme il pulsante ‘pausa’ sul lavoro infinito. La nuova legge sul diritto alla disconnessione rilancia un segnale chiaro a livello globale: il benessere digitale è prioritario.

Le ricerche rilevano che la categoria dei lavoratori a distanza sarebbe maggiormente propensa a lavorare più ore di quelle previste da contratto. La questione tocca da vicino l’Italia che, con oltre 4,7 milioni, vanta il primato in Europa per numero di freelance. A tutela della salute dei lavoratori, diverse imprese stanno mettendo in campo soluzioni efficaci per promuovere la disconnessione.

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Flessibilità lavorativa: l’altro volto dello smart working

Il lavoro da remoto, pur offrendo la possibilità di gestire i propri incarichi in autonomia, può portare a un sovraccarico lavorativo. Con la diffusione degli strumenti digitali, sempre più lavoratori in smart working tenderebbero a non pianificare le pause necessarie. Sembra quindi che non avere orari fissi conduca inevitabilmente a lavorare più del dovuto, aumentando il rischio di stress cronico e burnout.

I rischi per il benessere digitale sono messi in luce dall’ultima indagine sul diritto alla disconnessione, rivolta ai dipendenti aziendali di Francia, Belgio, Italia e Spagna e condotta da Eurofound, agenzia dell’UE per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Dai dati emerge che l’80% avrebbe ricevuto comunicazioni di carattere professionale al di fuori dell’orario contrattuale.

Quasi la metà lavorerebbe regolarmente per un numero di ore supplementari, su richiesta del dirigente o perché sottoposto a un carico di lavoro significativo. I motivi per cui i dipendenti rispondono alle comunicazioni fuori orario sarebbero il senso di responsabilità (82%), la volontà di non accumulare ritardi nei propri compiti (75%), il timore di ripercussioni (61%) e l’aspettativa di una progressione di carriera (50%).

Benessere digitale: uomo lavora fino a tardi

Lavorare fino a tardi (Unsplash- Jonas Leupe).

Diritto alla disconnessione: una realtà in evoluzione

Il lavoro agile ha sicuramente offerto vantaggi organizzativi, ma ha anche sfumato i confini tra vita professionale e personale e per questo alcuni paesi europei hanno sancito una legge che garantisce il diritto alla disconnessione. Dal 26 agosto, anche l’Australia ha introdotto una norma nel Fair Work Act che permette ai dipendenti di ignorare email e chiamate di lavoro fuori orario.

La pioniera su questo fronte è stata la Francia nel 2017, ma interventi simili sono stati attuati in Germania, Spagna e Belgio. Sebbene nel nostro paese non esiste ancora una legge che garantisca in modo esplicito questo diritto, l‘importanza di staccare la spina fuori dall’orario di servizio è ampiamente riconosciuta.

La legge n. 61 del 2021 ha introdotto il diritto alla disconnessione per lo smart working nel pubblico impiego, ma le specifiche modalità sono demandate alla contrattazione individuale tra lavoratore e datore di lavoro. Nello stesso anno è stato sancito anche il Protocollo Nazionale sul Lavoro Agile nel settore privato. Molti contratti collettivi nazionali e aziendali stanno applicando misure volte a conciliare vita lavorativa e privata.

Welfare aziendale: la tutela del benessere digitale

Sempre più imprese propongono iniziative che assicurino il diritto al riposo dei dipendenti. Il report dell’agenzia dell’UE registra che il 70% dei lavoratori presso aziende che applicano il diritto alla disconnessione ritiene che l’impatto sia positivo. Tuttavia, richiede una maggiore formazione per collaboratori e dirigenti sui rischi della connessione costante.

Le misure principali attuate includono la cancellazione automatica di email ricevute durante le ferie e l’interruzione della consegna delle stesse in determinati orari. Inoltre, sono in aumento i controlli sul carico lavorativo, con l’obiettivo di limitare le ore supplementari e promuovere la distribuzione dei compiti all’interno dei team.

Nonostante il quadro normativo nazionale presenti alcune lacune, l’introduzione della settimana lavorativa corta e l’implementazione di politiche per la disconnessione definiscono una nuova cultura del lavoro, meno incentrata sull’iperconnessione e più attenta al benessere digitale dei lavoratori.

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Giulia Polito

Multipotenziale e curiosa, seguo carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo nel valore della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce, soprattutto legato a società, innovazione, salute e benessere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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