La proposta di FacciamoECO di sfruttare i fondi del Recovery Plan per proporre agli under 35 un servizio civile a difesa dell’ambiente.

Istituire un Servizio Civile Ambientale retribuito dignitosamente e destinato a giovani per piantumare vaste aree del Paese” questa la proposta lanciata dal gruppo FacciamoECO che è subito piaciuta a due ministri del governo Draghi, Roberto Cingolani e Stefano Patuanelli. “Grazie al programma Next Generation Eu – sostengono dal gruppo ambientalista – abbiamo finalmente l’occasione di investire risorse importanti sulla conversione ecologica del Paese“.

Servizio ambientale: in cosa consiste?

Il Servizio Civile Ambientale prevede un percorso formativo e professionalizzante per giovani under 35 finalizzato alla manutenzione del territorio, al monitoraggio e produzione di basi dati aggiornate e alla formazione e divulgazione. Le attività di intervento devono essere coerenti con il Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico (PNACC). Il Servizio Civile Ambientale si propone di intervenire su tutto il territorio nazionale dando priorità agli interventi sui terreni demaniali, tuttavia sarà possibile agire anche sui terreni agricoli privati a condizione che questi siano situati in zone classificate come C (a forte rischio di dissesto idrogeologico) o P3 e P4 (rischi o frane elevato). Il servizio, adeguatamente retribuito, sarà declinato in attività quali la piantumazione di alberi, il rimboschimento di crinali e la messa in sicurezza del territorio. Per i promotori dell’iniziativa questa proposta mira a sostenere la crescita delle nuove generazioni, la possibilità di maturare esperienze formative e di impegno civile e pubblico che contribuiscano anche ad acquisire competenze utili per l’ingresso nel mondo del lavoro.

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Perché investire nel Servizio Civile Ambientale

Investire in un Servizio Civile Ambientale sarebbe anche economicamente sensato poiché, come riportano i dati di Legambiente, 1 euro speso in prevenzione fa risparmiare fino a 4 euro in riparazione dei danni. Dal 2013 il nostro Paese ha speso una media di 1,9 miliardi l’anno per riparare i danni causati da eventi meteorologici estremi.

“Anziché continuare a spendere 3,5 miliardi l’anno in media per i danni del dissesto idrogeologico, bisogna cambiare radicalmente approccio, iniziando a spendere meno e meglio grazie alla prevenzione” sottolineano i deputati di Facciamo ECO.

Anche l’agricoltura può essere interessata dal Servizio Civile Ambientale. Infatti, secondo i dati di Coldiretti, il settore agricolo ha perso oltre 14 miliardi di euro nell’ultimo decennio tra danni alla produzione agricola e alle infrastrutture nelle campagne in seguito all’accentuata variabilità climatica. I giovani impiegati nel programma potrebbero fornire manodopera nei terreni agricoli privati per la piantumazione di specie arboree autoctone e per la messa a dimora di siepi campestri o aree ripariali, migliorando così gli habitat faunistici e le connessioni ecologiche. La partnership tra l’agricoltore privato e il Servizio Civile Ambientale potrebbe avere la condizionalità di impegnarsi a convertire la produzione con metodi agro-ecologici, in linea con la strategia ‘Farm to Fork’ del Green Deal europeo.

L’approvazione dei Ministri

“Ho letto e apprezzato la proposta di creare un servizio civile ambientale e l’appello bipartisan che mi è stato rivolto – ha dichiarato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani –  è un’ottima idea: credo possa essere una valida occasione formativa e lavorativa per i giovani, un percorso professionalizzante per prepararli alle future sfide della transizione ecologica. È in corso una riflessione per valutare come inserirlo nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndR) e nelle iniziative a esso correlate. È una strada sicuramente da esplorare”. Apprezzamenti anche ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli. “Il servizio civile ambientale può essere un’incredibile opportunità – ha dichiarato il ministro – un mattone per iniziare a costruire un mondo nuovo e per coinvolgere i giovani nel percorso di transizione ecologica che ci aspetta”.

 

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