Il mondo dello sport, sempre più spesso, si sta facendo portatore di messaggi dal grande valore simbolico, legati ai diritti umani. Ne sono un esempio i fatti accaduti alle recenti Olimpiadi parigine con la velocista Kimia Yousofi, oppure, i ritratti del fotografo iraniano Ebrahim Noroozi. Lo sport si fa dunque portavoce di nuovi inni alla libertà, attirando l’attenzione di tutto il mondo.
Un grido di libertà dal forte valore umano
Il coraggio di parlare, anche col silenzio. Potrebbe essere questo il riassunto perfetto di ciò che accade, sempre più spesso, in occasione di importanti eventi sportivi. Lo sport, si sa, è la vetrina in cui esporre il proprio pensiero su temi ben più rilevanti di una semplice competizione agonistica, come i diritti umani. Un palcoscenico tanto grande quanto chiacchierato da grandi e piccini. Ecco, allora, come una banale fotografia di squadra possa diventare un grido di libertà dal forte valore umano. Durante l’estate abbiamo vissuto la magia e lo spettacolo delle Olimpiadi di Parigi 2024. Anche l’evento sportivo dell’anno, del resto, è stato portatore di messaggi dal grande impatto emotivo.
La storia di Kimia Yousofi è stata l’esempio. La velocista afghana, in scena proprio alle Olimpiadi di Parigi 2024 ha stupito per il suo gesto di denuncia. Pur sapendo di avere poche chance di passare il turno preliminare dei 100 metri su pista olimpica, la ventottenne afghana ha quasi eguagliato il proprio record nazionale di 13″29 registrando un tempo di staccata di 13″42. Non è il risultato sportivo ottenuto ai piedi della Torre Eiffel che la rende unica, però. Appena tagliato il traguardo, infatti, Kimia si è tolta il “pettorale” con nome e numero e lo ha girato in favore di camera per evidenziare quanto scritto su di esso. Quattro parole, in lingua inglese e colorate con i colori tipici della bandiera dell’Afghanistan, che componevano la frase “Education Sport Our Rights“.
Il coraggio di Kimia e l’impatto sul contesto afghano
Un gesto forte, insomma, quello compiuto dalla ventottenne in scena alle Olimpiadi di Parigi 2024 e incentrato su importanti diritti umani. Un grido di speranza talmente grande da dover essere censurato in Afghanistan. Il regime talebano, del resto, non ha per nulla trasmesso le gare femminili delle recenti olimpiadi parigine poiché ritenute “scandalose e immorali”, secondo quello che è il dettame politico imposto dal governo di Kabul. Non c’è da stupirsi, allora, se la stessa Kimia Yousofi non è considerata membro reale della formazione olimpica afghana in quanto donna, questo perché l’Afghanistan prevede solo atleti uomini.
Come riportato su Vaticannews.va, la velocista ha poi dichiarato quanto sottolineato col suo coraggioso gesto. «Ho un messaggio per le ragazze afghane. Non arrendetevi, non lasciate che gli altri decidano per voi. Cercate opportunità di libertà e di vita – Proseguendo con la questione legata ai diritti umani e alla libertà delle donne in Afghanistan, Kimia ha aggiunto – Le donne nel mio Paese vogliono i diritti. Quelli fondamentali come l’istruzione, oltre alla possibilità di fare sport. Qui alle Olimpiadi di Parigi 2024 posso parlare con i media liberamente. Posso essere la voce delle ragazze afghane che non hanno la forza di farsi sentire».
Diritti umani, i ritratti di Ebrahim Noroozi: il progetto “Secret Sports“
Da quando l’Afghanistan è tornato sotto il controllo dei talebani nell’agosto del 2021, le donne hanno dovuto affrontare crescenti restrizioni in materia di istruzione, occupazione e sport. In particolare, la pratica dell’attività sportiva è stata una delle prime messe fuori legge dai talebani per le donne. Poche settimane fa il Ministero della Virtù dei talebani ha vietato alle ragazze afghane di recarsi nei parchi o nelle palestre, limitando ulteriormente lo sport. A tal proposito, il fotografo iraniano Ebrahim Noroozi ha realizzato una serie di scatti, denominati nel loro insieme “Secret Sports“.
In queste foto, realizzate per Apnnews, le ragazze posano con la loro attrezzatura sportiva pur nascondendo la loro identità personale attraverso il burqa. Particolarmente forte e simbolica la fotografia scattata a Kabul il 22 settembre 2022 ad una squadra di calcio femminile e poi pubblicata anche sul profilo Instagram di Worldpressfoto assieme a quelle di una combattente libera, una ciclista, tre esperte di taekwondo ed una pattinatrice. Una denuncia a cuore aperto e forte del coraggio mostrato dalle atlete costrette al silenzio, che utilizzano lo sport come megafono per far sentire la loro voce.