Nelle ultime settimane, con l’arrivo del caldo, il tema del verde urbano è tornato in primo piano. Nelle città, lo smog, la diffusa cementificazione, le emissioni dei veicoli e delle industrie, aumentano la percezione della calura delle giornate estive. 

Nei centri urbani le aree verdi non sono sufficienti per contrastare il problema: la presenza degli alberi diminuisce l’inquinamento atmosferico e il calore delle giornate afose. Il verde urbano contribuisce a migliorare i livelli di salute mentale, la forma fisica e le funzioni cognitive e immunitarie. Per questi motivi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che le persone vivano entro 300 metri da una zona verde e che questa sia facilmente raggiungibile. 

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Uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è garantire, entro il 2030, l’accesso universale a spazi pubblici e verdi inclusivi e accessibili, in particolare per le donne e i bambini e per le persone anziane con disabilità.

Aree verdi: più alberi in città contro lo smog e la calura estiva

La costante presenza del caldo durante le giornate estive ha riportato alla luce la questione delle aree verdi in città. L’inquinamento in città, aumenta la percezione dell’afa e dunque la presenza di spazi verdi potrebbe portare refrigerio. Secondo l’Istat, l’Italia dispone di 32,5 m² di verde urbano per abitanti, Firenze con 25,4, Torino con 23,7, Roma con 16,9 Napoli con 13,5 e Bari 9,4.

La ridotta presenza di parchi e giardini dove trovare sollievo, incide sulla temperatura media dell’intera area urbana. Basti pensare che un parco di grandi dimensioni può abbassare il livello di calore da 1 a 3 gradi rispetto a zone dove non ci sono piante. Gli alberi rinfrescano gli ambienti in cui si trovano grazie all’ombra che creano: uno spazio verde di 1.500 m² raffredda in media 1,5 gradi e diffonde i suoi positivi effetti a decine di metri di distanza.

Una questione che porta ad affrontare il problema della scarsa presenza di spazi verdi nelle città. Infatti secondo Coldiretti, è necessario realizzare un importante piano di riqualificazione urbana di parchi e giardini che migliori la qualità dell’aria e della vita dei cittadini. Da uno studio di Coldiretti, è emerso che un ettaro di piante è in grado di aspirare dall’ambiente 20mila chili di CO2 all’anno: per questo si è posta l’obiettivo di piantare 60mila alberi nel 2023 nelle città per contrastare la calura estiva, oltre che per migliorare la qualità dell’aria.

Verde in città: più alberi per migliorare la qualità della vita

Le città hanno un impatto ecologico notevole: occupano solamente circa il 3% della superficie terrestre, ma consumano tre quarti delle risorse globali e sono responsabili del 75 % delle emissioni di gas. Per questo motivo, per migliorare la qualità di vita dei cittadini, uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite contenuto nell’Agenda 2030, è di garantire l’accesso universale a spazi pubblici e verdi inclusivi e accessibili, soprattutto per le donne e i bambini e gli anziani con disabilità. 

I benefici del verde urbano devono essere fruibili per tutti le fasce della popolazione. Come sottolinea l’Agenzia Europea per l’Ambiente, gli spazi verdi urbani svolgono un’importante funzione sociale: le persone che vivono in una condizione socio-economica svantaggiata, traggono maggiori benefici dagli spazi verdi, ad esempio riducendo lo stress e aiutando il benessere mentale. I parchi creano potenziali occasioni di socialità e integrazione per quelle categorie che rischiano l’emarginazione sociale come le persone anziane, i disoccupati o i migranti. 

Aree verdi: più alberi in città per migliorare la qualità della vita

Un viale alberato in città

I progetti di riqualificazione “verde” già realizzati

Secondo quanto raccomandato dall’OMS, le città dovrebbero essere progettate e ripensate tenendo presente i benefici ambientali, sociali e legati al benessere psico-fisico che il verde in città ha sui cittadini. Secondo il report “Ecosistema Urbano 2022” pubblicato da Legambiente, spiega come la maggior parte dei capoluoghi non abbia investito in politiche di sostenibilità nel periodo post Covid: infatti elevati livelli di smog continuano a essere presenti nelle città. Vi sono però alcuni esempi positivi, che hanno portato al ripristino di aree verdi nel territorio urbano.

Si tratta del Parco delle Cave di Brescia, 900 ettari di area naturalistica riqualificata dal Comune e a gestione partecipata dei cittadini, che è alla base della sfida per la tutela del parco stesso. La sottoscrizione di accordi di collaborazione tra amministrazione e abitanti, stabilisce impegni e responsabilità reciproci per la gestione dello spazio verde.

Il patto mira a sviluppare e valorizzare il parco affinché diventi uno spazio a disposizione dei cittadini per lo svolgimento di attività ludiche, sportive e didattiche e per l’organizzazione di eventi culturali e ricreativi.

Invece a Prato è stato realizzato il progetto “Prato Urban Jungle” che punta a trasformare aree marginali e di criticità sociale in punti di benessere verde all’interno della città. Le giungle urbane saranno progettate con l’aiuto dei cittadini, attraverso una pianificazione urbana condivisa agevolata dall’utilizzo di piattaforme digitali, che favorirà la gestione alla comunità, incrementando l’inclusione e promuovendo un diffuso sviluppo sostenibile della città.

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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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