Gli ultimi dati sulla produzione nazionale di olio evo indicano come la Puglia abbia ripreso il ruolo di leadership nazionale nella produzione, non solo sul piano quantitativo ma con un occhio rivolto anche alla qualità del prodotto.
Negli ultimi anni, infatti, la Puglia ha vissuto una profonda trasformazione nella produzione di olio extravergine di oliva (EVO) a causa dell’arrivo del batterio Xylella fastidiosa. L’allarme Xylella, diffuso nel 2013, è stato responsabile di uno dei più gravi disastri fitosanitari dell’agricoltura europea moderna.
Da recenti atti della Polizia giudiziaria, emergerebbe però che il batterio fosse già noto dal 2005 e che sarebbe stato utilizzato ad arte per speculazioni connesse alla trasformazione del territorio. Il tutto a danno degli agricoltori pugliesi, come da comunicato stampa di UliVivo “Xylella allo stato dei fatti” del 17 marzo 2025. Il risultato è stato la distruzione di migliaia di ettari di uliveti, soprattutto nel Salento, costringendo numerosi produttori e le istituzioni a ripensare l’intero modello produttivo della regione.
La Puglia ritorna leader nazionale nonostante l’infezione
L’ultima analisi disponibile dell’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo) evidenzia i dati della campagna olearia 2024/25. Questa ha visto una diminuzione complessiva della produzione nazionale, con un calo di circa il 24,4% rispetto alla stagione precedente. Questo trend negativo è stato causato soprattutto dalle regioni meridionali. In particolare dalla Puglia, dove si è registrato un significativo ridimensionamento dei volumi rispetto alle annate precedenti.
Nonostante la flessione produttiva, la Puglia ha ripreso a dominare la scena oleicola italiana, con una produzione molto superiore rispetto alle altre regioni. Secondo i dati ufficiali elaborati da fonti agrarie, su circa 290.000 tonnellate di olio evo ottenute in Italia lo scorso anno, la Puglia ha prodotto circa 172.692 tonnellate, rappresentando così oltre il 60% della produzione nazionale.
I dati comparativi della produzione di olio in Puglia dal 2010 al 2025 dimostrano chiaramente come la flessione accusata negli anni post-Xylella (2013-2016) sia stata progressivamente recuperata dal 2017 in avanti.

L’andamento della produzione dell’olio in Puglia nel periodo 2010-2025
L’analisi di previsione della produzione di olio non è risultata omogenea su tutto il territorio pugliese. La provincia di Bari spicca con circa 41.495 tonnellate, seguita dalla provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) con oltre 35.000 tonnellate. Le province di Brindisi e Foggia contribuiscono rispettivamente con 13.500 t e 13.200 t circa, mentre il contributo di Taranto e Lecce è più modesto.
Questa distribuzione riflette la diversa intensità dell’impatto della Xylella sul territorio. Le province del Nord e del Centro-Nord pugliese, meno infestate dal batterio, continuano a mantenere produzioni elevate, mentre il Salento (in particolare Lecce) ha visto cali più drastici dovuti all’alta diffusione dell’infezione.
I fattori che influenzano la produzione annuale di olio evo
I numeri ci dicono che la produzione pugliese resta rilevante, ma profonde trasformazioni sono in corso. La Xylella ha ridotto sensibilmente la produttività di aree olivicole storiche, soprattutto nel Salento, portando alla perdita di centinaia di migliaia di piante produttive.
Tuttavia bisogna considerare ai fini della produzione i cosiddetti “anni di scarica“. Il ciclo produttivo degli uliveti presenta fisiologiche oscillazioni, con annate più scarse che si alternano ad anni di recupero. Infine, oltre alla Xylella, eventi climatici estremi (siccità, piogge irregolari) e insetti come la mosca olearia influenzano la resa annua.
Cosa significano questi numeri per il settore pugliese
La Puglia non è soltanto una delle regioni al mondo più produttive di olio evo, ma è anche un laboratorio di innovazione. La Regione Puglia, proprio a seguito dell’epidemia da Xylella, ha attuato un programma di “ripensamento varietale”. Gli uliveti tradizionali sono stati progressivamente affiancati o sostituiti da cultivar più resistenti o tolleranti alla Xylella. Tra questi, la Regione ha autorizzato il reimpianto con le varietà leccina, favolosa, lecciana, coratina. Tutto questo percorso è stato costruito rivolgendo estrema attenzione alla qualità dell’olio.
Inoltre si è investito nell’innovazione tecnologica: frantoi più moderni e processi di estrazione a temperatura controllata consentono di ottenere un olio extravergine di altissimo profilo organolettico. Infine l’accuratezza della filiera produttiva e un’attenta tracciabilità digitale permettono di valorizzare l’origine dell’olio pugliese.
Il futuro dell’olio evo pugliese
Numeri come quelli della campagna 2024/25, con una produzione nuovamente dominante sul piano nazionale, sono indicativi di un settore in concreta transizione. Ciò che emerge con chiarezza è che la Puglia non ha rinunciato alla sua leadership, ma l’ha reinterpretata. Meno olio evo in volume, certamente, ma potenzialmente più valore in qualità e innovazione.
Il primo passo verso il futuro dell’olio evo pugliese non è solo tornare alle quantità di un tempo, ma creare un prodotto che consenta di riconoscere l’identità del territorio. In questo senso, la ripartenza non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova stagione, in cui la qualità e la sostenibilità diventino le vere protagoniste del futuro olivicolo regionale.