Dall’ultimo report pubblicato sulla ludopatia in Italia, emerge una situazione da non sottovalutare. Attualmente sono 1,5 milioni i giocatori affetti da questa malattia, ma la notizia positiva è che molte persone tra queste ne sono uscite. Un segnale di speranza per chi soffre della dipendenza da gioco d’azzardo: con il percorso adeguato si può sconfiggere questa patologia invisibile.

In Italia, in supporto ai ludopatici, oltre alle strutture pubbliche e private specializzate per curare la patologia da gioco d’azzardo, vi sono organizzazioni, associazioni e cooperative che svolgono attività di assistenza, dall’aiuto psicologico a un iter terapeutico personalizzato per aiutare le persone colpite a sconfiggere la dipendenza.

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Ludopatia in Italia: i dati sono in aumento

I dati sulla patologia da gioco d’azzardo, sono in crescita nel nostro Paese e in merito a ciò, spesso non si considerano le conseguenze che questa patologia provoca all’interno del nucleo familiare.

A tale proposito, l’associazione GiocoResponsabile.info ha applicato per la prima volta ai dati italiani il moltiplicatore familiare certificato dall’OMS: per ogni persona con disturbo da gioco d’azzardo, in media altri 3-5 familiari diretti ne subiscono le conseguenze. Per l’analisi completa e la metodologia, è possibile consultare il report completo fornito dall’associazione precedentemente menzionata. Di fronte a numeri di questa portata, la diffusione dell’informazione è già una forma di prevenzione.

L’obiettivo è quello di promuovere una cultura di gioco consapevole e responsabile. È di importanza fondamentale fornire gli strumenti di conoscenza necessari per prendere decisioni consapevoli e per tutelare allo stesso tempo i soggetti più vulnerabili, come i minori e coloro che affrontano problemi di dipendenza.

Le strutture pubbliche e private per combattere la ludopatia

Vi sono sul territorio nazionale, diverse realtà che supportano e sostengono chi è colpito da ludopatia. Il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha creato Usciredalgioco, una piattaforma dedicata alla dipendenza dal gioco d’azzardo dove reperire informazioni e strumenti utili ad affrontare la patologia.

Esiste anche un numero verde nazionale, 800 558822, tramite cui si può usufruire di un servizio di counseling telefonico anonimo, dove un gruppo di psicologi orienta il giocatore verso i trattamenti e le strutture assistenziali disponibili nelle varie regioni.

Le organizzazioni e le associazioni

Nel nostro Paese non mancano strutture nate in ambito privato, ma che offrono trattamenti gratuiti o accessibili previo pagamento di un ticket. Tra queste, la Comunità di San Patrignano, che ha dato vita a un percorso di recupero residenziale della durata minima di un anno e mezzo: il trattamento prevede un supporto psicoterapeutico e la vicinanza di un educatore.

Anche realtà come l’associazione C.A.S.T Assisi Onlus e il Centro sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia propongono percorsi di cura personalizzati. Giocatori Anonimi Italia è invece un’associazione di auto mutuo aiuto con sedi in tutta Italia, dove i partecipanti si riuniscono settimanalmente per confrontarsi tra loro e sostenersi reciprocamente nel perseguimento di uno scopo comune: smettere di giocare.

Le cooperative e i centri di ascolto per la ludopatia

Vi sono poi le cooperative come “Il cammino” di Ponsacco guidata da Emiliano Contini, che si impegna attivamente contro la ludopatia dal 2006, e i centri di ascolto Caritas istituiti nelle diocesi, che rappresentano una risposta concreta ai bisogni di chi è caduto nella rete della dipendenza da gioco, offrendo un’alternativa a quanti, per pudore o desiderio di privacy, evitano di rivolgersi ai servizi pubblici.

Le storie di chi ha sconfitto la ludopatia

Nel buio dei problemi legati al gioco d’azzardo, emergono storie sorprendenti di chi ha deciso di alzare la testa e lottare per la propria rinascita. Come nel caso di Simone Montanari, ex portiere coinvolto in uno scandalo di calcioscommesse a San Marino. Ha parlato spesso della sua esperienza e delle sfide affrontate: dopo essere stato squalificato, ora lavora come psicologo.

Diverse volte ha sottolineato l’importanza di considerare la ludopatia da un punto di vista umano e ha criticato la mancanza di attenzione clinica. “Quando si tratta di ludopatia, sembra che gli sportivi non possano avere una dipendenza. È come se a questi soggetti non fosse concesso di sbagliare. Se un calciatore dichiara di essere affetto da depressione, gli addetti ai lavori riconoscono la legittimità del fatto. Con la ludopatia, l’aspetto umano viene tralasciato” speranza che possa aiutare i giovani a restare lontani dal gioco. 

Durante un’intervista al Messaggero ha rivolto un appello ai giovani: “Consiglio di non avvicinarsi a questo mondo, di starne alla larga. Porta più rischi e pericoli che benefici. Non penso solo agli sportivi ma a tutti, andando oltre i regolamenti”.

Una storia che invita all’ottimismo, insegnando che attraverso la perseveranza e seguendo i percorsi di cura personalizzati accompagnati da una terapia psicologica potranno aiutare a contrastare la dipendenza da gioco d’azzardo.

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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi sono diventata pubblicista grazie al percorso formativo di BuoneNotizie.it.

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