Chi guida lo sa. Basta un cartello con la scritta autovelox per far scattare un riflesso condizionato: piede più leggero sull’acceleratore e maggiore prudenza, anche se il dispositivo potrebbe non esserci. È quello che il filosofo francese Michel Foucault, analizzando il Panottico di Bentham, chiamava “potere disciplinare”: un controllo che funziona anche quando il sorvegliante è assente.

Oggi, tra tutor autostradali, miliardi di euro di introiti e il controverso decreto Salvini, il dibattito sugli autovelox rivela forse una verità più profonda: le strade sono diventate laboratori di controllo sociale. Ma dove finisce la sicurezza e inizia l’eccesso?

Dal Panottico all’autovelox, la sorveglianza invisibile

Il famoso filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham, nel 1791 immaginò il Panottico ovvero, una prigione dove i detenuti si autodisciplinano convinti di essere costantemente sorvegliati. Facendo un parallelismo con l’età contemporanea, si potrebbe affermare che oggi, tutor e autovelox sfruttino i medesimi meccanismi, ovvero:

  • condizionamento mentale: il dispositivo può essere attivo o spento, ma è sufficiente annunciarne la presenza per ottenere maggiore prudenza alla guida.
  • anonimato del potere: così come i detenuti nel carcere sull’isola di Sant’Elena, esempio reale di Panottico, non vedevano i propri guardiani, oggi la sorveglianza stradale è sempre più discreta, affidata ad algoritmi, telecamere e droni.
  • efficacia: secondo lo studio condotto dall’Università Federico II di Napoli, già nel primo anno di funzionamento del sistema Tutor, è stata registrata una riduzione dell’incidentalità del 51%, dovuta alla capacità di modificare positivamente i comportamenti degli automobilisti.

Come scriveva Foucault in “Sorvegliare e punire”, “questo sistema non reprime, ma produce comportamenti“: si guida meglio quindi ma, non per volontà bensì, per paura della multa.

Salvini, l’Europa e i tutor 3.0

Il 28 maggio 2024, è entrato in vigore un Decreto Legge sulla sicurezza stradale, attualmente al vaglio dell’UE che, oltre a inasprire le pene per gli automobilisti indisciplinati, bacchetta quei  Comuni “predatori” che utilizzano gli autovelox per fare cassa. Proprio sugli autovelox, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha recentemente fatto retromarcia, per la necessità di verificare l’omologazione degli apparecchi prodotti prima del 2017.

Il controllo della sicurezza stradale però procede spedito: nonostante in Italia siano già 11mila i dispostivi regolarmente funzionanti, a partire dal 7 marzo, su 26 nuove tratte autostradali, sono stati attivati ulteriori Tutor di nuova generazione, portando a 178 le tratte monitorate, per un totale di 1800 km.

Il sistema Tutor, introdotto nel 2005, fa parte della piattaforma Navigard e oggi, grazie all’uso di sofisticati algoritmi e dell’intelligenza artificiale è in grado di monitorare la velocità, il rispetto dei limiti di massa e il comportamento dei veicoli durante la marcia.

Sicurezza o business? Le polemiche sugli autovelox

Nonostante i benefici in termini di sicurezza, l’utilizzo degli autovelox solleva numerose critiche: nel 2023, circa 500.000 multe sono state annullate per irregolarità procedurali o mancata omologazione dei dispositivi ma, nonostante la pioggia di ricorsi, in alcune città, come Milano, le sanzioni stradali rappresentano una voce significativa nel bilancio comunale, alimentando accuse di utilizzo strumentale a fini fiscali.

Solo nel 2023 il Comune meneghino ha incassato 147 milioni di Euro, seguito da Roma con 138 e Firenze, con 72 milioni di Euro. Sono emblematici i casi dei borghi più piccoli come, Carrodano nella Val di Vara, in provincia di La Spezia, con 464 abitanti: solo nel 2023, ha incassato più di 975.000 euro di sole multe stradali.

Anche il Comune di Colle Santa Lucia, di appena 345 anime in provincia di Belluno, nel 2023 ha incassato circa 747 mila euro da sanzioni al CdS.

Il controllo stradale, tra tecnologia, potere e società

Secondo gli studi del sociologo scozzese David Lyon, l’automazione della sorveglianza affidata ai Tutor di nuova generazione e agli autovelox, rischia di normalizzare forme di controllo sempre più pervasive, riducendo la privacy a favore di una presunta maggiore sicurezza.
È il caso della Francia, dove il Governo è pronto a installare 200 nuovi dispositivi di sicurezza stradale, chiamati “Équipement de Terrain Urbain” ETU. Questi autovelox di nuova generazione sono più piccoli e invisibili, in grado di essere fissati a lampioni e semafori; oltre a rilevare la velocità, gli Etu possono anche identificare il passaggio con semaforo rosso, la guida senza cinture e l’uso del cellulare. I dispositivi saranno distribuiti in modo casuale per aumentare l’efficacia nel prevenire incidenti, con l’intento di proteggere ciclisti e pedoni.

Gli autovelox rappresentano un caso emblematico delle contraddizioni della modernità: strumenti efficaci per la sicurezza stradale, ma anche potenziali mezzi di controllo sociale. Il dibattito sul loro utilizzo chiama in causa questioni fondamentali, come il bilanciamento tra libertà individuale e interesse collettivo, tra innovazione tecnologica e diritti civili.
La sfida futura consisterà nel trovare un equilibrio che garantisca sia la sicurezza sulle strade, che il rispetto dei principi di trasparenza e proporzionalità.

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Heinrich Matt

Heinrich Matt

Sono laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, mi piace scrivere e frequento il corso di Giornalismo Costruttivo di BuoneNotizie.it. Appassionato di politica e filosofia, "odio gli indifferenti", mi esalto ascoltando Pericle e mi addormento con Foucault. Difendo l'indipendenza come forma di libertà, credo nel merito e nella cultura per arginare una dilagante mediocrazia.

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