Il 2020 ha visto un aumento esponenziale di piste ciclabili e di ciclisti.
Il 2020 appena trascorso verrà ricordato come uno dei peggiori anni dal secondo dopoguerra. Non si può negare, tuttavia, che la pandemia abbia portato anche una consistente accelerazione su tutta una serie di politiche collegate al vivere civile e all’ambiente nel quale viviamo. Uno dei problemi cui si è data maggiore spinta è quello delle politiche di una mobilità sostenibile.
Le nuove vie per le due ruote
Fin dal primo lockdown, per esempio, le amministrazioni comunali di molte città si sono mosse per alleggerire il traffico veicolare. Il tutto cercando di favorire la circolazione di biciclette nel tessuto urbano. Costrette dalla necessità, le città hanno letteralmente inventato le piste ciclabili pop-up. Di cosa di tratta? Semplice: sono state create nuove vie per le biciclette laddove il manto stradale era sufficientemente largo per poterle far nascere con il semplice aiuto della segnaletica a terra. Effetto ottenuto subito con l’aumento rapido dei percorsi delle piste ciclabili senza ricorrere a imponenti cantieri, difficili da mettere in opera con le restrizioni.

Incoraggiante il risultato, come fa capire un rapporto di Legambiente pubblicato a fine 2020. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, in Italia sono stati creati quasi 200 chilometri di nuove piste ciclabili. Un dato di controtendenza rispetto agli anni precedenti. Questo dato si inserisce in una crescita generale in Europa. Sempre nel corso di quest'ultimo anno, nel Vecchio Continente, sono stati creati circa 2300 km di infrastrutture in più rispetto all’esistente.
Piste ciclabili: la mappa dell’Italia a due ruote
La città italiana nella quale è stato costruito il numero maggiore . . .

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