Le foreste italiane sono in crescita ma sono minacciate da incendi più gravi. La soluzione va sotto il segno della gestione del patrimonio forestale. E gli esempi, parlano da sé.

Una corretta gestione per rendere le foreste resistenti e resilienti è una delle soluzioni per tutelare il patrimonio forestale italiano. In Italia boschi e foreste coprono una superficie di 10,9 milioni di ettari, circa il 36% della superficie nazionale totale. Dalla Seconda guerra mondiale in poi c’è stato, infatti, un progressivo abbandono delle campagne italiane che ha portato la vegetazione a espandersi.

Ma nonostante il patrimonio forestale italiano sia in crescita come superficie totale, è gravemente minacciato da incendi sempre più frequenti e severi. Anche quest’estate l’Italia sta bruciando. Dopo l’enorme rogo di luglio in Sardegna, che ha distrutto oltre 20 mila ettari di territorio, stanno seguendo devastanti incendi in Sicilia, Calabria, Puglia e Abruzzo.

Gli incendi: alcuni dati

Dodici incendi boschivi al giorno, 1.260 dall’inizio dell’anno. Sono i dati dei Vigili del fuoco di questa estate, dati che si aggiornano quotidianamente. L’anno scorso gli incendi boschivi censiti dai pompieri sono stati complessivamente 4.865 per 55.000 ettari di superficie. Il numero del 2020 è più alto di quello dei primi sette mesi del 2021 perché la stagione degli incendi si è allungata, protraendosi fino a settembre-ottobre.

Dal 1980 al 2018 gli incendi boschivi in Italia sono diminuiti ma hanno interessato aree più vaste (4.061.988 ettari, una media annua di 106.894 ettari). Il 2017 è stato l’anno più critico dell’ultimo decennio e tra quelli con i danni più gravi, per un totale di superficie percorsa dal fuoco pari a oltre 160.000 ettari con circa 8.000 roghi.

foreste resistenti

Numero di aree bruciate (in ettari) e numero degli incendi. Fonte: Rapporto della Commissione europea “Forest fires in Europe, Middle East and North Africa 2019”

Il grande paradosso: estinguere gli incendi non è la soluzione

Si assiste, così, a un aumento dei “grandi incendi forestali” con aeree bruciate sempre più vaste perché i roghi sono sempre più difficili da estinguere. Questo a causa dei cambiamenti climatici che portano a condizioni meteorologiche estreme, come la siccità prolungata o i forti venti.

Inoltre, a causa dell’abbandono dell’agricoltura e dell’allevamento e della mancata gestione del territorio, le foreste diventano meno resistenti accumulando combustibile vegetale infiammabile. L’urbanizzazione ha poi ridotto le aree di confine tra bosco e centri abitati così che gli incendi minacciano spesso l’incolumità pubblica.

La lotta al fuoco in Italia segue un approccio emergenziale, che si concentra principalmente sull’estinzione degli incendi piuttosto che sulla loro prevenzione. Secondo il paradosso dell’estinzione si cerca di estinguere le fiamme il più rapidamente possibile per contenerne gli impatti su beni e ambiente. Alla base c’è l’idea che il fuoco rappresenti sempre una minaccia. Invece, il fuoco costituisce un elemento naturale che in alcuni casi può aiutare a prevenire effetti disastrosi in tempi medio-lunghi. Un esempio è il “fuoco prescritto” una tecnica che consente di ridurre l’eccessiva vegetazione esposta alle fiamme, riducendo la severità dell’incendio.

L’uomo è responsabile di 6 incendi su 10

Secondo le statistiche dei carabinieri forestali, datate al 2019, quasi 6 casi su 10 sono riconducibili a cause dolose. La legge 68 del 2015 ha inserito gli ecoreati nel codice penale. Tra i reati ambientali: il delitto di incendio doloso, di inquinamento ambientale e il più grave delitto di disastro ambientale, che prevede fino a 15 anni di reclusione contro chi attenta agli ecosistemi.

