Il consumismo che spinge ad acquistare oggetti sempre nuovi – da rimpiazzare con altri dopo poco tempo – è davvero un destino ineluttabile della società? A giudicare dal successo che gli smartphone ricondizionati stanno riscuotendo tra i più giovani, si direbbe di no.

Difatti, la generazione Z – e spesso anche le altre – non fa più grandi distinzioni tra i dispositivi usciti dalla fabbrica e quelli di seconda mano, qualora siano ancora performanti. Un cambiamento di rotta da parte dei consumatori che rivela non solo una crescente attenzione nei confronti degli sprechi, ma anche verso l’ambiente.

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Perché è importante prolungare la “vita” dei cellulari

Lo smartphone è un dispositivo tecnologico ormai insostituibile nella vita delle persone, non solo giovani; eppure, esso esercita anche un notevole impatto ambientale. Nel 2022 un report condotto da Deloitte – azienda di servizi di consulenza e revisione – ha rilevato dei dati significativi riguardo alle emissioni di anidride carbonica (CO2) causate dai cellulari.

Secondo lo studio, l’83% delle emissioni sarebbe dovuto all’estrazione delle materie prime con le quali gli smartphone vengono fabbricati. Inoltre, l’11 percento di esse sarebbe riconducibile al primo anno d’utilizzo dei dispositivi a partire dall’acquisto. Tutto ciò sembra mettere in risalto due necessità: da un lato, quella di spingere le aziende produttrici a utilizzare, sempre più, i materiali di riciclo. Dall’altro, quella di prolungare il “ciclo di vita” di tali apparecchi – come accade con gli smartphone ricondizionati.

Smartphone ricondizionati: una scelta sempre più diffusa

È interessante, dunque, quanto emerge da un’analisi di mercato condotta nell’ultimo anno da Swappie, azienda specializzata nell’acquisto e nella vendita di iPhone di seconda mano. Il primo dato positivo sembra esser quello generale: per più della metà degli italiani (58 percento) gli smartphone ricondizionati sono del tutto assimilabili a quelli nuovi, quanto alla qualità del funzionamento. Se si considerano poi gli acquirenti più giovani, la percentuale si attesta oltre i due terzi.

L’indagine – effettuata in collaborazione con l’istituto di ricerca Swg – evidenzia come sia in atto un cambiamento di approccio verso i consumi tecnologici, che non sembrano più rincorrere il nuovo a tutti i costi. Ciò riguarda in particolare gli esponenti della generazione Z (con un’età compresa tra i diciotto e i ventisei anni); i quali, optando per gli smartphone ricondizionati, dimostrano di aver a cuore le questioni ambientali – con l’obiettivo di “vivere bene” nel senso più ampio possibile.

Una scelta ambientale che riguarda ogni consumatore

Certamente, è facile immaginare che siano i giovani a optare per un acquisto sostenibile, pensando al futuro. Tuttavia la ricerca condotta da Swappie mostra un altro dato significativo: tra coloro che scelgono gli smartphone ricondizionati, due italiani su tre sostengono che il vantaggio principale stia proprio nella sostenibilità ambientale. Dunque, tale preoccupazione non riguarda solo le ultime generazioni – ma è anzi diffusa tra i consumatori.

Difatti, la maggioranza degli intervistati durante l’indagine ritiene che la diffusione degli smartphone ricondizionati possa portare a una diminuzione dei rifiuti elettronici – ovvero, i dispositivi tecnologici inutilizzati. Questi ultimi, del resto, ricevono una nuova vita proprio grazie al ricondizionamento, che li reimmette sul mercato.

Un altro vantaggio degli smartphone ricondizionati è la convenienza

A volte – e forse più spesso di quanto si pensi – accade che delle scelte vantaggiose per la collettività lo siano anche per il singolo individuo. Gli smartphone ricondizionati, infatti, rappresentano un’opzione più accessibile sul piano economico rispetto a quelli nuovi. In sostanza, tale scelta consente di ottenere modelli di cellulari delle marche più in voga, acquistandoli a prezzo ridotto.

Prima di essere rivenduti, questi device di seconda mano subiscono accurati controlli da parte dei tecnici, i quali provvedono anche alla sostituzione di eventuali parti rotte o danneggiate dall’usura. Spesse volte, perciò, tali apparecchi differiscono in modo minimo da quelli appena usciti dalla fabbrica (se non per la confezione che li contiene).

Per tutte queste ragioni, il mercato dei dispositivi ricondizionati sembra godere di buona salute, soprattutto se confrontato col settore tradizionale delle vendite degli smartphone, vicino alla saturazione. Ciò potrebbe rappresentare una soluzione win-win – che porti cioè vantaggio su due diversi fronti: quello dell’economia e quello dell’habitat in cui viviamo. Un primo passo per fronteggiare l’impatto ambientale dei cellulari e per ridimensionare il consumismo fine a se stesso.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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