Il 2022 chiude registrando un forte calo di immatricolazioni di automobili in Italia. La vendita di sole 1.316.702 unità ci fa avvicinare al minimo storico siglato nel 2013 di 1.304.500 veicoli. Scalzato il 1978 dalla classifica delle peggiori annate di mercato, si parte per un 2023 che annuncia il varo degli incentivi per agevolare l’e-mobility. Meno immatricolazioni vorrebbe dire meno macchine in circolazione e meno emissioni dannose. Purtroppo è un falso mito: il calo delle vendite è conseguente al calo delle rottamazioni: restano in circolazione auto alimentate a benzina con emissioni di monossido di carbonio superiori a 2 g/Km. Si è sempre più riluttanti da un punto di vista economico a cambiare vettura ed è l’ambiente a risentirne per primo.

I numeri sul calo delle immatricolazioni auto

L’industria automobilistica nel secondo semestre del 2022 è stata incapace di soddisfare la domanda, complici gli effetti della pandemia ancora pienamente influente e la guerra in Ucraina. Siamo lontani dalla media italiana di circa 2 milioni di vendite all’anno. Le immatricolazioni di auto a basse emissioni sono state pari al 4% del totale contro il 74% registrato dalla primatista europea dell’e-mobility, la Norvegia, che si impegna affinché il 2025 sia l’anno del definitivo ritiro del combustibile fossile. Più di un terzo di quel 4% sono auto a benzina, elemento che evidenzia quanto l’Italia sia ancora miope di fronte al cambiamento del go eletric.

Le immatricolazioni di veicoli a zero emissioni fanno registrare numeri in negativo, ma c’è un dato confortante da cui ripartire. Infatti il 2022 si è concluso con la vendita di auto ibride che passa dal 29 al 34%, un bel +5 per un settore in crescita che offre il giusto compromesso ad una più che urgente transizione a 0 emissioni.

La medicina della terapia climatica

Le aree urbane coprono solo il 2% delle terre emerse ma sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni totali di CO2. In particolar modo il settore trasporti influisce per tre quarti sull’intera mole di inquinamento. Un’automobile che percorre 20mila km in un anno produrrà 1.940 kg di anidride carbonica. Perché le emissioni si abbassino drasticamente, oltre alle promesse di un’Europa full-eletric entro il 2035, ci sarà bisogno di un repentino cambio di rotta da parte degli italiani. Non basta la transizione, l’acquisto e l’immatricolazione di automobili ibride e a batteria dovrà diventare la prassi; i compratori non dovranno più domandarsi se conviene un veicolo a benzina o a zero emissioni. La Norvegia nel 2022 ha stimato una decrescita nel mercato delle auto diesel con un -23% a fronte delle elettriche.

La sfiducia nei confronti dell’elettrico è data, oltre che dai costi, anche dalla mancanza di un’infrastruttura solida accessibile e di servizi pubblici in grado di sostentare un sistema elettrico di ultima generazione. In Italia manca e l’industria dei trasporti sfreccia verso l’autodistruzione. Siamo l’unica nazione europea, tra le maggiori, ad aver registrato numeri in negativo. Affinché le immatricolazioni aumentino c’è molto da lavorare, ma le proposte sul piatto della transizione ecologica verso una mobilità eco-friendly sono tante. È importante che l’Italia non manchi la fermata della sostenibilità. Tramite agevolazioni fiscali, bonus, proposte europee, fiducia e sostegno all’industria; la riorganizzazione urbana congelerebbe le emissioni di CO2, prodotte dai veicoli, a livelli normali.

Gli ecobonus contro il calo immatricolazioni auto

Continuare a spingere verso l’incremento dell’ibrido è una scelta che il settore dei trasporti dovrebbe fare. Il punto di partenza è confortante, gli ecobonus ci sono, manca soltanto il salto di qualità. Dal 10 gennaio il Governo ha varato gli incentivi del valore di 630 milioni di euro per incentivare le nuove immatricolazioni. Ma ancora manca la messa a punto. Dal punto di vista economico bisognerebbe allargare gli incentivi anche alle società di leasing e di auto aziendali e investire sulle infrastrutture elettriche.

La neutralità tecnologica del settore trasporti si raggiungerà soltanto conciliando le esigenze economiche e produttive del Paese a fronte delle necessità e disponibilità dei singoli cittadini. Non basta urlare alla transizione ecologica affinché questa avvenga. Il tema va preso con serietà e concretezza. Si stanno infatti valutando, a livello europeo, strategie di transizione sfruttando diverse fonti di energia, risorse e innovazioni.  Il settore chiede una serie di aggiustamenti anche su scala continentale: l’Europa si accinge a diventare il primo continente al mondo con zero emissioni su strada.

Flavia Santilli

Flavia Santilli

Studio presso l'Università degli Studi de L'Aquila. Ho collaborato con diverse testate. Sportiva agonista e istruttrice di nuoto. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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