Dal 25 luglio le grandi imprese europee dovranno rispettare nuove regole più stringenti in materia di responsabilità sociale d’impresa. Con l’approvazione della Direttiva “Corporate Sustainability Due Diligence Directive” (CSDDD) dovranno dimostrare più “diligenza” nell’identificare, prevenire, mitigare e rendere conto in modo chiaro degli impatti negativi delle loro attività o di quelle delle loro filiali, dei subappaltatori e dei fornitori.
Con le nuove regole, l’UE potrà finalmente avere un riscontro effettivo delle politiche etiche e ambientali dichiarate dalle grandi aziende, ma spesso non compiutamente realizzate.
Perché l’UE ha scelto di puntare sulla responsabilità sociale d’impresa e quali vantaggi potrebbe portare ai grandi gruppi industriali e multinazionali, dentro e fuori dal vecchio Continente?
Imprese e responsabilità sociale: quanto si rispettano i diritti umani?
Nel luglio scorso la World Benchmarking Alliance, (WBA) – organismo internazionale che monitora l’impatto “sociale” delle attività di oltre 2000 grandi aziende nel mondo – ha scritto nero su bianco nel “Social Benchmark 2024” che il 90% delle imprese monitorate non è nemmeno a metà strada nel soddisfare le aspettative sociali “fondamentali” in materia di tutela dei diritti umani, lavoro dignitoso e condotta etica.
Tradurre gli impegni etici in azioni concrete può essere un processo complesso e dispendioso: lo fa davvero un quarto delle aziende monitorate; solo il 4% di queste si impegna concretamente a mantenere salari dignitosi; mentre il 9% delle multinazionali mette in atto azioni di sensibilizzazione, confronto e dialogo con le parti sociali coinvolte nella propria attività d’impresa.
Secondo il report, tutte le altre aziende che non hanno ancora attuato azioni di responsabilità sociale perdono un’opportunità chiave per identificare, valutare, ridurre le disuguaglianze presenti nei luoghi in cui operano, mettendo a rischio milioni di lavoratori e tantissime comunità, oltre a minare gli sforzi globali per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Rispetto dei diritti umani: necessaria maggiore diligenza e trasparenza
Secondo il report WBA, la chiave per migliorare esiste e sta proprio nella trasparenza delle azioni “sociali” che le imprese realizzano: al momento, soltanto il 50% delle aziende rivela ai propri dipendenti ciò che concretamente fa per i diritti umani e sociali e solo il 39% delle imprese ammette di fornire una formazione mirata a manager e lavoratori.
Eppure, spiegano gli esperti della World Benchmarking Alliance, le aziende che interagiscono di più con i portatori di interesse (ovvero, parti sociali, fornitori, clienti e collettività in genere) ottengono risultati migliori in tutti gli indicatori di riferimento, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e per l’ambiente, guadagnano maggior credito e raggiungono performance produttive migliori.
Puntare sulla responsabilità sociale d’impresa basta a cambiare le cose?
Responsabilità sociale d’impresa: perché le nuove regole europee servono
La European Coalition for Corporate Justice (ECCJ), la più grande rete sociale europea – che raccoglie più di 480 ONG, sindacati e istituzioni accademiche in tutta Europa – riconosce nella nuova Direttiva europea CSDDD un passo avanti significativo nella riduzione al minimo degli impatti negativi delle grandi aziende sui lavoratori, sulle comunità e sull’ambiente.
Inoltre, la ECCJ riconosce la forza della Direttiva che risiede nell’essere un atto obbligatorio e non più volontario come i precedenti tentativi internazionali di promozione della responsabilità sociale, quali i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (UNGPs) e le Linee guida OCSE per le imprese multinazionali.
La scelta di puntare sulla responsabilità sociale europea è dunque una presa di coscienza epocale, ma la ECCJ richiede all’UE un passo in più: garantire la sua concreta attuazione, estenderla all’intera filiera produttiva, ampliare il novero delle aziende coinvolte, monitorare i progressi fatti e impedire le dichiarazioni etiche di facciata.
Solo in questo modo, con la dovuta diligenza, le imprese sapranno guidare le proprie politiche commerciali lungo binari di sostenibilità ben definiti, il cui mancato rispetto implicherà una responsabilità chiara e sotto gli occhi di tutti.

