Generazione Z, Millennial, Boomer: nessuna persona che frequenti i social network può dire di non essere incappata, almeno una volta, in tali definizioni. In molti hanno ormai imparato a conoscerle. Eppure in diversi casi ancora generano confusione (non sempre gli si attribuisce un significato univoco). Quando si parla di Generazione Z (o Gen Z), ci si riferisce perlopiù agli individui nati tra la fine degli anni ’90 del secolo scorso e i primi anni ’10 del Duemila. A differenza dei suoi predecessori – i Millennial –, la Gen Z è stata la prima generazione di “nativi digitali”; ossia, la prima che ha visto internet sin dall’infanzia.

Quest’anno, l’agenzia di comunicazione internazionale BCW ha pubblicato un’indagine relativa ai valori che guidano i comportamenti delle persone. Tale ricerca, chiamata “BCW Age of Values 2023”, ha coinvolto più di 36.000 persone in trenta nazioni – facendo emergere, tra l’altro, un profilo esauriente della Gen Z italiana. Una generazione che, a conti fatti, è destinata a prendere in mano l’economia del Belpaese. E il cui più grande obiettivo sembra essere quello di vivere bene (nel senso più ampio dell’espressione).

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Diverse generazioni, diversi bisogni, diversi desideri

Le etichette generazionali utilizzate in sociologia sono entrate ormai a far parte del lessico del web. Tuttavia, è sempre opportuno fare un po’ di chiarezza in merito. A livello anagrafico, i membri della Gen Z sono soprattutto figli della Generazione X (nata tra il 1965 e il ’79) e in minor parte dei cosiddetti Boomer (nati durante il baby boom, l’esplosione demografica avvenuta tra il 1946 e il ’64). Gli immediati predecessori della Gen Z sono invece i Millennial – nati tra il 1980 e il ’95 –, anche chiamati Generazione Y.

È evidente che le singole fasce generazionali affrontano in modo diverso le svolte dell’epoca attuale. Le nuove tecnologie stanno spingendo tante persone a rimodellare il proprio modo di vedere la società. E in questo, la Gen Z è senza dubbio avvantaggiata, poiché l’universo digitale è da sempre il suo habitat.

Di qui nascono le differenze – e spesso anche i contrasti – tra le esigenze e i desideri delle varie generazioni, soprattutto di fronte a cambiamenti tanto profondi. L’ormai celebre esclamazione “Ok Boomer!” – usata dalla Gen Z per ironizzare sul conservatorismo dei predecessori – sintetizza tale incontro tra mondi diversi. Da una parte, quello delle generazioni più “anziane”, che hanno dovuto imparare i nuovi linguaggi a posteriori (e non senza difficoltà). E dall’altra il mondo di chi, quei nuovi linguaggi, li aveva già nel DNA – insieme ai valori a essi correlati.

La Generazione Z e la sua scala valoriale

La Gen Z, al momento, rappresenta quasi un terzo della popolazione mondiale. Il suo potere d’acquisto, in tutto il globo, viaggia intorno ai cento miliardi di dollari l’anno. Entro il 2025 essa costituirà il 27% della forza lavoro. Per questa ragione il “BCW Age of Values 2023” – tra le più grandi indagini mai realizzate sui valori guida degli individui – ha dedicato molta attenzione a tale fascia generazionale. Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è il raffronto tra la Gen Z italiana e quella del resto del mondo. Ne emergono, difatti, diversi aspetti comuni ma anche delle differenze meritevoli di attenzione.

Nella scala di valori della Gen Z italiana si collocano ai primi posti la benevolenza (intesa come cura delle persone più vicine) e l’universalismo sociale – ovvero un desiderio di tolleranza, giustizia e uguaglianza per tutti. Al tempo stesso, però, i suoi esponenti non attribuiscono minore importanza alla sfera individuale. L’autodeterminazione – cioè il poter contare sulla propria indipendenza di azione e di pensiero – è infatti importantissima per la Gen Z. Che vuole essere, anche più di chi l’ha preceduta, padrona della propria vita.

Peculiarità della Generazione Z in Italia

Al netto di tale diffuso desiderio di “vivere bene”, dall’indagine pubblicata dalla BCW emergono anche alcune peculiarità della Gen Z italiana. La prima di esse riguarda il rapporto col divertimento, discorso che non può mancare quando si parla di giovani. Infatti – pur essendo più incline a divertirsi rispetto alle precedenti generazioni – la Gen Z italiana lo è molto meno di quella del resto del globo.

Un altro tema rilevante è quello dell’affermazione personale, intesa come riconoscimento sociale e successo economico. Di sicuro, si tratta d’un aspetto a cui la Gen Z italiana dà molta più importanza rispetto ai Millennial, alla Gen X e ai Boomer del suo Paese. Si tratta, d’altronde, di ragazzi cresciuti sul “proscenio” dei social network – dove ogni giorno si fa mostra di sé. Tuttavia, a livello internazionale, la ricerca rileva che quest’ambito della vita interessa assai meno alla Gen Z italiana rispetto ai coetanei degli altri Stati.

Vivere bene nel senso più ampio dell’espressione

Dall’indagine della BCW emerge un ritratto complessivo della Gen Z italiana piuttosto chiaro. È una generazione in cerca di stabilità e armonia sociale, ma che desidera un mondo in cui vi sia anche equità. Accanto a un universalismo riguardante gli uomini, per essa ha molta importanza anche quello naturale – incentrato sulle questioni ambientali e sulla lotta al cambiamento climatico.

Rimane significativo, in ogni caso, l’esempio offerto a livello mediatico da molti giovani (e giovanissimi) di tutto il mondo. Tali attivisti impegnati nel sociale stanno infatti ispirando diversi membri delle nuove generazioni – proprio grazie alla potenza informativa dei canali web.

In questo senso, il desiderio della Gen Z di “vivere bene” non sembra circoscritto al solo piacere personale, ma abbraccia un concetto più ampio di equilibrio e armonia universali. La sua, dunque, è la ricerca di una completa padronanza di sé nel poter compiere delle scelte. Ben sapendo che queste plasmeranno il mondo del futuro, dandogli una precisa identità.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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