Il 4 agosto però la Camera ha bocciato l’emendamento alla riforma della Giustizia per cancellare i limiti di proroga per i processi contro i reati ambientali. Secondo la riforma Cartabia i processi dal 2025 potranno durare fino a 2 anni di base, più una proroga di un anno al massimo; in Cassazione, 1 anno più una proroga di sei mesi. Non c’è un limite al numero di proroghe per i reati di associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Con la bocciatura dell’emendamento, quindi, gli ecoreati potranno diventare improcedibili per scadenza dei termini del processo.

“Dopo aver ottenuto 6 anni fa una riforma del codice penale a dir poco epocale, che ha chiuso una lunghissima stagione di impunità per ecocriminali e inquinatori seriali, rischiamo ora un terribile passo indietro che i tanti territori massacrati da numerose illegalità ambientali, con evidenti impatti sulla salute di moltitudini di persone” denuncia il Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani.

Rendere le foreste resistenti e resilienti

Gli incendi sono un problema complesso e c’è bisogno di una strategia articolata e intelligente che non punti solo all’estinzione del rogo e alle condanne dei colpevoli di reati ambientali. Tra le soluzioni si dovrebbe promuovere la gestione forestale pubblica e privata per rendere le foreste resistenti e resilienti. Attualmente in Italia solo il 18% della superficie forestale risulta gestita mediante piani di gestione o assestamento forestale.

Davide Ascoli, docente dell’Università di Torino e uno dei maggiori esperti di prevenzione incendi, parla di smart solution, un modo per convincere tutti i soggetti che usano un territorio (agricoltori, cittadini, allevatori, aziende e istituzioni) a cooperare per renderlo più resiliente al fuoco. Creando una rete di interessi a supporto della lotta attiva agli incendi, migliora non solo il sistema ambientale ma anche l’economia.

Un esempio è il progetto messo in atto in Andalusia, in Spagna. Qui è stato reintrodotto il bisonte europeo, un vigile del fuoco naturale. Il bisonte mangia la vegetazione, aprendo varchi nel bosco e pulendo il sottosuolo. Gli allevatori, a cui è corrisposto un incentivo, devono far pascolare gli animali in punti strategici per la prevenzione degli incendi. Inoltre le aziende pastorali commercializzano i prodotti caseari puntando sul marchio di utilità nella lotta gli incendi.

I progetti per le foreste resistenti, esempi di soluzioni efficaci

Un’altra soluzione è applicare la selvicoltura preventiva per rendere gli incendi più facilmente controllabili e circoscritti. Sempre in Spagna, in Catalogna è stata creata un rete di viali taglia-fuoco. Tra un viale e l’altro vengono coltivate le viti con cui si realizza il vino che “spegne gli incendi”.

In Italia abbiamo il progetto LIFE Granatha per ripopolare le brughiere montane del Pratomagno, in provincia di Arezzo. Il progetto prevedere di rilanciare la filiera delle scope di erica, chiamate granate, per ripristinare la brughiera e la loro funzionalità ecologica.

Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2017 quasi 4.000 ettari di bosco sono andati in fiamme in cinque comuni della Valle di Susa. Ed è così che sono iniziati gli interventi di recupero che hanno previsto prima la rimozione degli alberi bruciati e poi la creazione di condizioni utili per la successiva rinascita del bosco. Ma non solo. La Società Cooperativa La Foresta di Susa ha avviato un progetto di  recupero e riuso intelligente. Parte dei tronchi originati dal primo intervento di recupero dei boschi sono utilizzati per impieghi da opera, per imballaggi, mentre i tronchi migliori vengono selezionati per elementi di arredo urbano come la produzione di tavoli con panche.

I boschi e le foreste non gestite sono bombe ad orologeria, per questo c’è bisogno di modellare il territorio per renderlo più resistente.

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