Anche i materiali da costruzione producono anidride carbonica. Per ridurla, Karen Scrivener espone una soluzione che si chiama LC3.

Il calcestruzzo è uno dei nemici principali per emissioni di anidride carbonica. Sembrava un’assurdità, invece ascoltando le parole di Karen Scrivener al TED Talks e analizzando il fenomeno nel particolare, si scopre che è proprio così.

A ben vedere il calcestruzzo, come materiale in sé, è realmente a basso impatto: complessivamente produce CO2 in quantità di gran lunga inferiori rispetto a materiali come il ferro, l’acciaio e addirittura il mattone. Eppure il suo uso spropositato fa sì che sia responsabile per l’8% delle emissioni di anidride carbonica prodotta dall’uomo.

A renderlo noto e a proporre come alternativa valida l’LC3, ci pensa quindi Karen Scrivener in una talk al TED. In un parallelo diretto ed intuitivo, la Scrivener paragona la produzione del CO2 per il calcestruzzo a un Paese e lo inserisce al terzo posto per emissioni dopo Cina e USA. La portata del problema è quindi lampante.

Perché il calcestruzzo produce anidride carbonica?

Al di là della composizione specifica del calcestruzzo, ciò che si collega direttamente alla produzione di anidride carbonica è il cemento che lo tiene insieme. Oggi il cemento Portland, ricco di componenti chimici, è quello che va per la maggiore ed è qui che nasce il gap. Questo materiale si realizza riscaldando insieme l’impasto di calcare e argilla a una temperatura di 1450 gradi Celsius, ma in queste condizioni si verifica anche la rottura del calcare (ossia carbonato di calcio) in ossido di calcio e anidride carbonica o CO2.

Eppure è inevitabile: per quelle che sono le attuali tecniche di costruzione, il calcestruzzo diventa un materiale fondamentale (si pensi alla realizzazione di strade, ponti, dighe e parti architettoniche in generale). Per ridurre la produzione di anidride carbonica è impossibile pensare al completo annullamento del calcestruzzo, ma Karen Scrivener svela al TED Talks l’esistenza e la messa in prova di un materiale sostitutivo: LC3. In realtà, non si tratta di una scoperta “di primissimo pelo”: alcuni aspetti, tuttavia, rendono urgente il fatto di parlarne in modo diffuso perché il materiale venga adottato come alternativa.

L’LC3 e perché non si è ancora diffuso a macchia d’olio

L’interesse è nell’evitare la rottura del calcare e il raggiungimento dei 1450 gradi Celsius. In Svizzera, spiega Karen Scrivener, si è scoperto che le argille calcinate (quindi riscaldate a una temperatura di 800 gradi Celsius, aggirando le altissime temperature del calcestruzzo) unite a un po’ di cemento e a calcare non riscaldato (evitando quindi emissioni di anidride carbonica) danno vita a un nuovo composto, chiamato LC3. Rispetto al calcestruzzo tradizionale Portland non ci sono grosse differenze in termini di performance e attrezzatura eppure il materiale non si è ancora diffuso, nonostante produca fino al 40% meno CO2.

Il problema è il solito: vincere il colosso

L’uso del calcestruzzo avviene quasi automaticamente quando si pensa alla costruzione. E’ facilmente producibile in tutte le aree della Terra, balzando quindi problemi relativi al trasporto e al reperimento. Senza considerare che è il più conosciuto e familiare agli addetti ai lavori. Per la produzione di LC3, d’altro canto, bisognerebbe solo coordinarsi con i produttori locali per i materiali da usare.

Esperimenti e tentativi sono stati già portati a termine con successo. Proprio al TED Talks è portato come esempio una costruzione vicino a Jhansi in India con LC3 che ha fatto risparmiare più di 15 tonnellate di anidride carbonica. Non solo l’India, ma anche Cuba ha dato riscontri positivi e alcune grandi aziende stanno provando ad introdurlo nei loro stabilimenti.

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