Il municipio di Parigi ha presentato i primi siti di balneazione nella Senna per il 2025, la sindaca Anne Hidalgo ha mostrato i primi progetti “eredità” promessa al termine dei Giochi Olimpici del 2024. I Giochi sanciranno il ricongiungimento del nuoto con il fiume. Dal 2016, lo Stato e le autorità locali della regione parigina hanno investito circa 1,4 miliardi di euro per rendere balneabili i fiumi Senna e Marna. Ritornare a vivere i fiumi è uno dei modi per ripristinare e preservare degli ecosistemi a rischio come quelli fluviali.

Il ripristino degli ecostemi fluviali a rischio è fondamentale per preservare la biodiversità del territorio. L’impegno per il raggiungimento degli obiettivi fissati nella Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 passa anche dall’impegno delle comunità locali che devono diventare attori del cambiamento, operare un’azione di controllo sul territorio e riprendere a vivere le zone fluviali.

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La situazione degli ecosistemi fluviali a rischio

Gli ecosistemi a rischio rappresentano una delle sfide più urgenti che dobbiamo affrontare nella conservazione della natura. Secondo i dati raccolti dal WWF, in Italia, il 68% degli ecosistemi è in pericolo, e il 30% delle specie di vertebrati e il 25% delle specie animali marine rischiano l’estinzione. In particolare, i fiumi e gli ecosistemi acquatici sono spesso vulnerabili alle pressioni antropiche, con conseguenze negative sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici che forniscono. In Italia, molti fiumi sono stati oggetto di degrado ambientale a causa dell’inquinamento delle acque, della deforestazione delle rive e della regolamentazione dei flussi idrici per scopi umani.

Uno dei fiumi italiani più iconici, il Po, è stato a lungo soggetto a una serie di minacce. Tuttavia, progetti come “Riprendiamoci il Po di Brondolo” hanno dimostrato che è possibile invertire la tendenza e avviare processi di recupero degli ecosistemi a rischio. Questo progetto è nato a seguito di una richiesta di alcuni residenti della località Pilastro di Loreo, stanchi e amareggiati di vedere rifiuti abbandonati accumularsi giorno dopo giorno. Tutto il tratto arginale, su entrambi i lati, è purtroppo afflitto dalla piaga dell’abbandono rifiuti, complice l’assenza di sorveglianza e la facilità di accesso con ogni mezzo. Questo gruppo di volontari è impegnato nel ripulirlo dai rifiuti e nel renderlo vivibile per la popolazione locale.

L’importanza di recuperare gli ecosistemi fluviali

La conservazione e il recupero degli ecosistemi a rischio, come quelli fluviali, è di fondamentale importanza per molteplici ragioni:

  • sono ricchi di biodiversità, ospitando numerose specie vegetali e animali uniche. Il ripristino di questi habitat offre loro una possibilità di sopravvivenza e promuove la conservazione della diversità biologica;
  • forniscono importanti servizi ecosistemici per le comunità umane. Contribuiscono alla qualità dell’acqua, regolano gli eventi di piena e secca, e offrono spazi ricreativi e turistici. Il recupero degli ecosistemi fluviali non solo preserva la natura, ma può anche migliorare la qualità della vita delle persone che dipendono da questi servizi.

Infine, recuperare e preservare ecosistemi a rischio è fondamentale per affrontare sfide ambientali globali come il cambiamento climatico. Gli ecosistemi fluviali agiscono come corridoi ecologici, favorendo la connettività tra diverse aree naturali e consentendo alle specie di adattarsi alle nuove condizioni. Inoltre, le zone umide fluviali possono svolgere un ruolo significativo nella mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso la cattura e l’immagazzinamento del carbonio.

Il ruolo delle comunità nel recupero dei fiumi e degli ecosistemi

Il ruolo delle comunità locali, nel recupero degli ecosistemi a rischio, è essenziale. Come per le comunità del Po, che hanno scelto di essere attori e controllori dello stato di salute del loro angolo di fiume, così le comunità dell’Alto Sannio si stanno prodigando per preservare i loro fiumi.

Con il progetto\documetario “Fare il bagno nel Sannio“, Michele Intorcia, giornalista per bMagazine, si sta tracciando una mappatura delle zone fluviali dell’entroterra e, allo stesso tempo, documentando l’impegno delle comunità locali nel preservare le acque interne affinchè non diventino ecosistemi a rischio. «Le persone che vivono lungo i fiumi – spiega Michele Intorcia – hanno una conoscenza profonda dell’ambiente circostante e un interesse diretto nel suo recupero. Coinvolgerle attivamente nei processi decisionali e nelle azioni di gestione può portare a risultati più sostenibili e duraturi».

Secondo il WWF, per preservare è ripristinare gli ecosistemi a rischio, è necessario intervenire in maniera concreta mettendo immediatamente in pratica la Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030, che prevede la rigenerazione di almeno il 30% delle specie e degli habitat di interesse comunitario entro il 2030. La strategia prevede anche che gli ecosistemi vengano tutelati attraverso l’incremento della superficie protetta al 30% del territorio terrestre e marino e che il 30% degli ecosistemi attualmente degradati vengano ripristinati.

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Vittorio Palmieri

Napoletano. Emigrato nell'entroterra irpino-sannita, in controtendenza con l'emorragia dei paesi interni verso la vita metropolitana. Ignoto poeta "prestato alla burocrazia". Nell’entroterra segue percorsi sociali con enti del terzo settore. Ha collaborato ad un progetto di agricoltura sociale con le Associazioni Irpine “Ecopotea Aps” e “Al Centro dei Ragazzi Odv”. Nell’ultimo anno fonda Introterra Aps, nata con lo scopo di rivalutare e riscoprire l'entroterra campano, e con la quale rileva un progetto giornalistico editoriale decennale "bMagazine.it" e fonda l'etichetta "Introterra Edizioni"Aspirante giornalista pubblicista, scrivo per Buonenotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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